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Livorno

La festa

Dopo 40 anni di nuovo insieme: al circolo Pizzi la storia di Ardenza

Claudia Guarino
La foto della cena
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La foto della cena

Livorno: maxi rimpatriata al circolo con ben 60 persone a cena fra aneddoti e ricordi

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LIVORNO. C’è chi ha cambiato città per inseguire un sogno, lavorativo o d’amore. Chi ha preso il volo verso un altro Paese per aprire un’attività. E chi da qui non se n’è mai andato. Sono una sessantina e mercoledì si sono ritrovati al circolo Pizzi per una mega cena amarcord. In via della Gherardesca, dunque, «c’era la storia di Ardenza. Per noi è stata un’emozione grandissima. Con alcuni a stento ci riconoscevamo, tanto è il tempo passato dall’ultima volta che ci eravamo visti». Del gruppo faceva parte anche l’imprenditore 56enne Aldo Garzelli, ardenzino doc, e se si dovesse trovare un filo rosso per la serata starebbe nella frase: Ti ricordi?

«Ti ricordi quando andavamo a cercare la legna per fare il fuoco più bello?». «Sì, bei tempi. A quell’epoca ogni rione accendeva un falò e puntava a fare meglio degli altri. Noi lo accendevamo davanti al pino secolare alle Carducci. Dormivamo lì per non farci rubare la legna». «E ti ricordi quando andavamo al Don Carlos, alla Barcaccina e al Ciucheba?». «Come dimenticare? C’era anche il Tiffany di piazza Cavalotti. A quell’epoca, poi, si ballava la domenica pomeriggio».

Il punto di ritrovo era sempre lì: all’Ardenza. «Ci incontravamo con le moto. Oppure in macchina. E si partiva per le ganzate. Chi aveva l’auto faceva montare tutti. Ci stringevamo in cinque su una Cinquecento». E così, attraverso i racconti della serata, si ricostruisce la storia dell’Ardenza. Di quando, anni fa, «c’erano quelle due donne che noleggiavano i carretti per fare gli sgomberi». Cioè per togliere gli oggetti dalle cantine, per esempio, e per i traslochi.

Oppure di quando al circolino c’era il cinema e per le vie dell’Ardenza passavano i carabinieri a cavallo. «E ti ricordi di tutte quelle volte in cui abbiamo messo i giacchetti per strada e si giocava a pallone lì?». La cena è un rincorrersi di ricordi ancorati a una terra che tutti, nella sala, sentono come propria e che non hanno mai smesso di amare, nonostante trasferimenti e viaggi.

«E chi se ne va – dice Garzelli – poi torna da morto. Tempo fa, per esempio, c’è stato il funerale di un ardenzino. È morto in Lucchesia, ma ha voluto che le sue ceneri fossero sparse nel mare dei Tre Ponti». La cena di mercoledì sera al circolo Pizzi, insomma, è stata una girandola di emozioni per chi si è rivisto dopo tanti anni.

Ma come sono riusciti a organizzare questa maxi rimpatriata? «Ogni anno facciamo una cena rimpatriata. Ci contattiamo col passa parola e tramite social. Ma non ci aspettavamo che quest’anno la cena sarebbe stata così partecipata. Un paio di persone, per dire, sono venute dall’estero e una non la vedevamo da trent’anni. È stato davvero emozionante per tutti. Qualcuno ha anche pianto».

È stato scelto il circolo Pizzi perché era il ritrovo storico degli ardenzini. «Ci trovavamo spesso qui e poi partivamo per le nostre avventure. Abbiamo fatto le nostre marachelle, ma prima (oltre trent’anni fa, ndr) il mondo era diverso. Pensi che stavamo tutti con le chiavi nei portoni. Andavi, bussavi ed entravi nelle case delle persone. Adesso chi le conosce più le persone che stanno all’Ardenza. Poi se uno faceva male a un amico eravamo tutti lì e, soprattutto, c’è stato sempre un grande rispetto per le persone anziane. Oggi non è sempre così».

Insomma, la serata è andata avanti tra un boccone e un sorso, tra un ricordo e una lacrima. Tutti riuniti attorno a un tavolo, a parlare dei tempi che furono, del presente e del futuro. Aspettando la torta con la scritta “Ardenzini insieme”. «C’erano tre generazioni di persone nate all’Ardenza al circolo. È stata davvero una bellissima, inaspettata, serata».

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di Redazione web