Gioco
Dal carbone alle lettiere per gatti: un secolo della famiglia Laviosa
L’azienda livornese è leader al mondo per i prodotti a base di bentonite. Per Natale ha regalato un bonus di seicento euro ai suoi 400 dipendenti
LIVORNO. La storia di un’azienda, della sua azienda, la immagina come una staffetta. «Uno corre e cerca di non ridurre la velocità, ma a un certo punto non ce la fa e passa il testimone. Noi non possediamo niente. Quello che abbiamo, lo abbiamo in prestito», dice Giovanni Laviosa, presidente di Laviosa chimica mineraria, azienda leader per i prodotti a base di bentonite che estrae, lavora e commercializza in un’ampia gamma di prodotti sia industriali (additivi specifici per vernici, industria cartaria, detergenti, enologia) sia per il mercato consumer (lettiere per gatti). Un’azienda da circa 400 dipendenti e 100 milioni di fatturato nel 2022. La loro, di staffetta, va avanti da cento anni.
Erano gli anni Venti, infatti, quando il nonno dell’attuale presidente della società si trasferì da Genova a Livorno. Nel 1922 fondò l’agenzia marittima di importazione di carbone, che all’epoca si usava ancora come combustibile. Era una piccola fabbrica in via Mastacchi che si occupava solo di attività commerciali e di servizi. È negli anni Cinquanta, con la seconda generazione Laviosa, che l’azienda si apre alla bentonite e inizia l’espansione. Oggi l’azienda ha tre stabilimenti in Italia; due a Livorno e uno in Sardegna. All’estero è presente dove si trovano miniere di bentonite, quindi in Turchia, India, in Cina e in Francia. «Livorno è un’eccezione, non ci sono miniere – spiega Giovanni Laviosa -, ma mio nonno la scelse perché era strategica, avendo il porto».
Nonostante l’attività legata alla bentonite sia quella principale, il gruppo Laviosa continua a comprendere le attività logistiche della Laviosa Maritime, agenzia marittima, spedizioniere e operatore terminalistico. Il mercato qui non accenna a diminuire. «Il mondo è più grande di prima: le esigenze di spostare le cose aumentano, non diminuiscono», continua Laviosa. Nella parte industriale il mercato è diviso in due. «C’è la parte dei prodotti per l’igiene degli animali e quello degli additivi industriali. In quest’ultimo caso, il mercato europeo è saturo: non vedo crescite che vadano al di là dello scorso anno dovuto all’inflazione. Vedo crescita invece nel mercato indiano dove sta migliorando, seppur lentamente, il livello di vita, quindi hanno bisogno di infrastrutture. E vedo crescita soprattutto nell’altra fetta di mercato. Cambia la famiglia, cambia il rapporto con i familiari. C’è un sacco di gente che è sola con tanti gatti. Molti spostano sul gatto le attenzioni che non hanno su persone. Qui vedo una notevole possibilità di sviluppo».
Adesso nell’attività ci sono anche due dei quattro figli di Giovanni Laviosa, Olimpia e Umberto. Da anni però la famiglia ha firmato un patto, il patto di famiglia, per «dividere gli interessi della famiglia da quelli dell’azienda». La famiglia, dice il presidente della società, «ha una vocazione alla solidarietà, a tenere tutti sullo stesso piano, anzi tende ad aiutare chi è più debole. L’azienda ha una logica diversa: sta sul mercato in cui si muove, premia la competenza, la passione, la dedizione. Devo tenere conto delle persone che lavorano qui. L’organizzazione tipicamente familiare in cui chi arriva si siede al posto d i responsabilità, indipendentemente dalle proprie capacità, secondo me non necessariamente garantisce per il futuro dell’azienda».
Come si concretizza un patto di famiglia? «Si stabilisce che puoi ricoprire un ruolo solo se hai un percorso e solo se sarai riuscito a fare dei passi». C’è anche un garante, una persona che conosce la famiglia, che segue i ragazzi quando studiano e quando lavorano. «Secondo me fa bene, – continua Laviosa -. Ci sono aziende familiari dove sono un battaglione, ma non può funzionare senza un patto, anche perché il padre rispetto al figlio non sempre è obiettivo, ma lo è nei confronti del figlio del fratello. Anche i Ferragamo hanno un patto di famiglia di ferro. Si dice che va in azienda solo chi ha il titolo. Devo dire che non è facile: non è semplice separare il rapporto con il padre da quello con il presidente. Però avere un contratto scritto aiuta».La famiglia/azienda si riunisce due volte all’anno. «Non si parla solo dell’azienda – spiega Laviosa – ma anche delle prospettive di ciascun membro del patto».
Dieci anni fa è nata anche la Fondazione Carlo Laviosa con l’obiettivo di «restituire qualcosa al territorio in cui stiamo». Una Fondazione che si è legata subito alla fotografia. «È diventata così coinvolgente che abbiamo avuto l’impressione di esserci caratterizzati nella fotografia. In realtà la fotografia ci serviva solo per rappresentare quello che facciamo». Ed è così che sono nate mostre come quella che si è tenuta lo scorso anno al Museo civico Giovanni Fattori dove sono state esposte 125 foto selezionate dal quarto concorso “Fotografia e mondo del lavoro” promosso dalla stessa Fondazione insieme al Comune di Livorno. Sempre lo scorso anno la Fondazione ha portato in città la mostra “Life’s a beach” di Martin Parr, uno dei giganti della fotografia contemporanea, noto per aver trasformato la foto documentaristica in foto d’arte attraverso un punto di vista originale e un uso del colore esasperato.
Quest’anno, come detto, l’azienda ha compiuto cento anni e li ha già festeggiati in tutti i paesi in cui è presente. «È stato bello vedere che in ogni paese c’è stata una festa diversa in base agli usi e costumi locali», ricorda Laviosa.
Non solo, quest’anno l’azienda ha voluto fare anche un regalo di Natale ai suoi dipendenti. Durante il pranzo di fine anno Giovanni Laviosa ha comunicato che, con la retribuzione del mese di dicembre, tutti i collaboratori di Laviosa Chimica Mineraria riceveranno un bonus pari a 600 Euro. «Un aiuto per tutti, in tempi non facili, costruendo le condizioni per una vita decorosa».
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