Il Tirreno

Livorno

L'opinione

Basta consolarci ripetendo che a Livorno abbiamo il mare

di Riccardo Pasquinelli
Basta consolarci ripetendo che a Livorno abbiamo il mare

Sono andato in vacanza in una città del nord: ecco quanto siamo rimasti indietro

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Quando capita di mettere il naso fuori da casa quasi sempre finisce che si fanno paragoni con quello a cui siamo abituati. E così una breve vacanza mette in rilievo non solo i pregi della nostra bella Livorno, ma anche i suoi limiti, che cancelliamo pronunciando la solita frase “ma noi abbiamo il mare, tanti se lo sognano…”. Peccato che mentre ci consoliamo col mare facile e la tintarella giornaliera per 4 mesi gli altri rimediano facendo passi avanti e vivendo in città ben diverse dalla nostra, che è la stessa di 40 o 50 anni fa con l’aggiunta di un po’di nuovi quartieri dormitorio in periferia e di un centro agonizzante.

In questi giorni di festa mi è capitato di visitare tre città del nostro nebbioso Nord. Luoghi dove auto, bus, sirene (e figuriamoci motorini smarmittati…) sono oggetti misteriosi, dove le isole pedonali sono enormi e consolidate da anni, dove i parcheggi sono molti e disposti tutto intorno, i trasporti pubblici frequenti e ben organizzati, le strade vivissime, piene di bar e caffè storici, negozi grandi e piccoli di commercianti locali (non le solite catene) , palazzi importanti, musei. Altri dettagli ma non troppo: i corrieri si spostano per le consegne con piccoli mezzi a pedali, in tutte e tre le città nelle isole pedonali circolavano trenini natalizi carichi di bambini e genitori (noi ne abbiamo uno minuscolo al Levante) . Sono progressi, i loro, che derivano da anni di esperienze e di sperimentazioni, di abitudini via via modificate (penso soprattutto alle auto espulse dai centri) mentre a Livorno non si è mai cominciato perché siamo refrattari ai cambiamenti. Certo, bisogna ammettere che altre città sono ben più ricche della nostra, ma contano anche altri fattori: il senso civico, l’impegno, la voglia di cambiare, di migliorare, di organizzarsi in modo più moderno e civile, darsi regole che vanno fatte rispettare.

Siamo sicuri di avere queste doti che possono anche non costare nulla? Non sono un esperto di traffico, ma come si fa a non notare con tristezza che in tutte le città esistono isole pedonali più o meno grandi, che le auto sono sparite, e che invece la nostra isola pedonale (si fa per dire) è via Ricasoli? È vero che Livorno ha una struttura particolare, difficile da gestire e modificare, ma possibile che non si trovi mai un modo per uscirne? A cosa serve il Piano della mobilità sostenibile approvato dal Comune se la mobilità continua a essere insostenibile e ora ci vogliono altri 7 o 8 piani del traffico di zona per arrivare a qualcosa? Misteri dell’immobilità livornese. Che per me è dimostrata anche da un episodio: ci sono voluti 20 anni per dotare il viale Italia e altre strade dei necessari passaggi pedonali rialzati già realizzati da tempo in quasi tutti i Comuni, ma bloccati qui da burocrati ottusi e amministratori indecisi a tutto mentre i pedoni venivano investiti e uccisi sulle strisce. Una assenza di idee e di iniziative che sta portando al progressivo strangolamento del centro: qui non si fa una grande isola pedonale anche perché i commercianti (razza in via di estinzione) non la vogliono e si accontentano di quel poco che offre il convento, gli altri Comuni hanno chiuso al traffico e i loro centri sono pieni di gente e di negozi che funzionano. Cosa ne pensano Confcommercio e Confesercenti? Qual è la loro ricetta per il futuro? Direi che c’è poco da sperare: a Livorno non c’è il minimo segnale di un cambio di rotta. E si va avanti così. Dove non si sa.

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