Gioco
Il capo dei medici di famiglia livornesi: «Far pagare gli accessi impropri al pronto soccorso e aumentare i posti a Medicina»
Angeletti: «Impensabile che Pisa risolva i nostri problemi»
Massimo Angeletti, coordinatore dei medici di famiglia. Il primario di Malattie Infettive Spartaco Sani vi ha invitato a un atteggiamento pro-attivo verso la vaccinazione contro il Covid. “Devono stanare i soggetti da vaccinare”, ha detto riferendosi ai medici di medicina generale.
«Con Spartaco mi legano amicizia e stima, abbiamo sempre collaborato e concordo con lui riguardo alla maggior parte delle sue valutazioni riguardo alla vaccinazione che è elemento importante di prevenzione oltreché sull’importanza di presidi di protezione, come mascherina e lavaggio delle mani, che devono essere mantenuti soprattutto negli ambienti sanitari – non solo per il Covid –, e lo dimostra il fatto che negli ultimi due anni abbiamo visto un calo importante delle forme influenzali, mentre ora siamo in mezzo a un’epidemia marcata, non tanto come gravità quanto come numeri e molti livornesi si ritrovano a letto perché c’è circolazione dei virus ripresa in maniera vivace».
E sull’atteggiamento pro-attivo?
«Sicuramente l’educazione sanitaria e il convincimento, così come le risposte alle domande che ci vengono fatte dai pazienti, fa parte della nostra mission, è nel Dna della medicina generale che si rivolge non solo ai malati ma anche agli assistiti, compresi i non malati che si rivolgono a noi per avere un parere. Tuttavia sono meno d’accordo su un atteggiamento rigido e quasi draconiano della sanità nei confronti dei cittadini e lo dico proprio nell’ottica del raggiungimento di percentuali di vaccinati più alte possibile: è preferibile un atteggiamento più soft, meno aggressivo che ha dimostrato un miglior raggiungimento degli obiettivi. Parlo del nudge, la spinta gentile, l’ottenimento dei risultati attraverso messaggi non forzati, mai aggressivi ma convincenti. L’esempio classico è che si ottiene un miglior risultato esponendo una fruttiera con frutta matura rispetto al divieto per legge di mangiare cibi spazzatura».
Sani dice anche che spesso i pazienti dopo 10 telefonate a vuoto al proprio dottore sono quasi costretti a rivolgersi al pronto soccorso.
«Chi va al pronto soccorso nella stragrande maggioranza dei casi lo fa di propria iniziativa talvolta senza avvisare il proprio medico. O per ansia, o per spavento o perché ha patologie importanti. Il fatto è che noi riceviamo decine di telefonate al giorno, lunedì molti colleghi ne hanno contate più di cento e c’è bisogno di pazienza, non siamo come la Dea Calì, impossibile rispondere a tutti contemporaneamente».
Capitolo ospedale: il presidente dei Medici Cognetta ha raccolto e rilanciato l’allarme di Sani sui posti letto. Si rischia di nuovo il caos della gente in barella in pronto soccorso in attesa di un posto in reparto.
«All’inizio della mia professione, quando mi sono laureato nel 1980, ho fatto attività ospedaliera, ero in un reparto che contava 90 posti letto, uno dei 4 reparti di Medicina, ora il numero dei letti è estremamente ridotto e bisognerà riportarlo a livelli ragionevoli. Il nuovo ospedale dovrà farsi carico della domanda di una città di 160mila abitanti e non possiamo pensare che la vicinanza con Pisa, che è un ospedale enorme, possa risolvere i nostri problemi, Livorno deve avere una propria dignità, forza e autonomia e ciò lo si ottiene anche attraverso l’aumento delle sue dimensioni, oltreché mettendo all’interno delle mura personale adeguato per numero e qualità».
Ma questo accadrà, forse, tra sei anni. L’emergenza sta bussando alle porte...
«Nell’immediato servono investimenti sull’attuale ospedale, cercando di ampliarlo soprattutto a livello di reparti e specialistiche più in sofferenza, dunque quelli di tipo medico».
Come sarà fatto per il pronto soccorso?
«Ho letto con piacere la notizia, ma insieme all’aumento dell’offerta ci deve essere anche una regolamentazione della stessa, un semplice e mero aumento del numero delle stanze e dei posti letto va bene se accompagnato a una gestione più complessa legata a una migliore e diversa gestione dei codici, altrimenti non si va da nessuna parte».
In che senso?
«Bisogna creare percorsi a pagamento per le patologie non gravi che utilizzano in modo improprio le strutture create per la gestione dell’emergenza urgenza, visto che quelle patologie di emergenza urgenza non hanno nulla».
Ma già si dovrebbe pagare se si arriva in maniera impropria...
«Sì, i codici bianchi teoricamente pagano, ma le varie esenzioni (per esempio quelle per gli over 65 ma non solo) e una serie di deroghe oggi riducono di molto il numero di quelli che devono pagare». l
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