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«False nozze per restare in Italia», fra i condannati un 73enne livornese: «Si è finto zio della sposa»
Livorno, l'uomo ha patteggiato un anno di reclusione e mille euro di multa: «In un caso ha svolto anche il ruolo di testimone del matrimonio»
LIVORNO. «Non erano matrimoni di interesse, ma vere e proprie frodi della legge. Celebrazioni funzionali al conseguimento di un obiettivo illecito, ovvero la regolarizzazione della permanenza sul territorio nazionale, altrimenti non possibile, degli extracomunitari non in regola con le norme che ne disciplinano la permanenza in Italia».
È un passo delle motivazioni che il giudice dell’udienza preliminare Mario Profeta ha messo nero su bianco nella sentenza per i patteggiamenti di Franco Raminghi, Eleonora Puntoni (condannati a un anno di reclusione e a mille euro di multa) e Juan Carlos Martinez (dieci mesi). Per tutti e tre, il gup, ha previsto anche la sospensione condizionale della pena. Sono le uniche motivazioni al momento disponibili, quelle relative alle pene concordate fra le parti, visto che il deposito dei riti abbreviati avverrà fra qualche mese. «Raminghi – scrive il giudice – era risultato coinvolto attivamente nel matrimonio fra Jari Bartolini e Kensy Beatriz Melendez Cabrera, organizzato da Sandoval e celebrato il 21 novembre del 2017. La prova del suo coinvolgimento è emersa l’anno successivo, quando la donna ha avuto la necessità di ottenere dalla questura un permesso di soggiorno che, grazie all’intermediazione di Sandoval che era in frequente contatto con Raminghi, le era stato da loro fornito. Sandoval aveva mantenuto i contatti che avevano preceduto la richiesta alla questura della carta di soggiorno con la donna e, contemporaneamente, aveva impartito a Raminghi disposizioni affinché la accompagnasse dalla stazione ferroviaria di Livorno negli uffici della questura, dove si sarebbe dovuto spacciare quale zio della donna, in vista del rilascio del nuovo foglio di soggiorno che le era stato effettivamente rilasciato per pochi mesi».
Secondo quanto evidenziato dal giudice, inoltre, Raminghi avrebbe avuto «un ruolo ancor più marcato in occasione del matrimonio fra Riccardo Santuari ed Evelina Cristina Ortiz, celebrato il 21 maggio del 2018». «La Ortiz, giunta in Italia alla fine del 2017 – si legge nelle motivazioni della sentenza – si era recata a Livorno dove l’aspettava Sandoval, che le aveva fatto presente di avere “un tizio perfetto per lei” e che per avviare l’operazione avrebbe dovuto pagare 200 euro». Nelle intercettazioni, lo scrive il giudice motivando il patteggiamento del settantatreenne livornese, Santuari (condannato a un anno e mille euro di multa ndr) avrebbe percepito per le false nozze «750-800 euro». «Il ruolo di Raminghi – scrive ancora il giudice Mario Profeta – era stato quello del testimone delle nozze, perfettamente consapevole della fittizietà dell’accordo matrimoniale, funzionale al rilascio dell’atto di matrimonio, cui l’ufficiale della Stato civile non si sarebbe prestato laddove fosse stato a conoscenza che i due sposi non intendevano assumere l’obbligo di reciproca assistenza morale e giuridica». Il tribunale, inoltre, definisce Raminghi «facilitatore delle pratiche connesse alla permanenza nel territorio dello Stato delle persone straniere, altrimenti prive di titolo».
Il giudice dell’udienza preliminare, nella stessa udienza, ha inoltre dichiarato il non luogo a procedere per non aver commesso il fatto per un’altra delle indagate dell’inchiesta, la quarantaduenne Ana Iris Batista Perdomo, originaria di Santo Domingo (in Repubblica Dominicana) e residente nel comune di Castagneto Carducci. «Non ha partecipato alla celebrazione del matrimonio contestato – spiega il suo avvocato, Mario Bartoli – non avendo fatto nemmeno da testimone, ma solo come invitata quale amica della sposa, ritenendo che il matrimonio fosse regolare e non ha concorso all’ottenimento del permesso di soggiorno, recandosi in questura una volta sola per accompagnare l’amica di infanzia che conosceva poco l’italiano per il ritiro del permesso. Non riesco a capacitarmi – conclude Bartoli – del coinvolgimento della mia assistita, la quale non ha commesso alcun reato». l
S.T.
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