Gioco
Il Tg Rai della Val d’Aosta ha l’accento livornese
Il giornalista David De Luca tra i conduttori del telegiornale
i Franco Marianelli
Livorno Nè “patois” (il tradizionale dialetto della regione), nè francese: i Tg regionali della Val d’Aosta vengono presentati in italiano e quando a condurre è David De Luca c’è anche una cadenza toscana, in particolare livornese. Sì perché da ormai sei anni il giornalista livornese è il volto che conduce alcune edizioni dei Tg locale dopo aver vinto, a suo tempo, un concorso bandito dalla Rai. 55 anni, nato e cresciuto in via della Bastia, studi al Cecioni e poi una gavetta professionale passando da La Nazione a Radio Flash, Radio Stop, poi il salto a Radio Italia dove ha conseguito la qualifica di giornalista professionista. Poi nel 2017 il concorso in Rai e l’assunzione alla redazione di Aosta.
«Qui mi trovo benissimo, con i colleghi c’è molto affiatamento e poi la Rai, la famosa mamma Rai, è proprio una mamma e ti fa crescere professionalmente».
De Luca condice generalmente l’edizione del mattino ma può ovviamente capitare. «Quando è necessario scendo in campo e faccio il cronista», racconta, «ma ho condotto anche quella che potrebbe esser considerata la “terza pagina” ovvero i servizi culturali compresa la rubrica “Le parole da salvare».
Ad Aosta De Luca è stato seguito dalla moglie Michela Giorgi, apprezzata cantante e speaker di Radio Michelle. Caratteristico il loro matrimonio a Livorno sulla scalinata del comune con abiti d’epoca poco prima del trasferimento sui monti.
Nella Valle c’è il bilinguismo e al Tg? «Ci sono alcuni servizi in francese e altri in italiano. Temevo di essere obbligato a conoscere la lingua straniera ma fortunatamente non è stato cosi».
Due servizi ricorda con soddisfazione: «Il primo è quello di un ragazzo aostano diventato un genio alla prestigiosa università americana di Harvard. La seconda un’intervista a Davide David (poco prima della morte), padre dello sciatore Leonardo David, un campione che ebbe un grave infortunio e poi morì con tutti gli strascichi che ne seguirono per non aver compreso immediatamente le condizioni del povero atleta».
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