Gioco
Inceneritore spento a ottobre se i conti di Aamps tornano
Sindaco con Simoncini e Cepparello: «L’equilibrio di bilancio è necessario». I costi per rimetterlo a norma e la fase transitoria in attesa di Peccioli
LIVORNO. Adesso cosa farà il Comune di Livorno? Ora che Aamps ha messo nero su bianco quanto può pesare, sui bilanci aziendali, lo spegnimento dell’inceneritore del Picchianti a ottobre 2023? Si manterrà in vita un impianto che ormai tutti, anche i più filoindustriali, ritengono obsoleto? O si smaltirà all’estero e comunque fuori regione, aspettando (e sperando che i tempi siano rispettati) l’ossicombustore di Peccioli?
Lo scenario fotografato da Aamps, di cui ieri Il Tirreno ha anticipato i contenuti, pone di fronte a interrogativi ancor più stringenti. Anche perché la lettera che l’amministratore unico Rossi ha inviato al sindaco Salvetti , agli assessori Simoncini e Cepparello, al dirigente comunale Gonnelli e al presidente di RetiAmbiente Fortini fotografa un bilancio indica una strada comunque costellata da ostacoli. Che si chiamano costi. Una parte legata alle assunzioni degli spazzini, l’altra – appunto – ai costi di uno stop a ottobre dell’impianto che porterebbero a un disavanzo, per le casse di Aamps, di circa 4,4 milioni. Tanto che nella relazione si fa presente che, tenere in vita l’inceneritore fino alla fine del 2023 (appena due mesi in più), farebbe risparmiare alla partecipata qualcosa come 1,8 milioni.
«Se lo dice Rossi...»
«La lettera inviataci da Raphael Rossi, con i suoi contenuti – spiega il sindaco Salvetti con gli assessori Simoncini e Cepparello – fa parte di un percorso che questa amministrazione richiede fermamente venga fatto in questo anno per comprendere al meglio l’evoluzione del bilancio di Aamps alla luce dei vari scenari ipotizzabili. Non è il passaggio definitivo ma l’elemento intermedio di un percorso a cui il sottoscritto tiene più di ogni altra cosa sul fronte delle nostre partecipate. Il fatto che a firmarla sia l’amministratore unico Rossi sgombra il campo da tutte le illazioni, che qualcuno ha provato a diffondere, secondo le quali il suo unico mandato fosse quello di spegnere l’inceneritore senza se e senza ma. Rossi siede al vertice dell’azienda per gestirla al meglio, nell’interesse della città, avendo come principale riferimento i conti e le circostanze oggettive che hanno avuto in questi anni una evoluzione variabile (vedi covid, guerra e costo dell’energia)». L’obbiettivo era quello di uscire dal concordato, entrare in Reti Ambiente e consolidare l’azienda sia a livello occupazionale, che nella qualità dei servizi, sia naturalmente a livello di bilancio. Cosa che è avvenuta in questi tre anni e mezzo in maniera evidente e convincente.
Chiudere a tre condizioni
«Il sottoscritto con gli assessori Cepparello e Simoncini e la maggioranza con il programma elettorale – si dice – sono sempre partiti dal solito assunto “si proceda alla chiusura dell’impianto in maniera definitiva ad ottobre 2023 solo se ci sono le garanzie sui livelli occupazionali, sull’equilibrio di bilancio e sulla gestione in ambito regionale dello smaltimento dei rifiuti”. Si tratta di una posizione ufficializzata in un documento del maggio 2019 e confermata a più riprese e non ci si muove da questa che è posizione di buon senso e da amministratori non certo avventati. Se anche solo uno di questi tre elementi non troverà conferme certe l’amministrazione non darà il via a nessuna azione che modifichi immediatamente il quadro attuale che ha portata a tre ottimi bilanci consecutivi e darà mandato all’azienda di modificare il piano per il superamento dell’inceneritore».
Rimessa a norma e Tari
Quanto può costare rimettere in condizione il Picchianti di funzionare? E quando potrebbe essere conveniente. Se parliamo di una cifra di 10 milioni da ammortizzare in 4-5 anni è un conto. Spenderne 20 quando nel 2026 entra in funzione Peccioli, può non essere conveniente
«Se il superamento dovesse essere obbligato dagli alti investimenti per rimetterlo a norma - dice la giunta - o da una più complessiva politica impiantistica di Reti ambiente gli eventuali effetti di tale superamento, qualunque essi siano, dovranno essere presi in carico e gestiti senza nessuna ripercussione sulla tariffa e sugli assetti dell’azienda. Siamo per altro in attesa di avere notizie più certe sul quadro impiantistico a cui sta lavorando RetiAmbiente anche per un quadro più delineato sulle tempistiche e sulle alternative dopo la chiusura dell’inceneritore».
Salvetti rivendica un percorso trasparente con gli interlocutori, Aamps e RetiAmbiente. «Non esistono carte segrete sul futuro di Aamps – replica –. Stiamo parlando di un'azienda che abbiamo trovato sull'orlo del precipizio, che abbiamo traghettato fuori dal concordato preventivo e che, progressivamente, sta migliorando l'erogazione dei servizi offerti ai cittadini. Al contempo si tratta di un'impresa che ha storicamente una vocazione industriale che vogliamo contribuire a consolidare e rinnovare facendo quadrare i conti, garantendo ogni singolo posto di lavoro alle maestranze e operando nell'ottica di uno sviluppo sostenibile all'interno di un sistema di economia circolare. In questo percorso abbiamo trovato una proficua sinergia con i vertici dell'azienda così come con quelli della holding RetiAmbiente. Insieme stiamo dialogando ed operando giorno dopo giorno per dare risposte concrete a tutte le necessità emerse evitando di gravare sui conti della pubblica amministrazione e, quindi, sulle spalle dei cittadini. Confermiamo di avere la convinzione di avere tracciato il solco più praticabile e realizzabile possibile e che, con il sostegno di tutti gli attori coinvolti, possiamo finalmente garantire ad Aamps un futuro di grande prospettiva».
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