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Via Grande, la disputa sul futuro dei portici: «Quella non chiamatela palladiana»
Parla l’ex responsabile comunale che nel 2018 curò il progetto col grès all’indomani dell’annuncio della futura pavimentazione, fatta in travertino e cemento architettonico colorato
LIVORNO. «Per favore non chiamatela palladiana». Basterebbe questa frase a riaprire il dibattito sull’ormai prossima riqualificazione di via Grande. A scriverla non è il rappresentante di qualche partito o un livornese qualunque, ma Claudio Filippelli, il geometra del Comune che nel 2019 è andato in pensione e che negli anni dell’amministrazione M5S ha curato da responsabile dell’ufficio progettazione e arredo urbano, insieme all’architetto Luca Barsotti, il progetto di restauro dei portici poi stoppato a un passo dai lavori dall’amministrazione Salvetti.
Filippelli interviene all’indomani delle foto, pubblicate in anteprima dal Tirreno, della futura pavimentazione, fatta in travertino e cemento architettonico colorato. «La principale ragione – ricorda – per la quale il progetto per la nuova pavimentazione della via Grande, redatto dall’ufficio tecnico comunale in era 5 stelle, venne osteggiato, fu la proposta di un lastricato diverso dalla palladiana. La palladiana con la quale nell’immediato dopoguerra vennero lastricati gran parte dei portici, non fu propriamente una scelta architettonica, ma dettata dalla convenienza. Nel Piano di ricostruzione del 1947 questo tipo di pavimentazione non è citato. Il costruttore del primo lotto scelse la palladiana perché economica e gli altri si adeguarono, senza prescrizioni di sorta. Si trattava di recuperare gli scarti della lavorazione del marmo o di altre pietre e metterle insieme in un mosaico. All’apparenza è semplice, ma non lo è. Fondamentale la scelta delle tessere. Ad esempio la pavimentazione chiara dei portici del Pieroni, che sembra fatta di tanti pezzi dello stesso colore, in realtà è costituita da quattro o cinque marmi differenti. Ma alla fine degli anni ’40 – va avanti – gli artigiani esperti non mancavano ed erano a buon mercato, mentre oggi queste maestranze non esistono più. Prova ne sia lo stato attuale dei portici di via Grande, che nessuno è in grado di mantenere. Quindi fu giusta la proposta del 2018 di andare oltre? Credo di sì. Ma quel progetto non ha fatto strada, perché si disse che la palladiana era parte della storia della città e bisognava mantenere la “verità materica”, ossia non usare materiali diversi da quelli naturali. L’amministrazione succeduta ai 5 stelle scartò dunque quel disegno, dando indicazioni ai nuovi progettisti di rispettare la vecchia palladiana. Ma dall’articolo apparso sul Tirreno apprendo che la nuova pavimentazione sarà realizzata “da triangoli equilateri (lato 30 centimetri) in travertino immersi nel cemento architettonico”. Ho capito bene? Per favore, non chiamatela palladiana».
La riflessione del tecnico, al lavoro in Comune da metà degli anni Ottanta, parte da qui. «Decidemmo di superare la palladiana – racconta poi al Tirreno – sia per i costi sia, anzi soprattutto, perché ormai mancavano ditte esperte nella lavorazione e c’era un problema di manutenzione. Per il restauro dei portici del Pieroni lavorò per noi forse l’ultima ditta artigiana esperta, invece il risultato delle manutenzioni affidate dai privati sotto ai portici è stato pessimo. Noi fummo osteggiati da chi disse: “ma come, è storica questa palladiana”. Ma la nostra non fu una proposta leggera, girammo le cave. La nuova amministrazione ha poi deciso di cambiare strada e di fare il concorso di progettazione. Di fatto, però, quella di cui si parla non è più una palladiana, perché la palladiana è fatta di tante tessere, come un mosaico, leggo invece che prendono dei triangoli in travertino tutti uguali e li affogano nel cemento architettonico: poi magari l’effetto potrà essere anche gradevole, ma se le mattonelle vengono messe una accanto all’altra siamo proprio lontani...».
A far molto discutere allora fu la scelta del grès porcellanato. Ci fu una maxi raccolta firme, in parecchi si espressero contro l’ipotesi di «mattonelle da bagno» nella principale via della città. E ieri Luca Salvetti ha ribadito che tra i due progetti ci sarebbe la differenza che c’è «fra una partita di Eccellenza e una di Champions». Filippelli non vuole commentare queste parole, non vuole fare polemica con il sindaco e «io, sia chiaro, non sono contrario al nuovo progetto, che potrebbe anche essere gradevole»: «Ricordo solo che il vecchio progetto fu prodotto dagli uffici comunali a costo zero». Ma perché per i portici fu proposto il grès? «Perché per la pavimentazione in luoghi pubblici ci vuole una certa ruvidità e bastava smontare qualche doga per fare la manutenzione ai tubi sotto. Poi ci sono tanti tipi di grès, facemmo una selezione importante. È innegabile che discostava dalla palladiana. Ma anche questa non chiamatela così».
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