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Livorno in lutto, addio a Diana casalinga e poetessa
Tomadini nel 2013 aveva pubblicato la raccolta di opere "Bolle di vita". Il ricordo del figlio: «Era una donna con tantissime passioni oltre alla scrittura»
LIVORNO. Era una casalinga piena di passioni Diana Tomadini, morta nella sua casa nel pomeriggio del primo giorno dell’anno a 71 anni da compiere a maggio. Amava fare l’uncinetto e negli anni aveva preparato decine e decine di maglioni e di calzini per i suoi tre figli, anche quando loro ormai erano cresciuti. Poi amava scrivere poesie, tanto che nel 2013 era riuscita a pubblicare una raccolta delle sue migliori creazione. Il libro si chiama Bolle di vita ed è stato pubblicato da Book Sprin. 140 pagine di puro amore per la scrittura. «Questo libro racconta un po’del mio sentire - scrisse lei nella presentazione -, e non so dire quanto sia importante quello che ho scritto ma so che ho aperto le mie porte segrete per lasciare entrare chi di voi lo vuole. Spero che riusciamo a condividere emozioni che valga la pena di sentire ed a incontrarci ancora con piacere».
In una delle sue poesie, Siamo così, scrive «Sono particella, io/ frullata nel mosto della vita/ sono nel brindisi totale; /da me mi bevo e mi offro a bere/Sono pensiero fisico/ che mi dilata e mi riduce; /non esiste dimensione obbligata/ sono qualunque cosa io e anche tu». E chissà cosa è ora Diana Tomadini che, come detto, lascia tre figli: Valerio e Daniele, che sono gemelli di 55 anni, e Stefano di due anni più grande. Lascia anche l’amato marito, Fabrizio Ceselli, con cui aveva trascorso tutta la vita. Una vita di amore e di rispetto, perché per lei la famiglia veniva prima di tutto. Prima del lavoro, prima delle soddisfazioni personale. Non c’era realizzazione del sé che non dovesse prima fare prima i conti con l’amore per i figli e per il marito.
«Mia mamma era una casalinga ma ha sempre avuto tante tante passioni - la ricorda il figlio Valerio -. Era sicuramente una grande lavoratrice per l’impegno che metteva nella cura della casa e della famiglia, ma poi amava fare l’uncinetto. Non vi dico quante cose ha fatto per me e i miei fratelli. Poi aveva la passione per la scrittura. Passava ore e ore a scrivere poesie bellissime. Ed è riuscita anche a pubblicarne alcune. Poi ha dovuto smettere perché piano piano ha iniziato a perdere la vista, quindi non riusciva più a farlo. La malattia le ha tolto tutte le passioni ma non si è mai arresa veramente». Il feretro si trova alla Misericordia dell’Ardenza da dove stamani partirà per andare alla chiesa dei Salesiani dove stamani, alle 10. 30, verranno celebrati i funerali. Poi verrà cremata.
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