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Il cuore della Livorno che aiuta: in 600 al Natale di Sant'Egidio

Il cuore della Livorno che aiuta: in 600 al Natale di Sant'Egidio

Il pranzo per i bisognosi è stato allestito dentro la chiesa di San Giovanni e in Corea

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Livorno Il pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio ha tagliato il traguardo della sua trentesima edizione (tornando in presenza dopo le versioni ridotte a causa della pandemia del 2020 e 2021). Centinaia di persone si sono riunite per festeggiare il tradizionale evento del 25 dicembre.

Un bel rito, che dal 1992 raccoglie insieme storie incredibili di vita e di amicizia. La prima volta, all’inizio degli anni Novanta, avvenne nell’ex-asilo del villaggio di Corea, con un piccolo gruppo di persone. Ne è passato di tempo da allora: domenica oltre 600 persone sono tornate insieme alla tavola di Sant’Egidio, allestita in centro città, nella chiesa di San Giovanni, ma allargatasi fino alla periferia, in Corea, là dove tutto nacque. Perché a 30 anni di distanza, la rete di solidarietà si è estesa, raggiungendo e sostenendo nei percorsi di ripresa moltissime persone, mescolando chi aiuta e chi è aiutato.

Le storie, dicevamo. C’è quella di Elisabeth venuta dal Perù per cercare lavoro e che ha incontrato Sant’Egidio: «Una famiglia per me, dove ho trovato quella pace e solidarietà che qui si respira, alla quale voglio contribuire, e che sogno anche per il mio paese». O quella di Soumia dal Marocco che ha voluto portare a San Giovanni invitanti dolci marocchini fatti con le sue mani e condividerli con gli altri presenti. «È stata una meravigliosa giornata, un bel pranzo in famiglia», confida a sera. «Grazie a tutte e tutti voi».

Tra i commensali c’è anche Natalia, che conobbe Livorno ragazzina, grazie al programma di solidarietà con le famiglie di Chernobyl, fuggita dall’Ucraina nel marzo scorso, che ora aiuta la Comunità nella raccolta di farmaci e altri aiuti per la sua gente. «Tutti i popoli cercano gioia e futuro, specialmente quelli colpiti dalla guerra, come in Ucraina», commenta Sabatino Caso introducendo il pranzo. «Per molti questo è il primo Natale fuori dalla propria casa, ma non fuori da una famiglia». Diverse le famiglie ucraine ai tavoli, e all’inizio del pranzo il loro augurio di buon Natale si unisce a quelli di Vivien in inglese dalla Nigeria, di Soumia in arabo dal Marocco, di Marina dalla Romania, di Idi e Mamadou in pulaar e wolof, le due lingue principali in Senegal, di Elisabeth in spagnolo dal Perù.

Il vescovo Simone Giusti gira per i tavoli dove tutti hanno il loro posto con il nome indicato sul segnaposto, saluta gli invitati e le persone al servizio una ad una. Nel suo saluto dice con forza: «La pace comincia dal quotidiano, potemmo dire che comincia a tavola, qui ne abbiamo l’esempio». Il sindaco Luca Salvetti, visibilmente colpito dal clima di amicizia e di multiculturalità, aggiunge: «Qui si può fare il giro del mondo a tavola, conoscersi per poi vivere insieme; ed è un piacere per me, una città che accoglie, con cuore e cervello». Il riferimento è alla sinergica operazione della città e della Toscana per l’accoglienza dei migranti sbarcati a Livorno nei giorni scorsi.

Il pranzo prosegue tra antipasti, lasagne, arrosti, polpettoni, contorni, accompagnati dalle parole, dalle storie, dalla simpatia che si respira ai tavoli. Alla fine, l’immancabile brindisi e l’arrivo di Babbo Natale che, insieme ai suoi aiutanti e in mezzo ad un tripudio di applausi, porta un regalo pensato per ciascuno dei presenti, doni trovati e scelti grazie ad una fine tessitura di solidarietà e di attenzione ad ogni persona. Tanti i donatori, gli operatori di Sant’Egidio li ringraziano tutti di cuore.

Gli ospiti alla fine tornano a casa, il volto di tutti è diverso. Il Pranzo di Natale che ritorna è una certezza che ridà speranza. Sulle spalle di tutti, una bella storia che, come una grande coperta calda, lavorata negli anni da migliaia di mani, restituisce calore e forza, per riprendere il cammino. L’augurio nascosto nella gioia sommessa di questo piccolo grande popolo è, per tutti, tornare insieme, a Natale e ogni giorno, davanti alla complessità della vita.

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di Redazione web