Gioco
Ecco la Ronda della Carità: «Aiutiamo 110 persone a sera. Tanti livornesi hanno bisogno di un pasto»
Il racconto di don Luciano: «Così viaggiamo per le vie della città»
Livorno Quando vede arrivare i volontari della Ronda della Carità va loro incontro col suo Apino. Spegne il motore e attende. «Se avanza qualcosa lo carica sull’Ape e lo va a portare a gli altri. A quelli che magari non sono riusciti a venire perché hanno paura o perché sono malati». Don Luciano Musi di storie come queste ne avrebbe da raccontare a dozzine, tanti sono gli anni che ha passato in prima linea. Da qualche tempo il parroco di Coteto coordina la Ronda della Carità.
L’idea
«L'idea della Ronda è nata durante un'omelia di Natale – così raccontava al Tirreno don Luciano in un’intervista del 2013 –. Iniziammo portavamo caffelatte e biscotti, poi, con l'aumento dei volontari, siamo riusciti a preparare i sacchetti con la pasta. Si parla più di quindici anni fa». E adesso ogni sera, con la pioggia o col bel tempo col gelo o con il tepore, il furgone della Carità imbocca le vie di Livorno per aiutare chi ha bisogno. I volontari – un’ottantina complessivamente, suddivisi in gruppi di cinque persone – fanno sempre lo stesso giro dunque ormai le persone sanno dove trovarli e quando.
Il dato
«Ogni sera aiutiamo 110 persone – racconta don Luciano Musi – e non sono poche. Portiamo loro coperte e la cena, principalmente. Poi anche sacchi a pelo. Escono, prendono la roba e vanno via. Ci vedono da lontano. Ringraziano e poi se ne vanno. Non chiedono mai soldi». Ma chi sono le persone aiutate da don Musi e dai volontari della Ronda della Carità? «Sono persone di tutte le età. A volte abbiamo trovato anche minorenni, che abbiamo subito segnalato. Ci sono gli extracomunitari, ma anche tanti livornesi». E non si tratta solo di senzatetto. Ma anche «di famiglie che fanno fatica a permettersi un pasto. C’è per esempio chi ha perso il lavoro. Magari è stato licenziato o magari prima lavorava in nero. Alcuni sono gli stessi da diverso tempo, ma tanti cambiano via via».
Le storie
L’azione della Ronda della Carità si concentra principalmente nella zona della stazione ferroviaria – prosegue don Luciano –. Stiamo un po’ lì e poi facciamo un giro tra piazza Cavallotti, il Cisternone e finiamo al dormitorio, dove portiamo un po’ di cena alle persone». E dietro a ogni mano a cui i volontari portano una coperta o del cibo c’è una storia. C’è, appunto, chi ha perso il lavoro e non può permettersi di pagare contemporaneamente cibo e affitto, per fare un esempio. C’è chi viene da Paesi lontani e chi un tetto sulla testa non lo ha. «Mi ricordo per esempio la storia di una persona – racconta don Luciano Musi –. Si trovava in stato di bisogno per vari motivi e noi lo abbiamo aiutato in tante forme». Poi questa persona è riuscita a trovare la sua strada. «Quando ha trovato lavoro è tornato da noi. Ma come volontario. È venuto a fare la Ronda». Ai volontari della Carità si affiancano quelli delle altre associazioni cittadine che, notte dopo notte, percorrono le vie della città per aiutare chi ha bisogno. E le persone che hanno necessità di un tetto o, più semplicemente, di un pasto caldo o di una coperta non sono poche.l
Cla.Gua.
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