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Guscio di cioccolato e gocce di nocino. Ecco Balino, prelibatezza livornese

di Franco Marianelli
Guscio di cioccolato e gocce di nocino. Ecco Balino, prelibatezza livornese

L’idea di Giancarlo Certini, produttore di vini, in vetrina da Giovannini

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Livorno Se la bandiera gastronomica della nostra città è il cacciucco, se quella alcolica è il ponce, da poco tempo Livorno ha pure un cioccolatino amaranto: è il Balino, prodotto dall’ingegno del nostro concittadino Giancarlo Certini che non disdegna l’attributo di designer della cioccolata.

Non è eccessivo definire il Balino come una piccola opera d’arte nella forma e soprattutto nel gusto.

Certini, gli ingredienti sono un segreto oppure possiamo svelarli?

«Certo che possiamo svelarli: un guscio di cioccolato con all’interno gocce di nocino sostenuto da una soluzione di zucchero, acque e fibre. Poi un’ulteriore rivestitura di cioccolato a forma tonda che poi viene glassata. E quando parlo di cioccolato parliamo di un cioccolato “monorigine” dell’isola di Granada».

Il tutto contenuto in un delizioso vasetto di vetro. Come le è venuta l’idea?

«Professionalmente nasco producendo vino, tant’è che ho sposato una donna del Monferrato nelle cui zone ho lavorato a lungo...».

Dal vino al cioccolato è un salto.

«Dal vino mi sono avvicinato al nocino e da qui, con la pensione, ho pensato bene di estendere il piacere del prodotto in un connubio con la cioccolata: e dal felice matrimonio è nato il Balino».

Questo nome da dove nasce?

«È un acronimo da “Bal” e “ino”: Bal sta per Balthazar il personaggio di un racconto di Gabriel Garcia Marquez che mi colpì in gioventù ed a lui ho voluto dedicare, almeno una parte, del nome del mio cioccolatino. “Ino” è semplicemente per nocino».

Ma accanto ad un buon ideatore c’è sempre un buon venditore altrimenti l’opera risulta monca e Certini l’ha trovato nella persona di Simone Giovannini, giovane imprenditore che, dopo un’esperienza giovanile negli Stati Uniti nel campo della logistica e dello shipping, come San Paolo sulla via di Damasco, circa sette anni fa fu folgorato e condotto sulla via della produzione di cioccolato e gelateria.

«Tutto nacque quando, occupandomi di spedizioni, invece di un quantitativo di renne di cioccolata per errore consegnai delle slitte, ovviamente sempre in cioccolata – racconta Giovannini –. La committente si arrabbiò moltissimo ed io non riuscì a comprendere il perché della sua esagitazione. Sempre di cioccolato si trattava. La cosa mi fece riflettere sull’importanza che aveva per la gente questo “oro nero”. E da lì cambiai, professionalmente parlando, vita».

Dopo l’apertura dell’esercizio nella piazzetta di Antignano da tre anni è in via Mondolfi al numero 186, nell’area artigianale. «Aprii il giorno prima prima del lockdown -sorride – praticamente per chiudere il giorno dopo».

Con lui come soci la moglie Veronica Giuliana e Nicola Sgarallino. Il marchio dell’ esercizio di via Mondolfi si può sintetizzare nel “bypassare la stagionalità” in fatto di gastronomia dolciaria: uno stock di frigoriferi di tutte le tipologie e dimensioni stanno lì a garantire a 280 gradi prodotti dolciari 12 mesi l’anno. «Vogliamo ringraziare -aggiungono i due professionisti – la Confesercenti e in particolare Annalisa Coli per il supporto che ha dato al nostro lavoro».

E non crediate che il Balino si possa ingoiare così come un qualsiasi cioccolatino di terza categoria: «Se fa caldo appena tolto dal surgelatore – è scritto nel cartoncino che accompagna il prodotto – oppure dopo 7/8 minuti. Se fa freddo a temperatura ambiente». l
 

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