Gioco
Livorno, ci ha lasciato Giuliano Brilli: cuore e anima della Pro Livorno
In biancoverde giocatore, mister e presidente. Ci lascia una delle ultime figure “bandiera” dello sport livornese
LIVORNO. Se n’è andato in silenzio, Giuliano Brilli. Un peggioramento repentino degli acciacchetti che sono routine quando si passano i 90 anni, registrato negli ultimi 25 giorni. Si era allettato e da una settimana serenamente addormentato. Con le due figlie, i generi e i nipoti, assieme a tutte le persone che gli volevano bene, a capire che ormai il tempo per lui in questa dimensione, era quasi terminato. Ci lascia dunque una delle ultime figure “bandiera” dello sport livornese, uno che per il calcio ha dato tutto e che per la Pro Livorno ha dato l’anima. Anzi, di più. La sua seconda famiglia, la chiamava. Una realtà plasmata secondo la sua idea della funzione sociale che deve avere una società: non quella di allevare i campioni, ma formare uomini da tutti quei ragazzi intercettati per la strada e tenuti, grazie a un pallone, al riparo dai pericoli che la vita a volte ti riserva. La sua comparsa alla Pro, con Della Pace, il presidente fondatore nel 1919 e Scarpettini. Classe 1931, prima dipendente dell’Atam (la vecchia azienda di trasporto pubblico di Livorno), poi portuale. In biancoverde da sempre, prima per 20 anni come giocatore, poi allenatore, presidente, vice presidente. Infine, presidente onorario del club che dal 2010 si era fuso con il Sorgenti. L’eminenza, colui col quale parlare con rispetto, perché rappresentava nell’immaginario e non solo la Pro Livorno fatta persona. Ma che sapevi essere come un babbo o un fratello.
Tanti i riconoscimenti sportivi ricevuti. Da quello del sindaco, a quello dei Veterani dello Sport, all’assegnazione della stella di bronzo per meriti sportivi alla giornata olimpica del Coni all’Hotel Palazzo nel 2019. Sposato nel ’61 con Loretta Guiducci, ebbe l’anno dopo la prima figlia, Milva, nata praticamente in campo. A La Rosa, dove ora c’è il “Biscione”, all’epoca fortino biancoverde prima del trasferimento al Gymnasium. Nel ’67 nasce Giuliana e quando le ragazze diventano donne, i generi sono nell’ambiente. Massimiliano Solfanelli, che poi sarà marito di Milva, centrocampista della Pro Livorno con Giuliano in panchina. Altre categorie, superiori, per Massimo Baldi. Entrambi, in tem pi ù recenti, sempre al fianco di Giuliano. Un bel nucleo, insomma. Mai sceso a compromessi, uno vecchio stampo, ha vissuto oltre 50 anni da allenatore e dirigente senza guadagnare una lira e quando veniva deciso di pagare un po’ di più qualche rimborso spese a dei giocatori, scuoteva la testa ritenendo che lo sport dovesse essere passione e non interesse. Una famiglia nel pallone, se è vero che Giuliano era zio di Mirko Brilli, ex stopper del Livorno a metà anni ’70 lanciato da Bassi assieme a Ciardelli e che il Livorno ha anche allenato nella cavalcata del campionato di Eccellenza nel ’91/’92. Propositivo ai tempi della fusione con il Sorgenti, è stato ritenuto sempre un dirigente illuminato. «Un signore, una persona che amava il calcio - dice Pietro Caruso presidente della Pro Livorno -; ricordo che non camminando troppo bene e preferendo restare a casa, mandò la delega per il voto quando c’era da decidere oppure no, di stringere il rapporto con l’US Livorno. Credeva fortemente in questo progetto per il quale ha fatto il tifo».
Da stamani e fino alle 15, la salma sarà esposta al cimitero di Ardenza (quello che fa angolo con via di Popogna), poi, la tumulazione. Alla famiglia, le più sentite condoglianze del nostro giornale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
