Il Tirreno

Livorno

Il lutto

Addio a Uriano, l’ultimo falegname: «Suoi gli arredi dei grandi yacht»

Stefano Taglione
La vittima
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La vittima

Livorno, il ricordo della nuora Lisa: «Ha lavorato fino a 80 anni con grande passione, amava il suo mestiere»

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LIVORNO. Con la sua maestria ha arredato yacht e appartamenti di lusso. Rifiutandosi sempre di lavorare il legno non pregiato, come il compensato. Livorno perde uno degli ultimi falegnami della città, l’ottantaquattrenne Uriano Tamberi. La sua artigianalità, negli anni, era diventata un simbolo per tutti. Fin da ragazzino, infatti, aveva deciso che quello doveva essere il suo lavoro, andando in pensione solamente dopo aver compiuto 80 anni.

Uranio ha perso la vita nel giorno di Natale, con il funerale che si è celebrato ieri, nel giorno di Santo Stefano, a cura delle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni. «Iniziò con una piccola bottega – racconta la nuora Lisa Biricotti – poi si è ingrandito fino ad aprire una grande azienda nell’area industriale del Picchianti che portava il suo cognome. Si rifiutava di lavorare i materiali non pregiati, per lui esisteva solo il legno massello. Era una persona squisita, positiva, che si sapeva rapportare con i giovani. Ottimista per natura, gli piaceva scherzare con tutti, non lo dimenticheremo mai e per noi è una grande perdita».

Il falegname – nato a Lorenzana, nel Pisano, ma cresciuto nel quartiere livornese di San Jacopo – era sposato da 62 anni con la moglie Maria Grazia Aielli, che aveva conosciuto proprio da piccolo nel rione del centro. Insieme hanno avuto due figli, entrambi commercialisti: Stefano e Laura Tamberi. L’artigiano lascia anche tre nipoti, «che amava tantissimo – prosegue la nuora – così come la moglie, con cui è stato insieme per tutta la vita. Un amore bellissimo, perfetto, come non se ne vedono mai al giorno d’oggi».

Fra le passioni di Tamberi anche il Livorno calcio: «Era un cuore amaranto – ricorda Lisa – ed è stato pure abbonato per anni in gradinata. Ha sempre seguito la sua squadra, era legatissimo al mondo del pallone e alla città e alle sue tradizioni in generale». Nel lavoro di tutti i giorni, oltre ai clienti facoltosi, riceveva commesse anche dalle varie ramificazioni dello Stato. «Prima dell’avvento delle grandi ditte, le mega-aziende nazionali e internazionali – racconta la nuora – era il punto di riferimento dell’eccellenza del legno qui a Livorno, l’ultimo vero grande falegname. Ha lavorato anche con l’Accademia navale, lo potevano cercare ad esempio se c’era da allestire un’aula con tanti banchi per gli allievi ufficiali. Lui era specializzato negli interni, ricordo che si occupava degli interni di yacht e case di lusso, appartamenti ma anche ville. Ha smesso di lavorare solo poco tempo fa, quando ormai aveva 80 anni, amava il suo lavoro». l




 

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