Gioco
L’infermiera livornese dentro l’apocalisse turca. «Qui uno scenario straziante»
Giulia Paolinelli è partita subito dopo il terremoto. È stata sette giorni nel luogo della catastrofe: «Tra i cadaveri anche bambini»
LIVORNO. Nei suoi occhi c’è la stanchezza di un lungo viaggio verso l’inferno. E l’adrenalina di un’esperienza che mai potrà dimenticare. «Quello che ho visto e che ho vissuto rimarrà parte integrante di me per sempre. Laggiù abbiamo trovato una situazione straziante». Giulia Paolinelli, 28enne infermiera del 118 di Livorno, è partita per la Turchia lunedì 6 febbraio. Dopo che il terremoto ha raso al suolo edifici su edifici, spazzando via famiglie e speranze. È andata insieme al team Usar Toscana dei vigili del fuoco ed è rimasta ad Antiochia una settimana. Ecco il suo racconto.
La squadra
I team Usar (Urban search and rescue) sono squadre dei vigili del fuoco preparate per operare in scenari internazionali e intervengono previa attivazione del dipartimento di protezione civile nazionale. Si tratta di operatori addestrati a lavorare in scenari composti da macerie e a districarsi all’interno di una struttura collassata portando avanti le attività di soccorso al buio e nella polvere. Il vigile del fuoco, cioè, fora il materiale e trova una strada per arrivare alle persone vive per poi tirarle fuori e consegnarle ai soccorritori. Uno dei nuclei più importanti in Italia è proprio il team Usar Toscana. Qualche mese fa, inoltre, c’è stato un bando regionale per strutturare, tramite le Asl, la parte sanitaria dei team Usar. Ed è proprio di tutto ciò, dopo la pubblicazione della relativa graduatoria, che è entrata a fare parte Paolinelli.
L’addestramento
«Ho partecipato a un corso di formazione che si è tenuto a Pisa e mi sono addestrata per collaborare (in determinati scenari, ndr) alla gestione del paziente». Da questo corso si sono formati «50 operatori sanitari. Poi, nel momento in cui c’è stato l’evento (il terremoto in Turchia, ndr), è stata fatta una richiesta di disponibilità». Paolinelli ha aderito ed è salita su un aereo. Immediatamente, è il caso di dirlo. «Il corso si è chiuso a novembre – racconta l’infermiera –. Poi ho fatto un’esercitazione a dicembre. E a inizio febbraio sono partita, insieme ad altri sette colleghi, per la Turchia. Con me c’erano altri cinque infermieri e due medici». Con lei, tra gli altri, è partito anche Marco Giusti, infermiere 118 Apuane. A dar loro il cambio, con partenza due giorni fa, è stato invece Stefano Carlin, infermiere 118 Pontedera.
«Un’esperienza forte»
Per Paolinelli è stata la prima esperienza all’estero e non ci ha pensato due volte. «Ho detto subito di sì». Così è arrivata in Turchia, nella zona di Antiochia, lunedì 6 febbraio. «È stata un’esperienza totalizzante. Ci siamo trovati di fronte a uno scenario davvero catastrofico». Paolinelli e gli altri operatori sanitari si sono sistemati nelle tende da campo, allestite in zona dai vigili del fuoco, dove hanno potuto riposare e mangiare. Poi, in campo. L’attività del personale infermieristico e medico è quella di prestare soccorso alle persone estratte vive dalle macerie e, eventualmente, ai soccorritori impiegati nella loro estrazione. «Noi eravamo d’appoggio al team e ai vigili del fuoco e abbiamo fatto tutto il possibile per dare una mano».
Salvati in due
«Il primo giorno la squadra – prosegue Giulia Paolinelli – ha estratto vivo un uomo. Il secondo giorno un altro team ha tirato fuori un ragazzo». È lì, quando la persona è fuori dalle macerie, che intervengono i medici e gli infermieri delle unità Usar prestando un primo soccorso per poi lasciare i pazienti alle ambulanze. «Come ho detto è stata un’esperienza forte, vissuta in una realtà a me nuova e in un contesto particolarmente difficile. Nello stesso tempo è stata un’esperienza che mi ha fatto sentito parte di una squadra. Di un gruppo in cui siamo stati tutti solidali gli uni con gli altro».
La distruzione
Di certo facile non è stato. Anche perché a fronte delle due vite salvate, oltre dieci persone sono state estratte dalle macerie dopo che erano già morte, tra cui anche dei bambini. Simone Oliveri, vigile del fuoco di Livorno partito per Antiochia con la stesso team di cui ha fatto parte anche Paolinelli, ha descritto quello turco come uno «scenario apocalittico mai visto prima». «La palazzina di cui ci occupavamo noi – racconta l’infermiera Giulia Paolinelli – era composta da diversi piani e dentro, al momento del crollo, c’erano tante persone. Abbiamo avuto a che fare anche con bambini deceduti le cui famiglie si trovavano lì vicino (al momento dell’estrazione dei piccoli corpi dalle macerie, ndr). La situazione, dal punto di vista umano, è stata straziante».
Il secondo turno
Ma Paolinelli non ha dubbi: «Certo che lo rifarei. Quando ho deciso di frequentare il corso di formazione a Pisa, del resto, sapevo esattamente a che cosa sarebbe servito. Certo, non pensavo di partire così presto, ma ero sicura di ciò che facevo». Ma la famiglia, come ha preso la decisione di partire alle volte della Turchia? «Erano tutti molto preoccupati e, quando ero lì al lavoro, ne ero consapevole. Però per fortuna siamo riusciti a sentirci regolarmente. Avevamo anche un telefono satellitare». Adesso che la prima missione, durata una settimana, si è conclusa in Turchia è stato inviato il cambio. Paolinelli è tornata a casa e ieri era già al lavoro nella centrale del 118, all’ospedale di Livorno. «È stata un’esperienza faticosa, certamente. E la stanchezza c’è stata e c’è. Ci sono tante cose in gioco e i pensieri, in quel momento, corrono. Ma abbiamo fatto ciò che potevamo fare. Ed è stato importante esserci».
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