Il Tirreno

Livorno

L’appello

Il vescovo di Livorno: «La Toscana è terra di accoglienza ma bisogna creare lavoro»

di Melania Carnevali
Il vescovo di Livorno: «La Toscana è terra di accoglienza ma bisogna creare lavoro»

Monsignor Giusti si rivolge agli industriali senza grandi eufemismi: «Si attivino, a cominciare da Azimut»

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LIVORNO. In prima fila ci sono le autorità militari. Dietro sono seduti i volontari delle associazioni del territorio e i fedeli di questa parrocchia, la chiesa di Sant’Andrea, nel cuore del quartiere degli immigrati. Tutti, o quasi, si aspettano che il vescovo, nella sua omelia, parli anche di loro, i 250 migranti che stanno arrivando a bordo di due navi, una di Emergency e una di Sea-eye, una ong tedesca. E lui lo fa, anche se di sfuggita. «Stanno arrivando queste navi – dice monsignor Simone Giusti – e noi li accoglieremo. Non ci siamo mai tirati indietro». Quello che serve, però, «è la creazione di lavoro». È il lavoro, come sempre, il leitmotiv della sua omelia durante la messa per gli auguri di Natale. Dopo il vescovo incontrerà le autorità per fare il punto sulle attività della Caritas e poi ci sarà un pranzo sociale in vescovado. Ma adesso è il momento delle riflessioni. E monsignor Giusti si rivolge agli industriali di Livorno senza grandi eufemismi. «Gli industriali facciano gli industriali, creino lavoro – dice -. Pensiamo ad Azimut: le 250 assunzioni previste dall’accordo dove sono? Occorre portare lavoro. E ora vi chiederete: perché il vescovo si interessa a queste cose? Perché se non c’è lavoro aumentano i clienti della chiesa». E aggiunge: «Occorre che queste grandi aziende si rendano conto che siamo contenti se fanno profitti, ma che ci sia una ricaduta sul territorio».

Dall’altare parla anche di urbanistica, altro tema a lui (che è anche architetto) caro («non è possibile che a Livorno ci siano appartamenti vuoti e manchino case. Bisogna far incontrare domanda e offerta») e anche di traumi infantili (genitori state attenti a cosa dite in casa durante la gravidanza perché è dimostrato che le persone più problematiche hanno avuto genitori che hanno parlato male della gravidanza o del feto»). Ovviamente parla anche della sua prima materia, la fede. «Michelangelo ha fatto una cosa splendida ma dal punto visto teologico ha fatto una cavolata – dice –. Ha raffigurato Dio vecchio con la barba. Dio è amore. E l’amore sono gli occhi di un bambino in braccio alla mamma, l’amore è primavera, è una gioia incontenibile. Se io dovessi raffigurante Dio lo raffigurereo così».

Finita la messa, torna in vescovado. E qui ai cronisti spiega la sua posizione sui migranti. «Sono contento che abbiano scelto Livorno come porto. Non so quanto le ong siano contente, ma io sono contento perché la Toscana è sempre stata una terra di accoglienza. Anche noi siamo stati immigrati. Siamo andati in America, in Belgio. Ora tocca a loro. Vediamo allora di portare sviluppo in Africa. È tanti anni che se ne parla. L’Unione europea dovrebbe farlo».
 

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