Il Tirreno

Livorno

La tragedia

Livorno, ucciso a 40 anni da un tumore. Gli amici: «Incredibile la sua generosità»

di Stefano Taglione
La vittima
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La vittima

A Livorno ormai da 20 anni, lavorava come operaio agricolo e in Senegal manteneva otto familiari: «Non ha mai conosciuto la figlia di 11 anni»

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LIVORNO. Abitava nel centro di Livorno da 20 anni. In via Carlo Bini, non lontano da piazza Mazzini. E in Senegal, nella sua città natale di Touba, ha lasciato la figlia di 11 anni che non ha mai conosciuto. «Quando è tornato in Africa per l’ultima volta, nel 2011 – racconta il presidente della comunità senegalese di Livorno, Yoro Diaw – sua moglie era incinta e la bambina non era ancora nata, quindi lei non ha mai visto suo padre. Nel suo Paese manteneva loro, le due sorelle e i quattro nipoti. Ora queste persone non hanno più un sussidio, visto che lui era l’unico ad avere uno stipendio sicuro e loro purtroppo sono disoccupate».

Tutta la città è in lutto per la scomparsa di Ba Basse, ucciso da un tumore ad appena 40 anni. Il giovane padre di famiglia – emigrato a Livorno nel 2002 dopo qualche mese trascorso in Corsica – è morto nei giorni scorsi nel reparto delle cure palliative del nostro ospedale. Lavorava ormai da tempo come operaio agricolo in un’azienda di Vada, nel comune di Rosignano Marittimo, dove era molto conosciuto. Da qualche mese si era ammalato e stava combattendo contro il cancro. Una battaglia che purtroppo ha perso, nonostante abbia lottato come un leone. Come è sempre stato abituato a fare fin dalla nascita. «Io sono arrivato a Livorno nel 2008 e lui era già qui – racconta il presidente dei senegalesi della città, Yoro Diaw – ed è stato per tutti noi connazionali un punto di riferimento. Era una persona splendida, buona, gentile: se qualcuno di noi aveva bisogno di un aiuto, lui donava i soldi e rimaneva senza. Un cuore d’oro, difficile trovarne così. Per tutti i senegalesi è sempre stato un punto di riferimento».

Ba, due giorni prima di morire, pur sapendo della malattia allo stato avanzato «è venuto da me per pagare la quota di iscrizione all’associazione dei senegalesi. Io gli ho detto che non importava, ma lui ha voluto versare lo stesso. Diceva che sarebbe stata utile per tutti noi». Un simbolo, per chi è arrivato in città dal Paese africano. Che a Livorno si è integrato alla perfezione. «Quando il Marocco ha battuto la Spagna e il Portogallo – prosegue Diaw – lui era in piazza a festeggiare con tutti noi. Eravamo contentissimi per tutto il mondo arabo, solo uniti si vince. Lui lo sapeva. Anche quando l’Italia ha vinto il campionato europeo abbiamo celebrato la nazionale azzurra, lui prima di me lo ha fatto anche per i Mondiali del 2006. Eppure non era neanche così tanto appassionato di calcio…».

Fervente religioso, frequentava assiduamente la moschea: «Era un vero musulmano – sottolinea il presidente della comunità senegalese – che non beveva alcol, si comportava bene e rispettava le regole. Non come tante persone che fanno finta di esserlo. Rimarrà sempre nei nostri cuori, in quanto punto di riferimento e aiuto concreto per il nostro gruppo. Tutti i senegalesi perdono un amico, ciao Ba».

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