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Presidio alla Cheddite contro la guerra: «Basta proiettili in Iran»
Livorno: sit-in davanti all'azienda di coordinamento livornese per il ritiro delle missioni militari, del sindacato Usb, di Potere al popolo e di Rifondazione comunista
LIVORNO. Presidio davanti alla Cheddite del coordinamento livornese per il ritiro delle missioni militari, del sindacato Usb, di Potere al popolo e di Rifondazione comunista. Si è tenuto il 15 dicembre alla presenza di polizia e carabinieri. «È notizia di qualche giorno fa – spiegano dal coordinamento – che la polizia in Iran spara sui manifestanti con dei proiettili prodotti qui. Nella capitale, Teheran, e in molte delle principali città sono state rinvenute dopo che gli agenti sono intervenuti sparando con i fucili sui manifestanti, cartucce recanti il marchio utilizzato solo dall’azienda Cheddite».
La notizia era stata pubblicata qualche settimana fa dal Tirreno dopo un’inchiesta di France24. «Risulta evidente – spiega Usb – come sia facile aggirare le leggi italiane contro il traffico di armi utilizzando opportune triangolazioni e come queste leggi non abbiano alcun valore quando sono gli stessi Governi a inviare tonnellate di esplosivi come sta accadendo nel conflitto ucraino». «Il fatto che le armi italiane, nel caso della Cheddite di Livorno cartucce utilizzabili nella repressione di piazza, giungano persino in Iran, Paese sottoposto a un divieto assoluto di vendita di armi – aggiunge Giuliano Granato, portavoce di Potere al popolo e volto pubblico di Unione popolare – la dice lunga sul potere che la lobby delle armi ha nel nostro Paese». «Rifondazione – spiega il partito – ha partecipato all'iniziativa per chiedere il blocco dell'esportazione delle munizioni che vengono lì prodotte verso Paesi che le usano per reprimere la popolazione o in conflitti armati». l
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