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L'assessora Viaviani su via Grande: «Nessuna brutta copia, è una versione moderna di palladiana»

L'assessora Viaviani su via Grande: «Nessuna brutta copia, è una versione moderna di palladiana»

Una mattonella di travertino e cemento architettonico colorato. «Ma per favore non chiamatela palladiana», ha scritto Claudio Filippelli, ex responsabile dell’ufficio comunale: «Non ci siamo limitati a un nuovo tappeto per i portici»

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Si è riacceso il dibattito sul futuro restauro di via Grande, dopo che il Tirreno ha pubblicato in anteprima le foto della nuova pavimentazione dei portici. Il prototipo che si trova nella stanza del sindaco è una mattonella di travertino e cemento architettonico colorato. «Ma per favore non chiamatela palladiana», ha scritto ieri Claudio Filippelli, l’ex responsabile dell’ufficio comunale che curò il progetto fatto nel 2018 e poi bloccato dalla giunta Salvetti a un passo dall’inizio dei lavori. Oggi a intervenire è l’assessora ai lavori pubblici Silvia Viviani.


i Silvia Viviani

Ho letto le dichiarazioni di Claudio Filippelli pubblicate sul Tirreno. Non intendo far polemica. Ognuno è libero di fare le proprie considerazioni. Invito a leggere i documenti, sia quelli di concorso sia quelli del progetto che ha vinto.

Invito anche ad andare avanti perché la città merita la riqualificazione dei portici. Peraltro la riqualificazione dei portici è obiettivo ricorrente nel tempo e nei programmi di governo. Tuttavia fino a oggi gli interventi non sono stati realizzati. I motivi sono vari e diversi ma non mi interessa riaprire queste pagine. Non si fa il bene della città camminando a testa indietro.

Noi abbiamo definito con chiarezza obiettivi, metodi e strumenti e abbiamo proceduto linearmente. Il concorso di progettazione si è chiuso, perciò ora si procede a tappe sicure secondo legge. Il progetto definitivo sarà approvato a breve, in bilancio sono state stanziate le risorse per l’intero complesso di opere, il che permette di proseguire senza pause con l’approvazione del progetto esecutivo, l’appalto e l’apertura del cantiere. Anche il cantiere avrà il suo progetto perché i lavori procederanno per lotti funzionali e si dovrà garantire che si possa sempre accedere ai negozi e alle abitazioni.

Noi non abbiamo progettato e finanziato solo un primo lotto di interventi come nel progetto del 2018, ma l’intero complesso di interventi.

Noi non utilizzeremo un materiale “a effetto travertino” come nel progetto del 2018; noi utilizzeremo il travertino.

Nella deliberazione della giunta Nogarin numero 902 del 5 dicembre 2018 di approvazione del progetto definitivo, era previsto “di uniformare la pavimentazione dei portici in modo da percepire un percorso unico e continuo. Saranno quindi utilizzate lastre di grès porcellanato a tutta massa e rettificato ad effetto travertino, colorazione stonalizzata, di larghezza variabile e posate con orientamento ortogonale al fronte delle attività commerciali”.

Nel documento di indirizzo per la progettazione che noi abbiamo messo a gara per il concorso, è stato richiesto di “sviluppare soluzioni architettoniche e impiantistiche che qualifichino un ambito urbano fortemente caratterizzato e riconoscibile attraverso una lettura attenta e approfondita delle sue dimensioni storiche, relazionali e funzionali, incrementandone le potenzialità attrattive e contribuendo ad accrescere i valori urbani e compositivi esistenti”.

Per noi i portici sono uno spazio urbano complesso, non un corridoio, perciò al concorso abbiamo chiesto un progetto di “restauro urbano non filologico” nel quale la riqualificazione dei portici contenesse la ricchezza delle relazioni che vi sono comprese alla scala urbana. Era richiesta una organizzazione di materiali e ritmo degli spazi per valorizzare il ruolo della via Grande.

Ma soprattutto non ci siamo limitati a proporre un nuovo tappeto per i portici. Alla proposta progettuale oggetto del concorso era richiesto di considerare “le ali costituite dalle cortine edilizie porticate e i vuoti tra gli edifici lungo la via Grande e la piazza Grande e di studiare anche l’illuminazione, l’attacco a terra dei pilastri, i tipi di arredo urbano funzionale, la sistemazione dei vuoti urbani rappresentativi delle due cerniere di snodo a mare e sulla piazza della Repubblica, costituite da piazza Colonnella e largo Cisternino”.

Non parliamo di palladiana? La tecnica e i materiali sono propri della palladiana, perché saranno utilizzati travertino e cemento architettonico. Certo è una evoluzione della palladiana, che non ne segue il più caratteristico disegno compositivo a scaglie frammentate, piuttosto ne dà una interpretazione contemporanea compositiva e ritmica.

Si può quindi parlare di nuova palladiana? La cosiddetta nuova palladiana proposta nel progetto è formata da triangoli equilateri con lato di 30 centimetri, in travertino, distanziati e immersi in un cemento architettonico dal colore via via diversificato, dai colori della terra fino ai colori del mare, dai colori caldi a quelli freddi. Nessuna brutta copia, ma una moderna declinazione di materiali e tecniche storicamente consolidate». l

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