Il Tirreno

Livorno

Storie di Natale

Abiti di seta, aureole d’oro, pezzi d’arte Il presepe-museo del prof del Cecioni

di Franco Marianelli
Abiti di seta, aureole d’oro, pezzi d’arte Il presepe-museo del prof del Cecioni

A casa di Raffaello Panattoni una rappresentazione monumentale della natività L’autore insegna italiano e latino al liceo: «Giro l’Italia per trovare ogni oggetto»

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Livorno Se avete la buona sorte di resistere ai ripidissimi tre piani del suo appartamento (percepiti sette) nella Livorno antica tra via Tonci e via del Seminario, si spalancherà davanti ai vostri occhi uno spettacolo unico: un presepe monumentale da far invidia a quelli che durante le festività natalizie vengono allestiti nelle basiliche più famose. Il luogo è l’abitazione di Raffaello Panattoni, insegnante di italiano e latino al liceo Cecioni.

In una casa-museo, di per sé opera d’arte per la raffinata maniacalità della scelta delle suppellettili e quant’altro, metterebbe a disagio il visitatore se non fosse per l’epigrafe marmorea in greco che sovrasta la porta d’ingresso “Bussate e vi sarà aperto”. Una succursale in grande di San Gregorio Armeno: la vasta biblioteca è sottratta alla vista dal presepe stesso: tre metri quadrati per due, per circa due metri di altezza. La base e le numerose terrazze sono realizzate in cartapesta, i personaggi in terracotta (i principali alti quasi mezzo metro), accessori in sughero.

Non si pensi che il professor Panattoni ogni anno rimonti pedissequamente il presepe dell’anno prima come facciamo tutti. «Sono sempre alla ricerca di nuovi pezzi e ogni anno mi piace modificare il presepe – racconta –. Viaggio molto per questo e un punto di riferimento non poteva che essere Napoli o meglio Torre del Greco dove trovo sempre pezzi interessanti. Ma anche al mercatino di Porta Portese».

La passione del professore ha origini antiche. «Il mio riferimento culturale è “Natale in casa Cupiello”, l’immortale opera teatrale di Eduardo De Filippo, opera che dà un’immagine di un presepe immerso, appunto, nelle dinamiche familiari di casa Cupiello. Magi e pastori che convivono con un pessimo caffè, una figlia infedele, etc... Più che immagine religiosa un rito familiare da vivere assieme».

Tra l’altro la Chiesa “sdoganò” il presepe solo grazie a san Francesco. «Anche se in realtà – precisa – san Francesco realizzò solo una rappresentazione della natività nella famosa messa nella grotta di Greccio. La Chiesa ufficiale alla fine accettò il presepe pur con tutte le “infiltrazioni” pagane perché alla fin fine ritenne che non nuocesse alle liturgie ufficiali. Ma Francesco rischiò il rogo – sorride il professore – meno male che il papa era suo amico quindi...».

Panattoni apre l’album dei ricordi. «Da bambino i miei mi portarono a vedere quello realizzato a Roma nella basilica dei santi Cosma e Damiano in via dei Fori Imperiali. Ne rimasi colpito. E da lì…».

Eppure non si pensi a un prof tutto casa e chiesa. «Se mi chiedono se sono religioso ho difficoltà a rispondere. Diciamo che considero il mio impegno alla realizzazione del presepe come una risposta ad un Natale fatto di “lucine”, un Natale di “plastica”. Il mio presepe vuole rappresentare sentimenti, la voglia di stare insieme, di socializzare, di stare in famiglia o comunque con le persone a cui si vuole bene».

È un presepe ricco ma non sfarzoso. «Lo definirei una via di mezzo tra i due stili napoletani ovvero tra quello “aristocratico” e quello “popolare”. Ed infatti fra le decine di personaggi rappresentati vi sono nobildonne (con abitini di vera seta) e popolani che esercitano tutti i mestieri possibili (c’è anche l’ubriaco che mestiere non è ma, diciamo, uno stato d’animo)».

Mentre lo guarda ci indica una statua. «La vede quella statuina? Vi ho ristampato un’altra faccia che ho trovato a Napoli (sic). Vede l’altra? Mi è costata settecento euro ed è realizzata in fil di ferro e stoppa».

Lui non lo dice ma da un calcolo approssimativo sul mercato la completa opera di Panattoni varrebbe una cifra a quattro zeri. E a scanso di equivoci tutti i personaggi hanno arti inferiori e superiori mobili quasi potessero spostarsi da soli da un lato all’altro come in “Una notte al museo. «Vede quel magio? Sapesse quanto mi è costato il tessuto del vestito…».

La geniale ricercatezza di Panattoni fa sì, ad esempio, che il san Giuseppe dell’anno scorso non lo convinca più di tanto, motivo per il quale quest’anno ha “trapiantato” sui connotati del padre putativo del bambinello del 2021 una nuova espressione ovvero una nuova testa trovata in uno dei suoi mercatini.

Effettivamente se i protagonisti del presepe vogliono raffigurare gli umani dovrebbero tener conto del cambiamento dell’umore. E si torna a Casa Cupiello con l’intreccio tra personaggi veri e quelli di terracotta. E la sua ultima modifica qual è stata? «Guardi la Madonna… Cosa nota dietro la nuca? C’è un’aureola, ma in realtà è un anello che ho trovato a Napoli che come prezioso non mi piaceva ma come aureola l’ho trovata perfetta». l


 

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