Gioco
Ladro fermato al pronto soccorso: «Ora basta, equiparare i sanitari ai pubblici ufficiali»
Livorno: per il segretario regionale Anaao, Gerardo Anastasio, è una riforma che potrebbe fermare le violenze negli ospedali
LIVORNO. Due infermiere lo hanno sorpreso a rubare due borse all’interno degli spogliatoi del pronto soccorso, facendolo raggiungere dalle guardie giurate del Worsp Security Group e denunciare dai carabinieri di Montenero, che lo hanno trovato in possesso dei documenti di una di loro e di alcune carte di credito. Un livornese di 31 anni è ora indagato per furto dopo quanto avvenuto due giorni fa all’ospedale. I militari dell’Arma lo hanno fermato dopo che, per nascondersi, si era chiuso in un bagno dell’ospedale.
Un episodio – come riportato ieri dal Tirreno – che segue la ben più grave aggressione di domenica scorsa al primario Luca Dallatomasina da parte del padre di un bambino che aveva accusato i medici di non volergli farli una Tac, un esame evidentemente considerato inutile ai fini della diagnosi. Per questa ragione, mentre il direttore tentava di riportare la calma, all’improvviso lo ha colpito con un pugno al volto.
Sul tema è intervenuto anche il segretario toscano del sindacato Anaao, Gerardo Anastasio. «Purtroppo – spiega – sempre più frequentemente ci troviamo a commentare episodi di cronaca nera collegati alle attività sanitarie, soprattutto a danno degli operatori dell’emergenza urgenza, e questo è purtroppo uno dei segni del degrado sociale che sta dilagando nelle strade, negli stadi e nelle scuole. Come sindacato abbiamo lanciato la campagna con lo slogan: “Io ti curo, curami anche tu” e a breve distribuiremo delle spillette da appuntare sul camice, per sensibilizzare i cittadini. Ma le manifestazioni non bastano ed è per questo che nostri rappresentanti sono stati di recente audit in Parlamento ed in quella sede abbiamo chiesto che si riconosca a tutti gli operatori sanitari in servizio lo status di pubblici ufficiali: in buona sostanza qualsiasi atto illecito (furto, aggressione fisica o verbale) commesso nei confronti di un operatore sanitario sarebbe perseguito d’ufficio come se si aggredisse un poliziotto o un carabiniere. Troppo spesso infatti, per un eccessivo senso del dovere, gli operatori sanitari non denunciano le aggressioni e quindi i responsabili non subiscono alcuna conseguenza».
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