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Livorno

L’inchiesta

“Ha intascato 10mila euro di rette”. Dipendente del Comune di Livorno a processo per corruzione e truffa

“Ha intascato 10mila euro di rette”. Dipendente del Comune di Livorno a processo per corruzione e truffa

Lavorava negli uffici dell’assessorato al sociale: ammanchi tra il 2013 e il 2018. Nel dibattimento l’amministrazione sarà parte civile

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LIVORNO. Per cinque anni, tra il 2013 e il 2018, avrebbe intascato parte delle rette destinate all’ufficio dell’assessorato al sociale nel quale lavorava. Per questo motivo il dipendente comunale è stato prima indagato e poi rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione e anche di truffa, ma in concorso con altri soggetti. È questa l’ultima inchiesta su dipendenti pubblici che emerge dopo quelle che hanno visto protagoniste il geometra Marco Nencioni e del collega Daniele Miotto, entrambi in corso di svolgimento.

In questo terzo caso il dipendente avrebbe fatto sparire in cinque anni una cifra poco inferiore ai diecimila euro. A rivelare il procedimento è una nota del Comune che annuncia la decisione della giunta di costituirsi parte civile nel dibattimento che inizia il prossimo 8 febbraio. Ma nè l’amministrazione nè la procura hanno rivelato per il momento il nome dell’imputato e i particolari dell’inchiesta partita nel 2019 arrivata oggi in tribunale.

«L’amministrazione comunale – si legge nella nota – si costituisce parte civile in seguito al rinvio a giudizio e all’apertura di un dibattimento nei confronti di un dipendente comunale che secondo l’accusa negli anni 2013-2018 si sarebbe appropriato indebitamente di somme di denaro di proprietà del Comune di Livorno violando i doveri attinenti la sua funzione. Il rinvio a giudizio del dipendente comunale è stato disposto per i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e per reato continuato. Il Comune di Livorno – si legge ancora – si costituisce, come da prassi, parte civile e sarà rappresentato e difeso dagli avvocati del settore Avvocatura del Comune stesso».

È lo stesso sindaco Luca Salvetti a spiegare come l’amministrazione cerchi di ruotare i dipendenti della macchina amministrativa – come prevede il protocollo anticorruzione – proprio per evitare che possano crearsi situazioni di rischio. «A questo aspetto facciamo molta attenzione», spiega Salvetti.

Nel caso specifico, il dipendente dal momento in cui è emersa l’indagine è stato spostato in un altro ufficio in attesa della fine del processo. Al contrario di Nencioni e Miotto. Il primo è tutt’ora sospesa mentre per il secondo come spiega l’avvocato Vinicio Vannucci era stata chiesta l’interdizione dai pubblici uffici che però era stata rigettata. E dunque anche in questo caso il dipendente ha continuato a lavorare in attesa della sentenza.

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