Il Tirreno

Livorno

Il progetto

«Mamma, sono salvo»: grazie alla Croce rossa il migrante può avvisare a casa

Flavio Lombardi
I volontari livornesi della Croce rossa
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I volontari livornesi della Croce rossa

Livorno: il servizio si chiama “Restoring Family Links”. Il presidente Artaldi: «Permette di avvisare le famiglie nel Paese di origine»

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LIVORNO. Fra i servizi che la macchina dell’organizzazione ha messo in piedi, anche quello di Croce Rossa Italiana e il suo “Restoring Family Links”. Entrato in funzione da subito e disponibile sin dal primo migrante che già dalla giornata di giovedì ha messo piede nell’ultimo tendone. Si tratta di uffici aperti costantemente su tutto il territorio nazionale, o comunque nelle località in cui gli sbarchi sono all’ordine del giorno e visti come una cosa normale; mai visto in Toscana, regione che attraverso il porto di Livorno, per la prima volta ha toccato con mano le fasi di arrivo da parte dei naufraghi rubati alle onde del Mediterraneo.

Giacomo Artaldi, presidente Cri di Livorno, spiega che il personale è costantemente operativo ed il nucleo labronico ha avuto il supporto di volontari arrivati anche da altre parti della Toscana. Il meccanismo ha cessato la sua attività, quando anche l’ultima persona ha abbandonato la struttura e pronta ormai per partire in direzione della destinazione assegnata. Al momento dell’arrivo, i migranti sono immediatamente supportati dai mediatori culturali che parlano la medesima lingua ed il servizio Restoring Family è attivato dalla federazione internazionale della Croce Rossa. Esso permette di stabilire i contatti con le famiglie.

«Dopo una breve intervista che viene fatta al migrante – dice Artaldi –, ci vengono forniti i recapiti della famiglia di origine. A questo punto la nostra società nazionale contatta la società nazionale del paese da cui proviene il migrante e fa si che possa essere possibile un primo contatto». Un servizio parecchio utilizzato. «La struttura prevede che a seconda delle risposte date durante il questionario, si prenda una strada o l’altra. Se hanno dei parenti in Italia o in Europa con i quali stabilire contatto, oppure se hanno esigenza di comunicare ai parenti in patria che sono arrivati. Magari il babbo o la mamma. In sedici hanno chiesto di comunicare a casa che il peggio è passato e ormai sono al sicuro; altri, avevano dei numeri per raggiungere parenti che sono già qui da noi o comunque nel nostro continente». Artaldi, aggiunge pure che ieri, è stata installata una postazione WiFi per permettere a chi aveva un cellulare di chiamare senza passare da telefoni della Croce Rossa.

Racconta un altro compito Croce Rossa, l’advocacy, cioè la tutela che le istituzioni garantiscono per risolvere problemi reali di queste persone. «Due ragazzi minorenni scesi dalla nave di Emergency, non si conoscevano prima di fare il viaggio. Ma hanno fatto amicizia durante la navigazione ed hanno espresso la volontà di poter continuare il percorso insieme. La nostra struttura si è quindi messa in moto per permettere che ciò avvenisse. E che dire dei volontari che hanno tenuto impegnati i bambini, facendoli giocare mentre le madri stavano assolvendo lì vicino le pratiche burocratiche alle quali erano chiamate?».

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