Il Tirreno

Livorno

L’inchiesta

Caso Lucarelli-Apolloni, revocati i domiciliari: hanno l’obbligo di restare a casa nelle ore notturne

di Federico Lazzotti
Caso Lucarelli-Apolloni, revocati i domiciliari: hanno l’obbligo di restare a casa nelle ore notturne

Il tribunale del Riesame ha accolto la richiesta della difesa, i due giocatori del Livorno erano stati arrestati il 20 gennaio scorso con l’accusa di stupro di gruppo

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LIVORNO. Il tribunale del  Riesame di Milano ha revocato gli arresti domiciliari per Federico Apolloni e Mattia Lucarelli, i due giocatori del Livorno arrestati lo scorso 20 gennaio con l’accusa di stupro di gruppo. Per i entrambi resta l’obbligo di restare a casa nelle ore notturne: dalle 20 alle 8. 

I due giocatori del Livorno furono arrestati lo scorso 20 gennaio con l’accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa americana avvenuta la notte del 27 marzo scorso in un appartamento di Milano. 

Tanti i punti che l’avvocato Leonardo Cammarata ha toccato con i suoi collaboratori nel ricorso. A cominciare dalle conversazioni che gli investigatori hanno estrapolato dai video che i cinque ragazzi hanno consegnato a settembre pensando che li potessero scagionare dalle accuse e che invece li hanno inguaiati. Tanto da essere l’architrave dell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo i difensori di Apolloni e Lucarelli, mancherebbero, infatti, alcune parti di dialoghi dai quali si capirebbe, al contrario di quanto emerso fino a oggi, che la studentessa era «regista della serata e non vittima» come sostengono le pubblico ministero i della procura di Milano .

LA VERSIONE DELLA RAGAZZA

No, gli ripeteva. «Ho un ragazzo». «Non voglio». Poi, non si ricorda come, ma «aun certo punto mi sono ritrovata sul divano, seduta, con le braccia e le gambe aperte, senza vestiti, con il ragazzo biondo davanti a me, sul bordo del divano, con le ginocchia un po’ piegate, nudo già dentro di me».

La giovane ha raccontato ai magistrati che dopo aver passato una serata in un locale con un’amica, non più ritrovata, si è trovata in auto con i ragazzi e altri loro amici. Cinque in tutto. 

Non sa nemmeno che durante il viaggio i cinque ragazzi parlano, in italiano, di lei, di quello che avrebbero voluto farle. «Ridi, ridi, che ti si mette anche nel naso», dice Apolloni, che poi aggiunge: «Dio bo, ti si chiava in cinquanta». «Stasera lo mette anche nell’orecchio», rincara Meini. «Ragazzi, vedete di sborr... in bocca tutti», aggiunge Lucarelli. Lisa chiede di parlarle in inglese, ma Bernardeschi le risponde: «Non ci importa una sega se non capisci». Non ricorda niente, o quasi, appunto, ma c’è un video a testimoniarlo. Uno dei cinque video girati dai ragazzi quella notte e che sono stati acquisiti dalla squadra mobile di Milano.

Poi arrivano sotto l’abitazione di Lucarelli. «Io volevo andare a casa, non mi sono resa conto che mi stavano portando in un posto diverso», racconta ancora. Intanto il telefono continua a riprendere. Nel video si vede la ragazza scendere dall’auto barcollando. Uno dei ragazzi la sorregge e la porta in casa dove si siedono sul divano.

Da lì il racconto si fa terribile, con le immagini della violenza raccontate con difficoltà dalla giovane.

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