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Bagnoni ricorda Crudeli. «Quei giorni a studiare il linfonodo sentinella. Era avanti di trent’anni»
Scomparso a 87 anni il professore, originario di Carrara, specializzato in dermatologia, cardiologia e chirurgia plastica, era stato primario della Dermatologia dell’ospedale di Livorno dal 1986 al 1999
LIVORNO. Aveva 87 anni il professor Ferdinando Crudeli. Originario di Carrara, specializzato in dermatologia, cardiologia e chirurgia plastica, era stato primario della Dermatologia dell’ospedale di Livorno dal 1986 al 1999, dopo aver lavorato al Santa Chiara di Pisa e aver diretto il reparto anche a Pistoia.
Livorno era diventata la sua città. Qui aveva deciso di trasferirsi e qui è rimasto anche dopo essere andato in pensione, in via Urano Sarti, a Banditella, a pochi metri dal mare che amava, lui appassionato di barche ma anche di aerei, al punto da avere in tasca il brevetto di volo.
È morto alcuni giorni fa, ma la notizia è stata resa nota soltanto ieri, in linea col carattere schivo, riservato, che l’ha sempre contraddistinto. Lascia il figlio Carlo, che lavora all’estero per la Croce Rossa Internazionale.
Sotto la sua guida, nel 1997, agli Spedali Riuniti fu effettuato, tra i primissimi in Italia ed in Europa, l’intervento di linfonodo sentinella per melanoma. È una delle sue più importanti eredità. Insieme allo sviluppo della dermatologia chirurgica ed oncologica e all’introduzione della tecnologia digitale nella diagnostica dermatologica.
L’altra sua grande eredità è il patrimonio umano: i suoi allievi. Quattro primari si sono formati sotto la sua guida, Roberto Cecchi, Andrea Giomi e i livornesi Massimo Ceccarini, scomparso alcuni anni fa e Giovanni Bagnoni, attuale direttore del reparto. «Una persona di un rigore straordinario, perfino duro nel modo di porsi. Un uomo che io ho sempre definito il mio maestro e dico fortunato chi ne ha uno», lo ricorda Bagnoni. «Ci ha dato un’impronta fortissima, dal punto di vista tecnico, perché ha avuto l’intuizione dell’evoluzione di tipo oncologico e chirurgico della Dermatologia, l’ha estratta dalla nomenclatura latina portandola verso il mondo anglosassone, un medico avanti di trent’anni che guardava dove gli altri non vedevano. E poi c’era l’aspetto umana e soprattutto etico: faceva della serietà il principale valore».
Bagnoni, che di Crudeli era anche concittadino, entrambi avenzini, racconta: «Uno dei ricordi più belli che ho è il mio primo giorno di lavoro all’ospedale di Livorno, era il 1993, dopo tre anni da frequentatore del reparto. Il professore mi consegnò il camice, poi mi accompagnò all’ingresso dell’ospedale, c’erano il professor Vizzoni, il direttore dell’ospedale, ai tempi questo era il rito. E poi quelle giornate passate a lavorare sul linfonodo sentinella, quasi nessuno sapeva farlo in Italia, abbiamo studiato tanto, andammo a Cesena dal professor Giorgio Landi, l’unico che lo fece prima di noi».
«I dieci anni passati con lui ci hanno trasmesso una visione e un imprinting che ci siamo portati dietro tutta la vita. Chiedeva tantissimo a noi che eravamo i suoi collaboratori ed era molto severo», continua Bagnoni che ne evidenzia «la grande esperienza clinica a livello diagnostico, un antesignano che aveva capito il legame strettissimo con l’anatomia patologica, con la radio-diagnostica, la medicina nucleare e l’oncologia medica, ma anche a livello chirurgico: era anche chirurgo plastico, con una manualità straordinaria ed era stato tra i fondatori della Sidco, la Società italiana di dermatologia chirurgica ed oncologica».
Anche quando alle soglie del nuovo millennio Crudeli aveva appeso il camice al chiodo, il rapporto con i suoi medici era rimasto intenso. «Andavo a trovarlo spesso a casa sua – racconta Bagnoni –, per lunghissimo tempo mi sono confrontato con lui chiedendogli valutazioni. Per noi era una spalla su cui appoggiarsi e un’enciclopedia medica sempre a disposizione. Una perdita enorme».
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