Gioco
Caso Lucarelli-Apolloni: oggi davanti al giudice. Il piano: rispondere e poi il ricorso
Intanto si cerca il video cancellato dopo il rapporto e che scagionerebbe tutti
LIVORNO. Rispondere alle domande della giudice durante l’interrogatorio di garanzia in programma alle 11 per spiegare – motivandole – le proprie ragioni. L’obiettivo è convincere la magistrata che mercoledì scorso ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Mattia Lucarelli e Federico Apolloni per una presunta violenza sessuale di gruppo avvenuta la notte del 27 marzo scorso in un appartamento di Milano con altri tre amici livornesi, oggi indagati, che non sussistono motivi per i quali i due giocatori amaranto debbano restare ai domiciliari dove si trovano dall’alba di venerdì.
In particolare per quello che riguarda il presunto «pericolo di reiterazione del reato» che la giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla ha ravvisato in una conversazione intercettata il 23 settembre scorso tra i due giovani.
«Potrebbero – scrive dopo aver ascoltato la telefonata nella quale parlano di come si configuri a livello giuridico il reato di stupro – verosimilmente in altre occasioni approfittare di una giovane ragazza ubriaca fuori da una discoteca per adescarla». Particolare che la difesa contesterà. Se questo non bastasse a far tornare liberi – o comunque ad attenuare la misura – nei confronti dei due giocatori del Livorno, allora a stretto giro – si parla di giorni – sarà deposita la richiesta di Riesame.
Per i non addetti ai lavori significa rivolgersi a una sezione apposita del tribunale di Milano dove tre giudici – diversi dalla collega che ha firmato l’ordinanza – dovranno valutare i motivi per i quali gli avvocati difensori chiedono una misura meno pesante, afflittiva.
È questa la strategia difensiva che l’avvocato Leonardo Cammarata ha concordato con le famiglie dei due indagati. Perché la posizione dei giovani rispetto alle accuse, infatti, è sempre stata chiara: non c’è stata alcuna violenza sessuale di gruppo nei confronti della studentessa americana che, al contrario di come appare, era consenziente.
Invece, nell’ordinanza, sono state trascritte soltanto una parte delle conversazioni tra i cinque amici e la presunta vittima che appaiono nei cinque video consegnati dagli stessi ragazzi a settembre agli investigatori pensando che potessero scagionare tutti e che invece ne hanno aggravato la situazione.
C’è poi una carta che la difesa spera di potersi giocare nelle prossime settimane. E riguarda il sesto e ultimo filmato girato quella notte da Apolloni con il proprio smartphone e poi cancellato subito dopo. Quel video – come spiega Lucarelli al padre in una conversazione intercettata – «ci scagiona tutti». Ma è stato cancellato. E mai più trovato. A recuperarlo ci hanno provato, senza riuscirci, gli investigatori della squadra mobile di Milano quando il cellulare è stato acquisito. Adesso i legali della famiglia Apolloni hanno individuato un informatico a cui affidare il compito far riemergere il file dalla memoria del telefono.
Ovviamente l’udienza di oggi sarà solo la prima di un percorso giudiziario che si preannuncia lungo nel caso – com’è probabile che sia – sarà un processo a dover chiarire le eventuali responsabilità dei ragazzi rispetto alle contestazioni.
L’accusa nei confronti dei cinque è pesantissima e il rischio, in caso di condanna, è di una pena che va dagli otto ai quattordici anni. Ecco perché è molto probabile che si vada a scavare non solo nelle pieghe di quella notte ma anche in quello che è avvenuto prima, all’interno della discoteca Il Gattopardo, a casa di Lucarelli e dopo, quando la ragazza è tornata a casa prima di chiamare la polizia, due giorni più tardi.
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