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I medici livornesi in missione per curare i reni in Nicaragua: «Così combattiamo questa malattia»

di Daniele Stefanini
Nella foto scattata dal nostro Daniele Stefanini in Nicaragua un intervento chirurgico eseguito dal dottor Roberto Bigazzi
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Nella foto scattata dal nostro Daniele Stefanini in Nicaragua un intervento chirurgico eseguito dal dottor Roberto Bigazzi

L’ex primario Roberto Bigazzi con altri colleghi è tornato nello stato centroamericano dove da anni è impegnato in attività umanitarie dalla capitale Managua a Corn Island

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LVIORNO. In Nicaragua, il paese più povero del Centro America, c’è una malattia renale le cui cause sono ancora sconosciute. La Chronic Kidney Disease of Unknown etiology Uncertain, conosciuta con l’acronimo CkDu, è una della ragioni per cui nel paese latinoamericano le patologie renali colpiscono il 30% della popolazione.

Per fare un paragone, in Europa, a fronte di un numero di abitanti di gran lunga superiore rispetto a quello del Nicaragua, che conta 6 milioni di persone, tale prevalenza è del 12%.

Ciò che differenzia la CkDu dalle altre malattie renali studiate nel nostro continente è il fatto di presentarsi in soggetti giovani – tra i 20 e i 45 anni – in assenza di fattori scatenanti come il diabete o l’ipertensione arteriosa e di progredire rapidamente verso gli stadi più gravi della malattia, lasciando al malato poche possibilità di cura se non quella della dialisi o del trapianto renale, operazione che in Nicaragua è ad oggi non praticabile.

Per questo motivo un equipe medica dell’Asl Nord Ovest, in collaborazione con l’associazione Ita-Nica del presidente Mauro Rubichi, attraverso fondi ministeriali e regionali della cooperazione allo sviluppo, ha deciso, da dieci anni a questa parte, di mettere a disposizione le proprie professionalità per cercare di capire e prevenire le cause di questo male che coinvolge molti nicaraguensi.

Grazie al finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della Regione Toscana, anche nell’ultimo anno il gruppo di lavoro dell’Asl ha potuto viaggiare nel paese centroamericano per portare avanti vari studi di ricerca sul tema. Il progetto NicarAgua, che con un semplice gioco di parole specifica uno degli ambiti di ricerca dei dottori livornesi – la qualità dell’acqua – vede come capofila il Comune di Livorno.

La missione, alla quale hanno partecipato il nefrologo Roberto Bigazzi, già primario del reparto di nefrologia del’Ospedale di Livorno, Andrea Grillo, responsabile dell’ufficio cooperazione del’Asl nord Ovest Toscana), Mauro Rubichi, presidente di Ita-Nica Livorno, Giulia Boni Brivio, specializzanda in Nefrologia al San Paolo di Milano e Martina Cinelli, studentessa di Medicina all’Università di Pisa, si è svolta tra novembre e dicembre 2022. Unico assente, impegnato alla presidenza della Società Italiana di Nefrologia, ma che fa parte del gruppo di lavoro fin dalle prime missioni nel paese centroamericano, il professor Stefano Bianchi.

Nelle tre settimane di missione il gruppo di ricerca livornese, oltre ad essere stato ricevuto dal’Ambasciatore d’Italia in Nicaragua, Simone De Santi, e dalle ministre della Salute e dell’Educazione, – con le quali la collaborazione si è consolidata nell’ultimo anno grazie ad un progetto di prevenzione all’insufficienza renale che ha coinvolto diecimila studenti del Municipio di Leon, ha dimostrato tutta la solidarietà necessaria che serve per portare avanti progetti di Cooperazione.

I dati lo confermano: sono state circa 400 le ecografie renali realizzate e 23 interventi di chirurgia di un accesso vascolare per emodialisi, da due ore ciascuno, in tre settimane.
In questo periodo il team livornese ha attraversato il paese da ovest a est. Nei primi giorni della missione il lavoro si è concentrato nella parte pacifica, nelle città e nelle zone rurali limitrofe di Leon e Chinandega. Vulcani, piantagioni di canna da zucchero, di arachidi e di risaie caratterizzano il clima di questa zona: caldo torrido e umidità. Passando dalla capitale, Managua, la missione si è poi spostata nella parte orientale del Nicaragua. Qui, in un clima umido, dato il prolungarsi anomalo della stagione delle piogge, il lavoro è proseguito nella città di Bluefield e terminatonell’isola di Corn Island.

«Un fattore di rischio è una caratteristica, condizione o comportamento che aumenta la probabilità di contrarre una malattia – spiegano i medici livornesi –. Proprio per questa ragione lo studio del progetto NicarAgua si concentra su diversi elementi che potrebbero causare il progredire della Ckdu. Per questo gli ambiti di studio del progetto sono: analisi della qualità dell’acqua; studio dei comportamenti per favorire pratiche giuste per uno stile di vita sano; diversi studi epidemiologici per conoscere la prevalenza della malattia renale in diverse zone del paese».

«Come per ogni progetto di cooperazione allo sviluppo, il lavoro, sia sul campo sia amministrativo che burocratico, si raggiunge attraverso la collaborazione e l’armonia degli attori che vi partecipano», aggiungono i protagonisti di questa missione finalizzata al benessere della popolazione e a cui partecipano anche l’azienda ospedaliera Meyer – centro di salute globale Regione Toscana e il Consiglio Nazionale delle Ricerche Pisa.


 

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