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«Abusi sessuali su una ragazzina di 12 anni»: condannato un trentenne livornese
Livorno: pena minima da parte del tribunale di 26 mesi di reclusione per «il difficile contesto familiare in cui è cresciuto»
LIVORNO. Avrebbe baciato in bocca una bambina di 12 anni, palpeggiandola nelle parti intime e cercando di consumarci un rapporto sessuale, contro la sua volontà, sul divano letto di casa mentre lui si era abbassato i pantaloni. È per questo che un trentenne livornese, difeso dall’avvocato Marco Mazza che ha preannunciato appello, è stato condannato a due anni e due mesi per violenza sessuale aggravata e a un risarcimento di 10.000 euro. I fatti – secondo quanto ricostruito dalla piccola, ascoltata in tribunale – sarebbero avvenuti nell’ottobre 2017 nell’abitazione della sorella del trentenne, l’ormai ex compagna del padre della bambina, separato dalla moglie. L’uomo, condannato in primo grado, stando all’accusa nel corso del tempo avrebbe fatto da baby-sitter alla dodicenne ed è proprio in questo frangente che avrebbe tentato di stuprarla. Inviandogli attraverso il cellulare anche sue foto delle parti intime.
La denuncia
La bambina, nelle settimane successive, si era chiusa in se stessa. «L’uomo – si legge nelle motivazioni della sentenza dei giudici Ottavio Mosti (il presidente del collegio), Andrea Guarini e Alberto Cecconi – le ha chiesto di non raccontare a nessuno né dell’episodio del divano letto, né delle fotografie che le aveva inviato. La piccola ha quindi evitato di parlarne fino a quando non si è confidata con l’amica». È a questo punto che la madre decide di denunciare tutto. Il Tirreno omette il nome del condannato per non rendere identificabile la vittima.
La ricostruzione
La piccola, ascoltata dai giudici e dalla pm Antonella Tenerani, «ha ricordato – si legge nelle motivazioni della sentenza – una sera in cui si era trovata sul divano letto a vedere un film con l’imputato, che ha iniziato a toccarla, infilando una mano nei suoi pantaloni e, mentre lei cercava di allontanarsi, l’ha tenuta ferma con una gamba. La bambina si è quindi alzata per andare in bagno ma, quando è tornata, ha notato che l’uomo si era parzialmente spogliato sotto la coperta, restando nudo dalla vita in giù». In questa occasione avrebbe poi tentato di avere con lei un rapporto completo. Dopo questo episodio la dodicenne, che oggi ha 17 anni, ha evitato in ogni modo di trascorrere del tempo da sola con lui, fino a rivelare tutto all’amica.
La pena
La pena, nonostante la procura per il trentenne avesse chiesto sei anni, è stata notevolmente abbassata in ragione del «difficile contesto familiare in cui è cresciuto l’imputato» e in virtù delle «modalità di aggressione superficiali, quali sono i palpeggiamenti». «Possono concedersi le attenuanti generiche – si legge infatti nella sentenza – in ragione del corretto contegno processuale, della giovane età dell’imputato e del difficile contesto in cui è cresciuto, tanto che il nucleo familiare è stato oggetto di diversi interventi dei servizi sociali, che avevano anche segnalato episodi di violenza ai danni di minori». Il collegio ha interdetto il trentenne «da qualunque ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno, nonché da qualunque incarico nelle scuole e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture frequentate da minori». Disponendo pure il «divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati da minori e di svolgere lavori che prevedano il contatto con loro». l
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