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Lo sbarco

La nave Life Support a Livorno: il racconto dello sbarco dei 142 migranti. Aperto un centro di accoglienza straordinaria per i minori – Video

La nave Life Support a Livorno: il racconto dello sbarco dei 142 migranti. Aperto un centro di accoglienza straordinaria per i minori – Video

È arrivata stamani intorno alle 7: l’attracco al molo 75. A bordo molti minori accompagnati e una donna incinta. Nell’area del porto appesi alcuni striscioni di benvenuto. Le testimonianze dei naufraghi: «In due anni è la prima volta che dormo, la notte stavo sempre con un occhio aperto perché venivano a picchiarmi»

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LIVORNO. Scortata da una motovedetta della Capitaneria, la "Life Support", nave ong di Emergency con 142 migranti a bordo, ha fatto il suo ingresso nel porto di Livorno intorno alle 7 del mattino. L’attracco al molo 75, i primi controlli dei sanitari e poi lo sbarco dei naufraghi, provati dal lungo viaggio in mezzo al mare. Provengono da Bangladesh, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Eritrea, Guinea, Mali, Pakistan, Somalia: 109 sono uomini, 26 minori non accompagnati di età compresa tra i 13 e i 17 anni, cinque donne - di cui una incinta di 7 mesi – e due bambini con meno di 2 anni che sono con le madri. Tutti gli adulti saranno trasferiti fuori dalla Toscana (40 in Liguria, 40 nelle Marche e 36 in Abruzzo e 36 in Molise), che si farà carico di tutti i 22 minori: quattro di loro resteranno a Livorno, mentre 18 saranno accolti a Piombino nel Cas (il Centro di accoglienza straordinario) fatto predisporre dal prefetto di Livorno, Paolo D'Attilio.  Per domani, nelle prime ore della mattinata, è attesa la nave tedesca Sea Eye 4, con un altro centinaio di migranti a bordo.

«Sono persone - ha detto Rossella Miccio, presidente di Emergency appena arrivata a Livorno - che scappano da violenze, devastazioni e luoghi guerra, siamo felici che finalmente tocchino terra. Il porto di Livorno non è vicino, ma l'importante è essere riusciti a portarli in salvo. Questa è la prima missione in cui una nave di Emergency attracca in un porto italiano». All’arrivo a Livorno i migranti sono stati visitati e sottoposti al tampone Covid. Risultano alcuni casi di scabbia ma in generale le condizioni di salute dei naufraghi risultano buone. 

«Abbiamo messo in campo un percorso dedicato alle donne con bimbi molto piccoli. Ci sarà un ginecologo e verrà fornito servizio di supporto psicologico - ha detto l'assessore regionale alla Protezione civile per la Toscana, Monia Monni – Abbiamo provato a tenere insieme il sistema di efficienza della protezione civile con un po' di umanità. Ci dicono che il viaggio è stato impegnativo ed estenuante, reso più lungo dalla scelta del Governo di assegnare lo sbarco al porto di Livorno. C'è stato un dispiegamento di forze da parte di tutti i dipartimenti civili e regionali molto intenso. Abbiamo montato il campo in pochissime ore - conclude - Oltre 70 persone stanno lavorando, tra volontari e personale sanitario. Per noi è la prima volta che ci troviamo ad affrontare questa situazione. Come sapete il porto di Livorno non è certamente il più vicino rispetto alle rotte migratorie. Abbiamo dato segnale di apertura, solidarietà e competenza. La Toscana ha fatto la sua parte».

Lo sbarco e il piano di accoglienza

La Protezione civile della Regione Toscana si è adoperata fin dalla notte scorsa a supporto della prefettura. È stata attivata la Colonna mobile regionale, spiega una nota, per l'installazione, direttamente sul molo del porto, di un presidio medico avanzato della funzione sanità, e di una serie di strutture a supporto della questura e della prefettura per l'identificazione e lo smistamento dei migranti sbarcati. L'operazione è stata condotta con il supporto di Misericordie, Cri, Anpas e Vab, e con la collaborazione del volontariato locale gestito dal Comune di Livorno. Presenti gli assessori regionali Monia Monni (Protezione civile) e Serena Spinelli(sociale). Il presidio medico avanzato si compone di una tenda principale dedicata al triage dei migranti sbarcati, con annessi sala per "codici rossi" e area pediatria, oltre che due strutture separate per l'isolamento dei casi clinici più complessi e potenzialmente contagiosi. La parte di supporto logistico si compone invece di quattro tende principali, a supporto delle procedure di riconoscimento effettuate dalla Questura, e per dare il necessario aiuto materiale e psicologico ai migranti. La Sala operativa mobile e una unità di Svs per la gestione del vettovagliamento completano il quadro delle installazioni, oltre a strutture logistiche specifiche per la distribuzione degli abiti e per le funzioni di servizio.

Striscioni di benvenuto

Striscioni con scritto “Refugees welcome”, “Dal 1591 qui nessuno è straniero” e “Libertà, nessuno e illegale” sono stati affissi dalla sigla “Livorno solidale e antirazzista” in occasione dell'arrivo nel porto labronico della nave ong Life Support. Alcune decine di persone hanno anche animato un presidio in solidarietà con i naufraghi. «Livorno solidale e antirazzista rivolge un saluto di benvenuto ai naufraghi che saranno sbarcati nel nostro porto - si legge in una nota - e ringrazia gli equipaggi di Life Support e Sea Eye 4, e quanti si adoperano per aiutare queste persone ad affrontare un momento drammatico della loro vita. Purtroppo però la scelta di portare i naufraghi fino a Livorno viene dal ministero degli Interni e non risponde alle esigenze delle persone soccorse, anzi rischia di rappresentare un nuovo ostacolo al soccorso dei naufraghi che che sono stati costretti a patire altri tre giorni di navigazione». «Per questo - prosegue la nota - uniamo la nostra voce alla protesta di Emergency e delle altre organizzazioni che si occupano del soccorso in mare, denunciando la manovra del governo che punta a rendere insostenibile alle organizzazioni il costo dei soccorsi attraverso l'indicazione di porti sicuri estremamente distanti dalle aree di soccorso».

Le voci dei naufraghi

Molti naufraghi, riporta Emergency in una nota, «raccontano di essere stati reclusi arbitrariamente in Libia dove hanno subìto violenze di vario genere». «In Libia, sono stato arrestato tre volte - dice un pachistano soccorso dalla Life Support -. Mi hanno liberato in cambio di soldi, me li facevo mandare dai miei parenti che vivono in un villaggio molto povero del Kashmir. Si sono dovuti indebitare per potermi aiutare».

«È la prima volta che dormo in due anni - racconta un somalo appena maggiorenne - In Libia lavoravo come muratore per poter sperare di imbarcarmi. La notte stavo sempre con un occhio aperto perché venivano a picchiarmi, quando ne avevano voglia, a volte senza motivo».

La nave Life Support era partita da Genova il 13 dicembre scorso, diretta nelle acque del Mediterraneo Centrale per la sua prima missione. Il primo soccorso, 70 persone, è stato effettuato la notte del 18 dicembre, in acque internazionali della zona Sar libica, mentre il secondo soccorso, di 72 persone, è avvenuto a distanza di 24 ore e di notte nelle acque internazionali della zona Sar maltese. Quest'ultimo soccorso ha avuto luogo dopo che la Life Support aveva ricevuto indicazione del porto di sbarco. Lungo la rotta verso Livorno, la Life Support è stata informata da Alarm Phone di una seconda imbarcazione in difficoltà e è intervenuta. «Siamo stati più di 30 ore in acqua prima dell'arrivo della nave che ci ha salvato, un'altra ora e saremmo morti - racconta un altro migrante proveniente dal Pakistan e tra i superstiti -. Mentre navigavamo, uno dei ragazzi con noi a bordo è caduto in acqua, senza sapere nuotare. Gli abbiamo lanciato una tanica vuota a cui si è aggrappato. Con la barca così carica abbiamo corso il rischio di ribaltarci, ma non lo abbiamo abbandonato». Roberto Maccaroni, coordinatore sanitario della Life Support spiega che «72 persone hanno navigato in una barca di 7 metri di lunghezza. Molti di loro hanno viaggiato nella stiva rannicchiati e schiacciati tra loro al punto che ancora adesso fanno fatica a stare diritti in piedi. Presentano contratture muscolari molto dolorose e hanno difficoltà a muoversi».

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di Redazione web