Gioco
Ospedale e via Grande: ecco tutti i cantieri di Livorno da aprire «per forza»
Salvetti entra negli ultimi 500 giorni da sindaco: i nodi del mandato. «La squadra non cambierà. E sì, c’è la voglia di fare dieci anni»
LIVORNO. Nella sala cerimonie del Comune, trasformata per l’occasione in una specie di set, il primo sguardo non poteva che rivolgersi alle vicine banchine del porto. Ieri la tradizionale conferenza stampa di fine anno di sindaco e assessori è andata infatti in scena in una giornata particolare per Livorno, mentre al molo 75 sbarcavano i 108 migranti della Sea Eye 4, dirottati dal governo in Toscana all’indomani dei 142 già portati in salvo giovedì della nave di Emergency.
«Fuori c’è una città che si confronta con una situazione grande, impegnativa, con queste persone che arrivano dopo viaggi incredibili, nel caso della seconda nave in condizioni anche più difficili», dice in apertura Luca Salvetti. Una situazione che «dà il senso vero di chi è Livorno, al di là di tutto, delle posizioni politiche...». Così prima di cominciare chiama ad alzarsi, con applauso al seguito, il capo della protezione civile Lorenzo Lazzerini, per poi citare i vertici della Asl (in particolare Cinzia Porrà), il settore del sociale con l’assessore Andrea Raspanti (che intanto si scambia messaggi con i suoi dal molo), il mondo del volontariato e «i livornesi che in un attimo si sono accesi».
Prima di passare al bilancio amministrativo, anche l’accenno a Rocco Pompeo, professore, assessore, pacifista scomparso due giorni fa.
Quindi eccoci alla fine di questo 2022, che di fatto segna l’inizio dell’ultimo vero anno di amministrazione Salvetti. La vogata dei 500 giorni prima delle prossime elezioni amministrative.
Partiamo dalle ultime battute. A chi gli chiede se si ricandiderà, il sindaco risponde che «per me sarebbe bello continuare per concludere il lavoro iniziato, da questo punto di vista c’è sicuramente la disponibilità mia e di tanti assessori». Poi «le valutazioni politiche le devono fare altri, se decideranno che il sottoscritto è ancora la persona giusta ne parleremo, se non sarà così io continuerò a fare il mio lavoro raccontandola, la città». «Certo – dirà senza girarci intorno a margine – la voglia di passare da cinque a dieci anni c’è indubbiamente, non lo nascondo, sarebbe da ipocriti. Cinque anni sono pochi, dieci sono il giusto».
Del resto per tutto il botta e risposta con i giornalisti auto-promuove il lavoro suo e della sua squadra. Di sé dice di essere arrivato «con tanti dubbi» ma «dopo tre anni e mezzo reputo di aver fatto il sindaco come speravo». Ai suoi assessori arriva a dare un «8» in pagella: secondo lui «nell’anno che abbiamo vissuto hanno lavorato alla stragrande» e «no, non cambio nessuno, sempre che qualcuno di loro non mi dica che non mi sopporta più».
L’unico accenno di autocritica, quando gli viene chiesto, è con queste parole: «L’unica cosa che mi viene in mente – e qui guardo Silvia Viviani e tutto lo staff dei lavori pubblici perché quello è il cuore della trasformazione della città – è la lotta corpo a corpo che facciamo ogni giorno con la burocrazia, le tempistiche da seguire, e le difficoltà legate al lavoro delle ditte che vengono chiamate. Ecco, su questo ogni giorno vorrei far meglio».
Ma su quali punti concreti è pronto a impegnarsi con i livornesi e con la maggioranza che lo sostiene da qui al prossimo brindisi di Natale? «I due grandi progetti – risponde – che riguardano il centro, le aree mercatali e via Grande. Per forza, per forza – lo ripete due volte – devono arrivare a un livello di realizzazione importante». Che vuol dire almeno «lavori già partiti prima della fine di questo mandato: in primavera per via Grande e nel 2023 per le aree mercatali. È obbligatorio, voglio chiudere queste due partite, anche se per la realizzazione dei nuovi portici poi ci vorrà un anno e mezzo di lavori a tappe». Sarà la volta buona? «Poi – va avanti a margine dell’incontro – voglio lasciare il percorso sul nuovo ospedale a un punto tale che non si possa più tornare indietro, come è già successo in passato. Il nuovo ospedale si deve fare, non c’è alternativa e questo – sembra parlare in direzione di comitati e forze politiche – è il momento di dare contributi per farlo meglio, non per porre ostacoli». Infine «la partita più grande: far atterrare il Pnrr sul nostro territorio con gli oltre 90 milioni che abbiamo già visto assegnare alla città. Queste sono le direttrici principali del lavoro nei prossimi mesi...».
A proposito di lavoro, il tema dei temi, come è tornato a ripetere pochi giorni fa anche il vescovo Simone Giusti, proprio nell’omelia che ha preceduto l’arrivo delle navi cariche di migranti: cosa ha fatto o ha intenzione di fare questa amministrazione per provare a far crescere l’occupazione in città? Salvetti controbatte citando prima «l’inversione di tendenza, da 28mila a 24mila, dei disoccupati o inoccupati». Poi i posti in Comune o nelle aziende pubbliche (prima i «409 assunti in municipio da inizio mandato» o, per esempio, i 90 spazzini che saranno internalizzati in Aamps). Ok, ma sul fronte degli incentivi al mondo privato e delle imprese? Con l’assessore Gianfranco Simoncini «il primo passo è stato mantenere il lavoro che già c’è», a cominciare dall’Eni: «Due giorni fa è arrivata la notizia che il ministero ha dato l’ok all’aggiornamento dell’autorizzazione che permetterà la continuazione della linea carburanti, dove a fine dicembre decine di posti rischiavano di saltare». Poi «il 29 saremo con il presidente della Regione sui cantieri della Darsena Europa, il porto è il motore dell’economia». Ma soprattutto, se si guarda ad aree per nuovi insediamenti: «Ci siamo resi conto, io per primoche credevo che al di là della Variante ci fosse un mondo da esplorare, che non è così. L’unica area da recuperare per una eventuale fabbrica da 300 posti – è la sintesi – è quella della ex Trw e lì dobbiamo lavorare per sbloccare una situazione che è in mano alle banche. Per il resto rigenerazione urbana», ovvero il recupero di spazi che già ci sono.
Queste sono le premesse per il futuro. Su quello che è stato fino a oggi ogni assessore «dà i numeri», gioco di parole che il sindaco lancia in pasto ai giornalisti con ironia e che però sta a chi legge interpretare. Nei riquadri a fianco i dati scelti da ogni volto della giunta per rappresentare l’ultimo anno del proprio settore. Salvetti sceglie il numero 506: «Le ore di monitoraggio dei fiumi da parte della protezione civile durante le allerte meteo, sapete quanto la città ha sofferto...».
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