Gioco
«Ci ha fatto chiudere la discoteca Calafuria». Ora Gonnelli gli chiede i danni
La richiesta del titolare del locale sul Romito: vuole un risarcimento di 70.000 euro dal giovane protagonista delle violenze del marzo scorso
LIVORNO. Una richiesta danni da 70.000 euro nei confronti di Pierfilippo Palumbo, il diciannovenne che l’anno scorso venne arrestato dalle volanti della polizia di Stato dopo aver seminato il panico fuori dalla discoteca “Precisamente a Calafuria”, lungo la strada litoranea del Romito. È stata avanzata dall’imprenditore Simone Gonnelli, che proprio poche settimane dopo le violenze fu costretto a chiudere per dieci giorni dalla questura «per motivi di ordine pubblico e sicurezza dei cittadini». Era il 20 marzo quando il figlio di Filippo Palumbo – il vicepresidente di Iss Palumbo, l’azienda di via Quaglierini leader di mercato nel campo delle spedizioni internazionali – dopo essere stato buttato fuori dal locale sarebbe andato in macchina, avrebbe preso un coltello da marines ferendo a una mano un ventunenne livornese, Emanuele Smriglio, che si è trovato semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato e prendendosela anche con l’addetto alla sicurezza Federico Lucido, finito in ospedale, e con una poliziotta che pure si è fatta refertare con diverse contusioni. Una nottata di follia conclusa con l’arresto del giovane, che pochi giorni dopo durante l’udienza di convalida ha chiesto scusa a tutti, dimostrandosi pentito per quanto accaduto, ed è tornato libero.
Il processo
Il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Giuseppe Rizzo, ha chiuso le indagini: le accuse nei confronti del diciannovenne sono lesioni, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’avvocata che difende Palumbo, Anna Francini, è in attesa che il suo assistito venga ascoltato in tribunale, ma al momento non è stata ancora fissata l’udienza preliminare. Prematuro quindi sapere chi si costituirà parte civile, anche se l’imprenditore Simone Gonnelli si è riservato di farlo e intanto ha «richiesto e quantificato il risarcimento del danno in oltre 70.000 euro». Il titolare di “Precisamente a Calafuria”, infatti, oltre a registrare un ferito fra il personale impiegato nel suo locale, un addetto alla sicurezza, ha dovuto chiudere a ridosso della Pasqua in base all’articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza che così recita: «Il questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l'ordine pubblico».
La richiesta danni
Siccome la chiusura è correlata proprio all’episodio del 20 marzo, l’imprenditore si ritiene danneggiato: «La nostra società – spiega – ha senz’altro subito un danno sia diretto che per il mancato guadagno, visti i giorni di chiusura imposti, che per l’immagine della discoteca che fu compromessa nel primo periodo. A oggi non abbiamo ricevuto la notifica dell’udienza per costituirci parte civile e intanto abbiamo richiesto e quantificato il risarcimento del danno in oltre 70.000 euro. Ci riserviamo di valutare la costituzione di parte civile appena sarà fissata l’udienza utile per farlo». Ad assisterlo l’avvocata Federica Morgantini. La difesa di Palumbo, viceversa, sostiene per il momento di non aver ricevuto alcuna richiesta di risarcimento danni e attende la fissazione dell’udienza preliminare.
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