Gioco
Casalp, nel 2022 un rosso da 800mila euro
Sos bilancio tra affitti da riscuotere e canoni ai comuni da dimezzare
Livorno Non ci sono solo i crediti storici, quelli accumulati in decenni perché gli inquilini non hanno pagato: qualcosa come 33 milioni di euro che forse in parte non saranno mai più recuperati. A dire che i bilanci di Casalp non sono in salute ci sono anche le carte che da mesi rimbalzano tra la società, i Comuni che la partecipano e il Lode. In particolare le note sul pre-consuntivo 2022, che dicono che la società che gestisce le case popolari alla fine chiuderà il bilancio dell’anno appena passato con una perdita di 826.768 euro, confermando il trend economico negativo registrato nell’esercizio 2021 (che ha chiuso con meno 467.104 euro).
La perdita si spiega perché «a fronte di un incremento del valore della produzione pari a 368.544 euro, peraltro ascrivibile per 181mila euro a ricavi di natura straordinaria, si è registrato un incremento dei costi della produzione pari a 834.153 euro, imputabile a costi sostanzialmente non comprimibili per 797.575 euro (costituiti per 659.224 euro dall’accantonamento al fondo rischi su crediti e per 138.351 euro da costi per il personale)», oltre a «costi per altre imposte per 114.637 euro».
Nell’ultimo rapporto del settore partecipate e patrimonio del Comune, visionato da sindaco e assessori subito prima della pausa natalizia, si legge anche che per quanto riguarda le azioni da intraprendere nel prossimo triennio (quindi tra il 2023 e il 2025) «la stessa società ritiene che l’adozione delle pur necessarie misure di efficientamento non sia di per sé sufficiente a invertire l’andamento economico negativo» e che sia «necessaria la rimodulazione dei canoni da parte dei Comuni...».
Un tema caldo, che era già stato al centro della comunicazione inviata da Casalp a Palazzo Civico il 6 dicembre scorso: nella nota si leggeva che la società ha accumulato nei confronti del municipio un debito per mancato versamento del canone concessorio di circa 7 milioni di euro e che, in sostanza, non ce la fa più a fare fede agli accordi che prevedevano di saldarlo in otto rate all’anno. Da qui la richiesta non solo al Comune di Livorno, ma a tutti i Comuni che abbracciano la società, di dimezzare il canone concessorio a partire dal 2023 (tra l’altro va detto che il contratto di servizio prevederebbe la «graduale eliminazione» di questo canone, che va versato ai comuni per poi comunque essere speso di nuovo nel patrimonio popolare).
Un punto su cui lo stesso presidente Marcello Canovaro, intervistato pochi giorni fa dal Tirreno, ha mostrato di fare parecchio affidamento perché i conti reggano. «I Comuni con l’ultimo bilancio – ha dichiarato – hanno riconosciuto il dimezzamento del canone concessorio, somma che Casalp è tenuta a versare come diritto a fornire il servizio di Erp. Quest’anno si è trattato di circa 1.750.000 euro, dal prossimo passerà a 850mila euro. È un fatto molto positivo perché riconosce che per il sistema Erp non è più possibile mettere a bilancio spese come queste a carico degli assegnatari...».
Ma anche sfogliando il bilancio 2022 si capisce che il problema dei problemi è la massa impressionante di crediti non riscossi accumulati negli anni – diciamo pure nei decenni – ed evidentemente difficile da recuperare. Tanto che, come rivelato dal Tirreno, sia la Corte dei Conti che la Procura hanno aperto un’indagine per capire quanto può essere davvero ritenuto credito “esigibile” a bilancio e quanto è da considerarsi ormai perso.
Una fotografia interessante, in questo senso, la offre lo schema riportato a pagina 9 di quel rapporto. Racconta che fino al 2012 Casalp, che gestisce 8mila case popolari, ha maturato per canoni e servizi accessori (in pratica per affitti non pagati da inquilini morosi) quasi 9,4 milioni di crediti da riscuotere. Una somma che nei dieci anni successivi, fino al 2021, è salita fino a 32 milioni e 332mila euro. Va detto che ogni anno la morosità parte alta, tra il 20 e il 30 per cento, per poi scendere anche all’11 per cento. Prendiamo per esempio il 2013: la società doveva incassare 15,4 milioni di euro, ma in fondo allo stesso anno la morosità sfiorava i 3,6 milioni. Otto anni dopo, a fine 2021, con tutte le azioni messe in piedi nel tempo, ne risultano recuperati circa la metà, visto che la morosità rimasta a bilancio per il 2013 è di 1,7 milioni di euro. Non è poco, ma non basta. l
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