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I consigli del nuovo primario di medicina sportiva: «Fate attività, previene le malattie ma controllatevi ogni anno»
Carmine Di Muro, nuovo direttore della Medicina Sportiva dell’Asl: «Chi non fa agonismo eviti attività strenua e occhio alla corsa sul mare»
LIVORNO. «Le visite sportive per atleti minorenni rientrano nei livelli essenziali di assistenza della Regione Toscana, dunque sono gratuite se eseguite nel pubblico. E invece molti vanno fuori dall’ospedale e pagano», dice il dottor Carmine Di Muro, 63 anni, livornese, da meno di un mese nuovo direttore della Medicina dello Sport di tutta l’Asl Nord Ovest. Non è una novità ma molti non lo sanno, al punto che i centri privati stanno lievitando.
Dottore, non è che c’è un problema di liste d’attesa, per cui all’Asl i tempi per una visita sono molto più lunghi?
«Abbiamo un’ampia possibilità di fare visite. Su Livorno l’offerta c’è, siamo 5 medici. In genere se uno prenota per la mattina prende l’appuntamento nel giro di una decina di giorni. Più tempo ci vuole per il pomeriggio, ma è un problema che si può risolvere con la collaborazione delle società e degli atleti».
In che modo?
«L’invito che facciamo alle società è di non mandare i ragazzi tutti nello stesso periodo e invece all’inizio dell’estate le visite calano bruscamente, per poi concentrarsi tra agosto e novembre quando ripartono le stagioni sportive e la richiesta resta alta fino ad aprile».
Dunque il periodo migliore per prenotare qual è?
«Da aprile a luglio è l’occasione buona per fare la visita».
Ma se il certificato scade più tardi?
«Si anticipa di uno, due mesi, ma si è certi di fare la visita nel giro di due giorni».
Il servizio pubblico è gratuito per i minorenni, ma per chi ha compiuto i 18 anni all’Asl ha un costo notevole: 134 euro, anche il doppio rispetto a certi ambulatori privati…
«E infatti facciamo essenzialmente minorenni. Tuttavia la guerra dei prezzi è molto pericolosa».
In che senso?
«Più riduci i prezzi, più la qualità cala. I 134 euro sono il costo previsto dalla Regione oltre i 18 anni, fuori si fa una visita anche a 70 euro, ma non è la stessa cosa e questo vale sia per i maggiorenni che per i minorenni».
Parla di qualità del servizio?
«La competizione del privato è un po’ scorretta: noi siamo una porta aerei, qui abbiamo l’elettrofisiologo in fondo al corridoio, facciamo risonanze e arriviamo fino alle indagini genetiche per il rischio di morte improvvisa».
Ma sono approfondimenti di secondo e terzo livello rispetto alla visita agonistica principale: in quanti casi ci arrivate?
«Ogni anno a Livorno e provincia effettuiamo 7000 visite medico sportive. Un 10%, dunque circa 700, necessitano di accertamenti cardiologici».
E quanti risultano non idonei all’attività sportiva?
«L’1-2 per mille, dunque tra i 10 e 15 su 7000».
Sono aghi in un pagliaio a cui però salvate la vita.
«Vede, la medicina dello sport per anni è stata relegata a una specialistica secondaria e il medico era visto come un produttore di certificato per fare attività. Ora è una specialistica all’avanguardia, siamo in prima linea nella ricerca di patologie spesso gravi che possono riguardare ragazzi e che danno morte improvvisa».
Alla fine il certificato insomma va ben oltre la questione sportiva...
«Ha una rilevanza grandissima: facciamo il tracciamento che porta all’evento della morte improvvisa. Soprattutto nei ragazzi giovani la maggior parte degli eventi che avvengono in campo possono essere prevenuti con una corretta anamnesi familiare che fa capire se c’è una linea genetica che porti a problemi cardiovascolari che danno morte improvvisa. Approcciamo l’analisi genetica lavorando in collaborazione col Cnr. Qui da noi la medicina dello sport è diventata molto più complessa e richiede sistemi complessi. Per questo dico che c’è una differenza di qualità e approfondimenti col privato».
I vari step delle visite agonistiche quali sono?
«La visita base è quella classica, con elettrocardiogramma sotto sforzo sullo scalino, spirometria e urine. Molto importante è l’anamnesi, un’anamnesi positiva indica un rischio di malattia. Se servono approfondimenti si passa all’ecocardiogramma e all’holter cardiaco. Poi ci sono gli approfondimenti di terzo livello: studio elettrofisiologico, risonanza cardiaca e analisi genetica che mappa tutta la famiglia e scatta quando c’è il sospetto di una malattia geneticamente trasmessa».
Spesso, come diceva, questioni da approfondire non significano non idoneità…
«La maggior parte delle volte non sono patologie: un’aritmia ventricolare non vuole dire che uno è malato di cuore, si fanno gli esami proprio per dimostrare che l’aritmia è innocente. Talvolta i genitori dei ragazzi accettano con fatica la richiesta di esami di secondo livello, ma poi ci ringraziano perché capiscono che lavoriamo per salvare la vita ai loro figli. Se hai una displasia non puoi fare sport, ma metterti nelle mani di uno specialista che ti metterà il defibrillatore».
Lo stesso vale per i non agonisti?
«Il rischio di morte improvvisa, se fai agonismo o no, cambia poco, noi facciamo prevenzione da morte improvvisa».
Cambiano invece i controlli per i non agonisti.
«È previsto l’elettrocardiogramma basale e l’anamnesi, che come dicevo è fondamentale. Dopo i 40 anni si fa anche la prova sulla bicicletta».
A proposito di sportivi adulti non agonisti: Livorno è una città con un numero di praticanti altissimo, basta andare a qualunque ora del giorno sul lungomare. Cosa devono fare i runner, i nuotatori, i ciclisti amatoriali, chi gioca a tennis con gli amici, a basket o fa le calcettate?
«Controllarsi, è fondamentale. Chi soprattutto viene da un periodo di inattività lungo deve fare una visita sportiva con elettrocardiogramma sotto sforzo. Se uno ha patologie latenti e va a correre rischia. Nessuno di noi può sapere come il proprio organismo reagisce sotto sforzo».
Ogni quanto bisognerebbe visitarsi?
«La visita va fatta ogni anno, come per chi fa sport agonistico, perché in un anno il quadro può mutare».
Molti di questi amatori lamentano anche problemi di altro tipo, muscolari, tendinei.
«L’attività fisica è essenziale. Agisce in prevenzione primaria e secondaria su tutte patologie. Chi fa agonismo ha diritto a mettere il proprio fisico sotto stress al massimo perché cerca la prestazione, ma per chi cerca il benessere non è necessaria un’attività strenua. Per questo come medicina dello sport lavoriamo alla diffusione dell’esercizio fisico di media bassa intensità, che ha un effetto sulla mente come antidepressivo, serve per la prevenzione delle malattie croniche, della mortalità e della morbilità. In questo senso stiamo creando strutture e reti attraverso cui la popolazione può fare esercizio di media bassa intensità che non ha azione dannosa e può essere fatta da tutti».
Sta parlando dei gruppi di cammino?
«Ci sono diversi progetti, offriamo attività fisica per tutti i pazienti, abbiamo riattivato l’Afa, l’attività fisica adattata con palestre dislocate su tutto il territorio. Per i gruppi di cammino lavoriamo con associazioni di volontariato e palestre, formiamo walking-leader che sono volontari che portano le persone a camminare, è attività fisica semplice, mezz’ora tutti i giorni o un’ora un giorno sì e uno no garantisce la prevenzione delle malattie. Diabete e ipertensione sono malattie da inattività».
Chi corre però fa “fatica” a pensare di dover diventare un camminatore…
«Lo so che correre fa stare bene, è liberatorio. Ma la camminata a passo veloce ha una buona efficacia come prevenzione, correre è un’attività complicata, la biomeccanica della corsa è complessa, i traumi sono ripetuti e di conseguenza i periodi di stop, basta un vizio di posizione... Bisogna aver chiaro il concetto che la corsa è usurante».
Che messaggio vuol dare ai livornesi?
«Fate sport, perché dà benessere, è l’equilibrio sopra la follia. Chi scopre l’attività fisica ha due benefici: non essere stressato e prevenire le malattie. Ma non fatelo stremo se non siete agonisti. E prima di farlo controllatevi. Una visita medico sportiva fatta nella maniera corretta salva la vita».
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