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Lamberti tira fuori il corno rosso e si candida alla segreteria Pd di Livorno: «Io sono il nuovo»

di Juna Goti
Lamberti tira fuori il corno rosso e si candida alla segreteria Pd di Livorno: «Io sono il nuovo»

Fuggi fuggi tra il pubblico di Franchi quando nella sede è il turno della sua presentazione. Appello ai 21mila elettori Pd. Ma sulle tessere di Collinaia si rimanda: spiegherà Cecchi

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LIVORNO. A un certo punto tira fuori il corno rosso dalla tasca Pasquale Lamberti, un po’ come faceva il padre Gianfranco. Lo tira fuori quando gli viene chiesto cosa farà se perderà il congresso: lascerà il partito, magari per tentare una strada con qualcun altro in vista delle ormai prossime amministrative, oppure si “metterà a disposizione” perché alla fine “siamo tutti nella stessa famiglia”, come si sente ripetere da altri candidati alla guida del Pd? Lui prima si lascia scappare un «sì, vabbè, Alice nel Paese delle Meraviglie...», riferito alla seconda ipotesi. Poi controbatte che questa domanda – cosa farà se perderà – non se la sta ponendo. Quindi crede davvero di poter raccogliere più voti del segretario Federico Mirabelli? «Le partite semplici le giocano quelli che sono attaccati alle poltrone e che mi attaccano. Io ci credo, eccome. Perché credo che l’attuale linea politica tra 14 mesi consegnerà la città ad altri...».

Questa è la prima parte del Lamberti-pensiero. Il figlio dell’ex sindaco e iscritto a Collinaia ieri ha ufficializzato la sua candidatura alla segreteria comunale. Lui è entrato nella sala di via Donnini e il pubblico che era lì poco prima per Alessandro Franchi non è rimasto ad ascoltare. Diciamo che casualmente è uscito. Compresi i Giovani Dem. «Mi è dispiaciuto vedere andare via chi si professa giovane, perché io sono il candidato del rinnovamento». Forse gli è dispiaciuto meno per chi invece «conosco da 25 anni e con la politica è anche diventato ricco, si vede che hanno paura». Poi: «I giovani saranno i primi che incontrerò, chiedendo il loro aiuto e di non essere vecchi».

In sala per lui c’è il tifo del circolo di Collinaia (non ci sono, e non stupisce, altri iscritti come il consigliere regionale Francesco Gazzetti o la consigliera comunale Francesca Cecchi): c’è l’ala del Ccn di piazza XX (vedi Massimo Andorlini o Stefania D’Echabur), il volto Uil Rosa Distaso, nuovi tesserati. Fanno partire un po’ di applausi. Per esempio quando Lamberti ripete che «il Pd non deve cambiare i suoi valori di sinistra ma la classe dirigente»; che «è la prima volta dal 1946 che non c’è un rappresentante livornese a Roma», che «ci sono sempre i soliti che nel 2014 hanno perso Livorno»; che in città «siamo 650, ai minimi storici»; che «chi oggi si ripropone come rinnovatore inganna gli iscritti». E giù con: «Ho un amico che voleva iscriversi al Pd ed è stato obbligato a iscriversi al circolo Livorno sud, ma non esiste! Io andrò strada per strada: invito i 21mila livornesi che hanno votato Pd a iscriversi e a sostenermi». Insomma, l’appello più che all’interno è all’esterno.

A proposito di tessere. Quando però sia a Lamberti che ai presenti di Collinaia viene chiesto di chiarire una volta per tutte cosa è successo con le tessere fatte e poi ritirate dai 15 senegalesi – gli stessi senegalesi erano presenti? – tutti rimandano a una futura conferenza del segretario Paolo Cecchi, che è in ospedale («è grazie a lui se mi è tornata la voglia di fare politica»). Lamberti dice solo che «ci sono persone del circolo che hanno incontrato più volte i rappresentanti della comunità», che poi «si sono ritirati perché si sono visti sbattuti in prima pagina».

Intanto domani scadrà la presentazione delle candidature, lui ha raccolto le firme che servivano (tra 34 e 41) in sette circoli. «Sono 15 anni – è il refrain – che qui il partito perde: nel 2019 non abbiamo avuto la forza di proporre un candidato sindaco, ma un partito che ha 21mila elettori ha il dovere di proporre il nome di qualcuno che il giorno dopo non dica “chiedetelo al Pd”. Non abbiamo un assessore in Regione. Ci vogliamo svegliare? Il 25 settembre gli italiani ci hanno detto che dobbiamo cambiare classe dirigente, c’è chi deve andare in panchina». Lui si sente il nuovo, di Mirabelli dice invece di conoscerlo «dal 1999, quando faceva il consigliere comunale», nel frattempo «in città abbiamo perso altri 5.300 voti». Non gli è piaciuto che il segretario «abbia imposto che sarà lui (Luca Salvetti) il sindaco, a 14 mesi dal voto, a prescindere da quello che farà, ma che partito democratico è?». Così come non gli piace che il vice Alessio Quintavalle sia nella commissione di garanzia («fa il giocatore e l’arbitro»). Guardando fuori dalla pancia del Pd: per il nuovo ospedale, «serve» ma «ci sono punti del progetto che non mi convincono, la parte del parco»; la città «ha problemi di sicurezza, non si può assecondare chi dice che una bomba carta in Venezia è un petardo»; «non mi piace cosa sono diventati il Lem e la Spil»; e così via... Nota a margine: gran parte del circolo voterà Schlein, lui non ha ancora deciso, si era sbilanciato per Bonaccini ma ora dice non gli piace chi ha «imbarcato». Sui papabili alleati invece ha le idee più chiare: «Incontri pubblici prima con M5S, Bl e sinistra...».
 

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