Gioco
Bari assomiglia a Livorno e Decaro pedonalizza. Qui, invece, si fa finta
Il centro deve essere il cuore della città, deve essere vissuto e curato con amore
Il sindaco di Bari Antonio Decaro, rieletto al primo turno con oltre il 66% dei voti nel 2019, ingegnere dei trasporti, ha annunciato giorni fa una novità importante per la sua città: abbonamento annuale per il trasporto pubblico a 20 euro e creazione di nuove zone pedonali. Una decisione rivoluzionaria per un centro che, come quello di Livorno, da un lato si affaccia sul mare.
E’ l’ultimo esempio di una tendenza che si consolida da 20 o 30 anni e che porta verso la creazione di ampie aree urbane chiuse al traffico e dedicati ai pedoni, al relax, allo shopping e al godimento collettivo del bene città. Una tendenza che a Livorno è quasi sconosciuta, o comunque completamente inattuata e non sperimentata dalle giunte comunali che si sono susseguite a Palazzo civico. Uno dei pochi guizzi di vitalità lo dette qualche anno fa l’amministrazione 5 Stelle che con un incredibile atto di coraggio prese la storica decisione di chiudere alle auto con 6 o 7 cubi di cemento dipinti di rosso gli accessi a via Ricasoli. Senza creare sommosse.
Per il resto, come ho scritto la settimana scorsa, zero assoluto, tutto fermo. Ora vedo, grazie agli approfondimenti e al dibattito aperto dal Tirreno, che l’argomento interessa e che viene sfatato dopo tanti anni un luogo comune: quello secondo cui i commercianti sono contrari a nuovi provvedimenti di pedonalizzazione e a una diversa organizzazione del traffico. Da via Magenta a Corso Amedeo arrivano voci che dicono: fate qualcosa, chiudete o aprite tutto, l’isola pedonale potrebbe essere una soluzione. E lo stesso direttore di Confcommercio, che ringrazio per la sua risposta, non mi pare che chiuda la porta alle novità ammettendo che "le città pedonali possono favorire l’economia locale" e che quello che conta è accedere a commercio e servizi senza troppe difficoltà. Il rappresentante dei negozianti aggiunge che comunque non si può decidere senza un piano completo,"dall’oggi al domani", mentre l’esperto di traffico ing. Casarosa conferma che per andare avanti su questa o altre strade servono dati, studi, non approssimazioni. (...)Le altre città vanno avanti, e Livorno è eccezionale anche in questo: dorme e si gode il sole sul lungomare, come un gatto. Il Comune, quello di oggi come quello di ieri e ieri l’altro, non osa un passo e parla per l’ennesima volta di telecamere nelle Ztl colabrodo - telecamere che non arrivano mai e a cui si delega sempre comodamente la soluzione di tanti problemi, come quello della sicurezza notturna nelle zone a rischio - e di isole pedonali alla stazione e alla Bellana! Cosa c’entra? Qui stavamo parlando del centro che annaspa, non di chi deve andare a prendere il treno! Risposte insufficienti da cui emerge con evidenza che non c’è la minima seria intenzione di pedonalizzare alcunché, neanche, che so, piazza Goldoni e le due strade vicine... Vedo che al Tirreno arrivano anche contributi interessanti, come quelli del professor Rognini e dell’architetto Parigi. E vedo che si ricordano problemi reali: la città attraversata da poche strade utili per far scorrere il traffico, i 3 centri commerciali (Porta a terra, Levante, presto Porta a mare, a cui aggiungerei Esselunga e altri magazzini periferici ) che assediano e dissanguano le aree del vecchio commercio, la necessità di trovare soluzioni per il trasporto pubblico e i parcheggi di scambio, il fatto evidente che i partiti sono alla deriva e manca una visione per il futuro. Cosa aggiungere? I centri commerciali in periferia ormai sono una realtà, e forse prima o poi sarebbero nati in ogni caso.
Il vecchio centro ormai deve avere funzioni diverse: negozi di altro tipo e di qualità, aree verdi, punti di svago, intrattenimento e cultura, bar, laboratori artigiani, uffici, servizi privati e pubblici che con le stesse residenze vanno restituiti a questa area per mantenerla viva ed evitare le isole tristi e abbandonate di cui parla Confcommercio. Ma soprattutto direi che è una questione sentimentale: il centro deve essere il cuore della città, deve essere vissuto e curato con amore, dobbiamo tutelarne le qualità, migliorando le strade, le piazze, i fossi, i palazzi, gli arredi, le luci. Per questo servono idee da sfruttare anche con l’aiuto delle tecnologie. E i bus? Viaggino dal lungomare alla Venezia e sulla vecchia Aurelia con navette elettriche che da queste direttrici principali, le uniche che abbiamo, assicurino i collegamenti est-ovest. Ma ovviamente sta ai tecnici studiare e dirci cosa fare per andare verso una città sostenibile o una "città dei 15 minuti" (tutto quello che serve raggiungibile in bici o bus in questo piccolo arco di tempo). In qualche modo dovremmo pur venirne fuori.
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