Gioco
A Livorno la benedizione pasquale delle case ora si prenota con una mail: «Così lavoriamo meglio»
La novità a San Jacopo. Don Ivano Costa: «Dobbiamo organizzarci in anticipo». Don Federico (Soccorso): «Troviamo tante case vuote, ma chi ci apre la vuole»
LIVORNO. Saranno pur stati comunisti ma quando, nel tempo che fu, i parroci visitavano le famiglie per impartire le benedizioni pasquali erano assai pochi a Livorno (facendo proprio il pragmatico “non ci credo ma non si sa mai”) quelli che dicevano “no, grazie”, un po’come nella Brescello di Peppone e Don Camillo.
Quell’aspersorio che schizzava acqua santa dall’alto verso il basso, benedicendo i componenti della famiglia, è ormai relegato nelle soffitte delle canoniche sostituito da un modernissimo aspersorio portatile formato da un cilindretto contenente il sacro liquido con il quale si irrora l’ambiente familiare.
A tal proposito ha destato nei giorni scorsi curiosità un avviso della parrocchia di San Jacopo, attaccato nei portoni del quartiere, con il quale si avvisava che coloro che volessero la benedizione avrebbero che dovuto prenotarsi, tramite mail, entro il sei gennaio scorso (fatti salvi quelli che l’anno prima avevano già dato l’assenso). «Purtroppo dobbiamo organizzarci in anticipo – ci spiega don Ivano Costa – e così facendo facilitiamo il nostro lavoro. Poi se il giorno in cui benediciamo in un palazzo le famiglie “prenotate” c’è una famiglia non registrata che ci chiede la benedizione certo non gliela neghiamo».
Strategia diversa quella di don Cristian Leonardelli il parroco “eremita” della Valle Benedetta che, grazie alla conformazione geografica della sua zona, adotta una strategia simile a quella del passato: «Io scelgo una vallata, mi faccio invitare a pranzo da qualche residente e batto i casolari uno per uno aiutato da un assistente. E dopo ricominciamo sino a sera».
Il territorio “rurale” di don Cristian scende dalla sacra valle sino al Limoncino da un lato e sino alla Valle del Chioma dall’altro.
Don Federico Locatelli, 44 anni, parroco del Soccorso di Piazza Magenta, reduce di un’esperienza di otto anni alla parrocchia di Santi Battista e Ilario a Rosignano Marittimo (nel 2013 e nel 2021) e con una precedente esperienza come aiuto parroco a S. Jacopo in Acquaviva, è la figura perfetta per raccontare come siano cambiati certi riti. «Ovviamente non sono più i tempi nei quali la gente si affacciava alle porte e alle finestre nell’attesa dell’annunciata visita pasquale. Ho sempre però registrato cordialità al momento degli incontri», dice.
Ma dopo gli anni fuori dalla città, don Federico evidenzia un atteggiamento diverso della gente. «In provincia ho registrato un maggiore rispetto non solo verso la Chiesa ma in generale verso le pubbliche autorità. Ma Livorno si sa è un po’ così, con la sua tradizione che conosciamo... In tutti i casi non ho mai avvertito alcuna mancanza di rispetto. Qualche mio fratello invece qualche frase irriguardosa se l’è presa, qualche volta, però da persone con qualche problematica caratteriale e non indirizzate specificamente al momento della benedizione».
Sull’organizzazione, la prenotazione lanciata da San Jacopo non è un unicum, ma è comunque qualcosa di non diffusissimo. «Ogni parrocchia si organizza come vuole – racconta don Federico -. C’è chi fa sempre come un tempo, chi prende appuntamenti, chi lascia anticipatamente uno stampato dentro i portoni così chi vuole la benedizione lo scrive. Fondamentale è la collaborazione di alcuni abitanti che ci fanno da segretari registrando le adesioni». Rifiuti? Casomai troviamo spesso abitazioni vuote, ma anche qualche anziano spaesato e giovani imbarazzati... Comunque coloro che non vogliono la benedizione in genere ce lo fanno sapere anticipatamente. Il più delle volte però scatta il meccanismo per il quale si pensa “Male non mi farà”. A volte abbiamo consegnato un flaconcino con l’acqua al capofamiglia per l’eventuale benedizione della mensa».
Capitano anche famiglie non cattoliche: «Una bellissima esperienza, alcune accettano la benedizione, altre la preghiera assieme, tutte un momento di condivisione di punti comuni».
Ma la benedizione è cambiata anche in altri aspetti: «Una volta visitavamo con le tradizionali tonaca, cotta e stola». I chierichetti sono un ricordo («I ragazzi hanno mille impegni») e anche i tempi sono cambiati: «C’è autonomia per le parrocchie. C’è chi addirittura inizia a gennaio... in genere si finisce nelle due-tre settimane dopo Pasqua. Noi siamo in due, mi aiuta don Matteo Sassano vicario parrocchiale».
E le offerte dopo la preghiera tutti assieme e la consegna di un’immaginetta sacra? «In genere viene lasciata. Forse a Rosignano erano più generosi...».
E poi ci sono le storie curiose: «Una voltai suonai e dissi alla persona che mi aprì la porta se avesse gradito la benedizione. Lui disse di sì ma mentre entrai lui uscì e mi disse di fare con calma. Poi chiuse la porta».
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