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Pd, dopo il caos intorno a Collinaia i senegalesi restituiscono la tessera

di Juna Goti
Pd, dopo il caos intorno a Collinaia i senegalesi restituiscono la tessera

Lettera di Cecchi: «Ma ci perde il partito, allora controllate tutti i circoli»

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Livorno I 15 senegalesi che tra dicembre e gennaio si sono iscritti al Pd di Collinaia hanno deciso di restituire la tessera. Fine della storia: iscrizione cancellata, non entreranno nel partito e quindi non voteranno al congresso che tra un mese deciderà il segretario. Anzi i segretari: di Livorno e della Federazione. Ieri lo ha anticipato il segretario di Collinaia, Paolo Cecchi, in una lettera che ha scritto dall’ospedale, dove è ricoverato da qualche tempo. Poco dopo, contattato dal Tirreno, il presidente della comunità Yoro Diaw ha confermato con un messaggio dal Senegal, dove si trova in questi giorni: «Non sono un politico, le tessere sono state cancellate, punto, continuiamo il nostro lavoro con la comunità e basta...».

È la prima reazione a una storia che ha fatto parecchio rumore fuori e dentro il partito, dove in vista del voto sono partite le guerre. La commissione per il congresso, come da regolamento, ha già chiesto a Firenze di fare tutte le verifiche del caso sul circolo di Collinaia, che quest’anno ha fatto una scorpacciata di iscritti-votanti, superando di oltre il 25 per cento i tesserati di un anno prima. Il circolo è lo stesso dove è maturata la candidatura di Pasquale Lamberti, che vuole sfidare Federico Mirabelli alla segreteria comunale. Così quando si è diffusa la notizia di un arruolamento anche tra le file dei senegalesi, in parecchi hanno iniziato a chiedere verifiche e chiarimenti.

Paolo Cecchi, dal canto suo, se la prende con chi, nella Federazione, ha «divulgato una notizia delicata e interna» («il partito deve prendere provvedimenti»). Poi cerca di difendere l’operato suo e dei suoi collaboratori: «Il nostro circolo non ha niente da nascondere e dietro ogni tessera ci sono persone. Ora siamo noi che vogliamo il controllo della commissione, perché da questa brutta campagna diffamatoria vogliamo uscirci a testa alta. Pretendiamo che tutti i circoli siano sottoposti a controlli. Informeremo i candidati alla segreteria nazionale di ciò che è stato scatenato in casa nostra e che sta facendo andare a nozze le opposizioni e perdere consensi a noi...».

E subito dopo la mette così: «Le tessere della comunità senegalese avrebbero portato solo lustro e consensi al partito, ma evidentemente si preferiscono gli obiettivi personali. In quale altra Federazione si contestano le tessere a cittadini stranieri se nel programma del Pd c’è la richiesta di voto proprio agli stranieri? Il presidente, che è stato eletto dalla comunità senegalese con votazioni trasparenti, a questo punto ha deciso di ritirare tutte le tessere fatte, compresa la sua. Ha ragione: sono stati trattati da chi si fa facilmente strumentalizzare, mentre loro avrebbero voluto partecipare alla vita pubblica di questa città, aiutando tutta la comunità a inserirsi correttamente. Yoro Diaw è una persona di spessore culturale e titolato molto più dei nostri roboanti consiglieri e segretari locali, molti senegalesi sono laureati, ma nessuno li aiuta a sfruttare i loro saperi. Sono dei lavoratori e Yoro sta cercando di toglierli dalla strada come ambulanti. Il Pd livornese non si è smentito e, per la paura che Lamberti possa usurpare il posto a qualcuno, ha lasciato che la stampa fagocitasse la comunità senegalese, senza contare che a questo punto si può dire che il Pd è frantumato». Il partito «si dovrà vergognare di questa amara vicenda», aggiungerà poco dopo. Prima di chiudere così: «Per il circolo il problema delle tessere della comunità senegalese, 15 fatte fra il 2022 e il 2023 e tutte nelle regole, purtroppo non esiste più, resta il fatto che chiederemo tutte le verifiche possibili sul tesseramento di altri circoli...».

In questo clima ha già cominciato a farlo Lamberti: ieri ha scritto al presidente della commissione di garanzia regionale sollecitando un intervento di Firenze per accorpare – ai fini della raccolta delle firme che servono per candidarsi – i circoli che hanno solo una manciata di iscritti. E chiedendo che vengano verificati tutti i 650 rinnovi di tessera livornesi. Dicendosi pronto ad andare in ogni «opportuna sede». l
 

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