Gioco
Leonardo ed Enea, primo e ultimo nato a Livorno. I genitori: «Emozione unica»
Il primario Sergio Abate: «L’ospedale torna a essere attrattivo». Ecco il racconto dei due parti arrivati a sedici ore di distanza l'uno dall'altro
LIVORNO. Aveva fretta di venire al mondo, Leonardo, il piccolo di tre chili e quattro, nato con tre settimane di anticipo alle 18. 32 del 31 dicembre. È l’ultimo nato del 2022. Con lui l’anno chiude con 827 nascite, solo tre in meno rispetto all’anno precedente, a dimostrazione del fatto che l’ospedale di Livorno è riuscito a frenare la denatalità e, grazie anche al personale che lavora nel reparto di ostetricia e ginecologia, sta tornando a essere attrattivo. «È un aspetto molto positivo. L’azienda ha tenuto ed è riuscita a contenere le fughe. Anzi, sta attirando sempre più persone da fuori», spiega a Il Tirreno il primario del reparto, Sergio Abate, che prima di arrivare a Livorno ha diretto per dieci anni i reparti di ostetricia e ginecologia degli ospedali di Sanremo e Imperia. È esperto in chirurgia laparoscopica ginecologica maligna e benigna e infertilità di coppia. Tra gli obiettivi che si è posto arrivato agli Spedali Riuniti c’è la riduzione dei parti cesarei.
Leonardo, dicevamo. Lui è il primo figlio di Cecilia Savatteri e Tommaso Mantellassi. 28 anni lei, 27 lui. Si sono conosciuti all’ultimo anno di liceo e da allora non si sono più lasciati. Si sono sposati lo scorso giugno e lo avrebbero fatto anche prima se non ci fosse stato il Covid.
Lui è un marittimo. Lei è una commessa e lavora da Pandora. Le manca un anno e mezzo per laurearsi in scienze dell’educazione. «Ho interrotto per la gravidanza, ma riprenderò sicuramente il prima possibile. Voglio laurearmi, ma avevo altre priorità». Vorrebbe insegnare. D’altronde ama i bambini. «Ho sempre saputo di volere figli», racconta a Il Tirreno, poche ore dopo il parto. Accanto a lei c’è la mamma.
È stato un parto non semplice, il suo. «Mi si sono rotte le acque tre giorni fa- racconta ancora Cecilia -. Sono venuta all’ospedale e mi hanno indotto il parto per tre volte. Poi sono partite le contrazioni. Mi hanno portata in sala parto ma il bimbo non usciva. Dopo sei ore di spinte e 13 ore di travaglio hanno deciso di farmi il cesareo».
Sedici ore dopo, alle 10.36 di ieri, è nato Enea, il figlio di Elisabetta Kokonzoi e Erm Shehu. Sono originari dell’Albania. Lui è arrivato in Italia sei anni fa dopo aver vissuto dieci anni in Grecia. «Mio fratello viveva già qui – racconta -. Sono venuto a trovarlo e poi ho deciso di fermarmi. Si sta bene a Livorno». Ha trovato lavoro in un’impresa edile. «In Grecia avevo cambiato diversi lavori, qui sono più stabile». Elisabetta ed Erm, 27 anni lei e 34 lui, si sono conosciuti in Albania tre anni fa. Lei aveva già una bambina, Emanuela. Un anno fa anche lei si è trasferita in Italia. E ieri ha messo al mondo il suo piccolo Enea, il primo nato del 2023.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
