Il Tirreno

Livorno

Scuola: la protesta

La rabbia degli studenti livornesi in piazza: «Ci sfruttano e ci uccidono»

di Melania Carnevali
La rabbia degli studenti livornesi in piazza: «Ci sfruttano e ci uccidono»

Almeno quattrocento ragazzi delle superiori hanno partecipato al corteo contro gli stage a un anno dalla morte in fabbrica di un maturando

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LIVORNO. In testa al corteo una ragazza sui sedici anni tiene alto un cartello. È un semplice pezzo di cartone marrone attaccato a un bastone. Sopra c’è scritto di rosso “Ma arrivare vivo fino alla quinta dà crediti extra?”. Poco più in là un’altra studentessa ha un cartello bianco con scritto “The school must go on ma non così”, riprendendo la canzone dei Queen (“The show must go on”). Dietro a loro si estende un serpentone di almeno quattrocento studenti delle scuole superiori di Livorno. C’è qualcuno che viene anche da Pisa. Stanno protestando contro l’alternanza scuola-lavoro (che adesso si chiama Ptco, Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) a un anno di distanza dalla scomparsa di Lorenzo Parelli, il 18enne deceduto in fabbrica a Lanuzacco, in provincia di Udine, nell’ultimo giorno di stage. È stato colpito da una putrella, una trave d’acciaio a forma di T del peso di 150 chili che è precipitata dall’alto e lo ha raggiunto in pieno uccidendolo sul colpo. Dopo di lui, nel 2022, sono morti altri due ragazzi.

«Durante l’ultimo anno, nonostante il cambio di governo, quindi di ministro, non è cambiato niente», spiega a Il Tirreno Camilla Barontini, studentessa dell’ultimo anno del liceo classico, rappresentante d’istituto e membro del coordinamento studentesco. «Nel nostro liceo non facciamo stage in aziende metalmeccaniche – spiega -, ma in aziende pubbliche o private dove ci mettono a fare le fotocopie e nulla che ci faccia crescere dal punto di vista intellettivo». Lei, lo stage, lo ha fatto in un giornale ma non sembra esserne rimasta particolarmente colpita. «Abbiamo fatto un semplice stage». Capelli biondi, occhi scuri, indossa una maglietta nera con la scritta “Livorno antifascista”. È giovane ma si è già fatta un’idea del mondo ben precisa. Parla al megafono davanti ai suoi coetanei con la sicurezza di un adulto. «Un anno fa è morto un nostro collega, un nostro amico, un nostro fratello – grida -, è morto durante l’alternanza scuola lavoro, che fanno passare come una cosa da paese civile. E invece fanno fare a ragazzi di 18 anni lavoro non salariato. È un anno che urliamo che siamo arrabbiati, che non ce la facciamo più di questo sistema che ci vuole vedere morti, anche psicologicamente».

Il corteo parte alle 9 da piazza Cavour e arriverà davanti al Comune. In testa c’è un furgone con le casse che sparano musica a tutto volume. Trap, ovviamente. Poi anche qualche classico delle lotte anni Sessanta. Gli studenti e le studentesse camminano saltando, con i giubbetti slacciati nonostante i cinque gradi. «Il sistema del Ptco è deleterio – continua Camilla – e non adatto a un paese che si dice civile. Viene presentato come qualcosa di imprescindibile se si vuole avere una carriera lavorativa. In realtà vediamo come a distanza di un anno i morti sono diventati tre e che ci sono ragazzi di venti anni che iniziano a lavorare senza sapere quali siano le regole per la sicurezza sul lavoro. In un anno non è cambiata nemmeno la nostra rabbia e la nostra voglia di farci sentire».
In mezzo alla folla, c’è un studentessa di 17 anni del Vespucci. Si chiama Chiara. Lei ha deciso di partecipare alla protesta perché «non mi sento sicura – spiega -. Abbiamo strutture vecchie e fatiscenti che cadono a pezzi. Pochi giorni fa una finestra è caduta in aula e non ha fatto feriti solo per caso». La preside della scuola, Francesca Barone, contattata da Il Tirreno, non conferma ma nemmeno smentisce. «Non è successo niente di grave – dice -. Se fosse successo qualcosa di grave mi sarei mossa in altro modo». Non una parola di più sull’accaduto.
Dietro a Chiara c’è un gruppo di ragazzi del Niccolini Palli. Hanno quattordici anni. Stanno gridando lo slogan del corteo. «Questa protesta non è una passeggiata, ogni scuola sarà una barricata». Uno di loro si stacca dal gruppo e si avvicina alla cronista. «Se sei una giornalista, scrivilo che ci usano come schiavi». Lui non ha ancora fatto l’alternanza scuola lavoro. Gli toccherà il prossimo anno. Ancora non sa dove «ma ho già l’ansia. Chissà dove mi manderanno».

Lì in mezzo ci sono anche i sindacati. D’altronde si parla di lavoro. «Abbiamo voluto portare loro supporto – commenta Veronica Virgili, segretaria della Flc Cgil -. Le loro rivendicazioni sono anche le nostre. Noi da sempre chiediamo che venga abolita l’alternanza scuola lavoro. Noi siamo per una formazione che spieghi loro il mondo del lavoro, i contratti, le regole per la sicurezza». In piazza, con il suo striscione, c’è anche l’Usb. «L’alternanza scuola lavoro – dicono -, così come i suoi derivati, mette in dubbio il ruolo che dovrebbe rivestire la scuola pubblica: quella di formare persone ed istruire i giovani. Gli studenti, infatti, non dovrebbero mai trovarsi in una fabbrica, o altro luogo, a lavorare ma in una classe ad imparare»

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