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Il viaggio

Sant’Egidio, dalla casa al tiramisù del lunedì: «Ecco come aiutiamo chi è in difficoltà»

di Franco Marianelli
Sant’Egidio, dalla casa al tiramisù del lunedì: «Ecco come aiutiamo chi è in difficoltà»

Viaggio nella comunità dove per i più giovani c’è il doposcuola

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LIVORNO. Cosa hanno in comune un ex meccanico tunisino, un polacco, un simpatico cagliaritano di professione “factotum” e una livornese verace sulla cinquantina?

Due cose: l’esser precipitati in uno di quei precipizi che la vita ti può porre sulla strada e l’aver successivamente trovato chi ti ha teso una mano dopo la caduta. I primi sono Ben, Janas, Andrea e Roberta, i secondi sono gli uomini e le donne della comunità di Sant’Egidio.

L’appuntamento è per il lunedì pomeriggio alla sede di via Carraia, attigua alla Chiesa di San Giovanni davanti a un tiramisù, una teglia di castagnaccio e un bicchiere di spuma bianca offerto ai quattro amici e ai “viandanti” di passaggio. Non vi azzardate a chiamare queste persone “assistiti” perché Sabatino Caso, Cristina Dinetti, Sonia Gamba e gli altri volontari della comunità passeranno dalla mitezza cattolica a un amorevole rimbrotto. Loro sono amici: e come succede in questi casi, oggi io aiuto te, domani tu aiuti me.

«Facevo il meccanico in Tunisia, poi andai a lavorare a Ravanusa in Sicilia – racconta Ben – poi, da lì, a Livorno con la famiglia, poi…». «Fra l’altro – aggiunge Sabatino, coordinatore del servizi di accoglienza – Ben necessitò pure di un intervento chirurgico per via di un incidente stradale. Siamo riusciti a farlo operare nonostante la burocrazia e non tutti i documenti in regola». Di Janas abbiamo già detto come sia di poche parole («Ho smesso di fumare» sono le uniche parole che riusciamo a fargli pronunciare) come il factotum sardo Andrea che alla domanda sul perché sia a Livorno risponde: «Per caso» e la chiude lì. È invece in vena di chiacchiere Roberta; che lavorava in un’agenzia marittima per poi perdere il lavoro per avere altri “poi”….

«Sei contenta che il Comune ti abbia assegnato una casa popolare in via Ademollo? » – le chiede Cristina -. E lei «Mica tanto: sotto casa la sera è pieno di tunisini…». Ben non commenta, gli operatori sorridono per poi in privato spiegarti come non siano stupiti di certe riflessioni apparentemente in contrasto con la filosofia della comunità: «Succede anche di peggio: un nostro amico è stato derubato delle sue poche cose da un compagno di disgrazia. Succede. Sono reazioni a situazioni di difficoltà. Ma poi come vede -stemperano Cristina e Sabatino – Ben e Roberta sono amici».

Chi vuol accedere al servizio chiami il numero telefonico 0586 211893 oppure venga il lunedì, orario 17-18. 30, in via Carraia per consumare il tiramisù dell’amicizia. Chi necessitasse di abiti potrà farlo allo stesso orario, chi volesse donarli pure. Nella stanza accanto conosciamo Michela Mazzoni e Luca Gentini organizzatori dei doposcuola della comunità. Sono di due tipi: uno di italiano per adulti, uno “della pace” per bambini. Che vuol dire “doposcuola della pace “? «Vogliamo dare ai bambini una prospettiva di vita diversa da quella che si può apprendere dalla “strada”. Vogliamo insegnare loro i valori che riteniamo possano servire alla loro crescita. Ore 18 un’ora di preghiera e poi alle 19 si parte per la ronda della carità ovvero la consegna di generi di conforto agli homeless distribuiti in varie parti della città». I “dormitori” sono alla Stazione, alla Terme del Corallo, al Mercatino Americano -raccontano i “santegidini”.

Poi c’è chi si arrangia da altre parti. «Noi abbiamo un appuntamento fisso ogni sera per ogni zona». Si parte con Sabatino, Cristina (che con Elizabeth ha preparato il pasto) destinazione Stazione dove ad aspettare ci son già una decina di persone di cui due terzi stranieri. «E prendiamo atto di una felice concorrenza: un furgone del Sovrano Ordine di Malta sta facendo la stessa operazione a pochi metri da noi. Il menù: tacchino o roastbeef (che spesso diventa tacchino e roastbeef…) , patate, bibite e coperte contro il freddo polare di questi ultimi tempi.

Fra i “clienti” c’è Mario, un simpatico pisano di 71 anni che dorme alla Stazione di Pisa. E perché viene a mangiare a Livorno? «A Livorno si mangia meglio-risponde lui-; poi riprendo il treno e vado a dormire a Pisa». Cristina si preoccupa pure degli abituali clienti che non vede. «Avete visto Antonio? Avete notizie di Giuseppe? » Fra le persone una faccia nuova, un ragazzo che viene da Torino che sembra quasi imbarazzato all’offerta di aiuti. Poi si “apre”, si avvicina alla distribuzione si mette a raccontare la sua storia ed allaccia un rapporto con gli operatori. Le coperte vanno ruba e Sabatino e Cristina ritornano in via Carraia con un arrivederci a domani sera agli amici. E non vi azzardate a chiamarli assistititi.


 

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