Il Tirreno

Livorno

La testimonianza

Terremoto in Turchia, il pompiere livornese tra le macerie. «Un’apocalisse mai vista»

di Claudia Guarino
Terremoto in Turchia, il pompiere livornese tra le macerie. «Un’apocalisse mai vista»

Dopo il sisma che ha seminato morte e distruzione il racconto di un vigile del fuoco di Livorno. «Due persone estratte vive, ma molte non ce l’hanno fatta»

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LIVORNO. Vai, cerca, vai. E lui entra, fiuta. Il cane dei vigili del fuoco cammina tra i detriti di case in frantumi, aggirandosi guardingo tra stralci di vite distrutte per sempre. Tra fotografie sommerse dalla polvere. Tra brandelli di vestiti squarciati da una terra che ha tremato forte. Troppo forte. Ma lui, là dentro, non ci fa caso. Lui cerca la vita. La fiuta. E, quando la trova, fa strada ai vigili del fuoco. Uomini e donne addestrati per questo. Per estrarre dalle macerie chi è rimasto intrappolato sotto cumuli di detriti. Nell’inferno turco ci sono anche i team Usar (Urban search and rescue) del corpo dei vigili del fuoco, intervenuti dopo l’attivazione da parte del dipartimento di protezione civile nazionale. Tra loro, in campo per la prima missione appena terminata, anche i vigili del fuoco toscani. E un pompiere livornese: il 48enne Simone Oliveri, appartenente all’unità cinofila, che è stato per una settimana in servizio ad Hatay, vicino ad Antiochia. «Siamo arrivati lunedì scorso – racconta Oliveri, raggiunto al telefono mentre si trova ancora in Turchia –. E abbiamo effettuato interventi Usar con l’aiuto delle unità cinofile per cercare di estrarre più persone possibili dai crolli». E ce l’hanno fatta, in alcuni casi. Sono riusciti a salvare delle vite, strappandole alla terra e alle macerie. «Abbiamo estratto due persone vive. Quattordici, purtroppo, morte. Qui c’è uno scenario apocalittico mai visto». La linea con la Turchia è disturbata, il segnale telefonico è scarso. E le comunicazioni vanno e vengono. A raccontare il contesto dell’intervento che ha visto in campo anche il nostro pompiere è Ugo D’Anna, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Livorno.

La “missione”

Intanto inquadriamo il contesto: stiamo parlando del terremoto che lunedì scorso ha colpito Turchia e Siria causando migliaia di vittime. Un evento, questo, che ha portato all’attivazione di tutta una serie di macchine del soccorso tra cui, appunto, quella dei vigili del fuoco. «Il team Usar viene attivato dal dipartimento di protezione civile nazionale per scenari internazionali – racconta il comandante –. E uno dei nuclei più importanti in Italia è proprio Usar Toscana. Per esempio da Pisa vengono caricati gli aeromobili e da lì siamo in grado di muoverci con aerei ed elicotteri in tempo rapido». Perché nelle emergenze il fattore tempo fa la differenza tra la vita e la morte. «Prima si arriva e più alte sono le speranze di trovare vivo qualcuno. Più passa il tempo, più è difficile. Questo è l’elemento essenziale». E in Turchia di vite ne sono state salvate. Anche dai vigili del fuoco toscani, che per questo genere di emergenze sono addestrati e formati.

Il metodo

Per far parte del team Usar i vigili del fuoco devono partecipare a un corso che insegna a lavorare «su uno scenario composto da macerie. Il corsista impara a intervenire all’interno di una struttura collassata e a portare avanti le attività di soccorso al buio e nella polvere in tutta sicurezza. Deve dimostrare con la pratica di essere in grado di entrare in un ambiente difficoltoso e di intervenire con successo. Il campo di addestramento, anche in questo caso, è a Pisa. Quella del team Usar è un’attività di eccellenza del corpo nazionale dei vigili del fuoco e, dopo il corso, la preparazione continua con addestramenti periodici».

I cani

Importanti, in scenari come quello turco, sono i cani. Ma come agisce un vigile del fuoco quando si trova ad avere a che fare con un edificio crollato e possibili persone intrappolate? «Si tratta di forare il materiale, di trovare una strada per arrivare alle persone vive». Non è un’attività di scavo, dunque. «È un lavoro delicato che si fa con strumenti in grado di forare il calcestruzzo. Una volta che il cane o lo strumento individua una persona viva sotto le macerie, l’operatore interviene per raggiungerlo».

Il lato umano

E quando si riesce a trovare una persona viva e a tirarla fuori dall’inferno l’emozione, talvolta, è talmente forte da togliere il respiro. «Dobbiamo essere in grado di non immedesimarci mentre lavoriamo in questi contesti – dice D’Anna –, ma è chiaro che certe situazioni colpiscono anche noi. Specialmente se si tratta di bambini. Nel bene e nel male». Per adesso, a quanto risulta, Oliveri è l’unico vigile del fuoco di Livorno ad aver raggiunto la Turchia con il modulo Usar. Ma ci sono altri quattro operatori pronti a dare il cambio, qualora ce ne fosse bisogno. I vigili del fuoco sono abituati alle calamità. Ma a guardare l’apocalisse in faccia non ci si abitua mai.

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