Il Tirreno

Livorno

Il processo

Ipotesi concussione al Comune di Livorno. Il dipendente indagato: «Non ho mai chiesto o preso soldi»

di Federico Lazzotti
Ipotesi concussione al Comune di Livorno. Il dipendente indagato: «Non ho mai chiesto o preso soldi»

Secondo l’accusa avrebbe avuto undicimila da un architetto per una pratica edilizia. Ad aprile la senteza: si va verso la scelta del rito abbrevisto

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LIVORNO. Lo ha ripetuto anche davanti al giudice per l’udienza preliminare Marco Sacquegna, dopo averlo fatto tre giorni dopo la perquisizioni avvenuta nel suo ufficio del Comune di Livorno, sugli scali del Vescovado, nel marzo di due anni fa: «Mai chiesto o preso soldi da quell’architetto».

Daniele Miotto, 48 anni, geometra e dipendente pubblico, prima in forza al dipartimento di edilizia privata, poi trasferito all’ufficio sviluppo e indagato per concussione in concorso con il professionista Andrea Navacchi, ha ripercorso la vicenda giudiziaria che lo vede protagonista. Cercando di spiegare la propria estraneità rispetto alle accuse.

In particolare ci sono due punti sui quali la difesa, l’avvocato è Vinicio Vannucci, ha insistito. Il primo è documentale: «Non c’è traccia dei soldi (circa undicimila euro ndr) che il dipendente avrebbe ricevuto dal professionista». Il secondo, invece, è più profondo e riguarda il possibile movente. In altre parole il dipendente ha spiegato come per la pratica finita al centro degli accertamenti – si trattava di una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) – non servisse alcuna autorizzazione. E nel ruolo che Miotto ricopriva all’ufficio edilizia non avrebbe potuto, anche volendo, influire su eventuali controlli o altri esiti della pratica.

Per capire però la genesi dell’indagine è necessario tornare indietro nel tempo, alla maxi inchiesta della squadra mobile sulla presunta corruzione in Comune che vede tutt’oggi al centro degli accertamenti il geometra Marco Nencioni.

È durante l’interrogatorio di un imprenditore che emerge la notizia di reato nei confronti di Miotto e Navacchi.

In pratica il testimone racconta agli investigatori che in due diverse occasioni: siamo nel marzo del 2015 e nel dicembre dell’anno successivo, l’architetto che seguiva alcuni progetti per suo conto, gli avrebbe chiesto soldi da consegnare al dipendente dell’ufficio pubblico per non incontrare difficoltà nell’approvazione di una pratica edilizia. Un’accusa pesantissima che ha immediatamente fatto scattare alcuni accertamenti e lo stralcio rispetto all’inchiesta principale.

All’alba del 22 marzo di due anni fa a casa di Miotto si sono presentati gli agenti della squadra mobile con i colleghi della municipale. Successivamente gli accertamenti sono proseguiti nell’ufficio del dipendente dove è stato sequestrato il computer e diversa documentazione.

«Nei confronti del mio cliente – ricorda oggi l’avvocato Vannucci – era stata chiesta l’interdizione dai pubblici uffici, richiesta che era stata rigettata». Proprio in quei giorni il primo interrogatorio davanti al giudice. A distanza di meno di due anni la deposizione bis dopo la richiesta di rinvio a giudizio .

Adesso per il mese di aprile il giudice ha fissato una nuova udienza. Miotto ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, una scelta che potrebbe effettuare anche l’architetto Navacchi, difeso dall’avvocato Anna Francini. l




 

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