Gioco
Pd, Mirabelli: «Non mi spaventa la segreteria, ma perdere la città nel 2024»
Si apre il congresso Pd, ma la richiesta di farlo in anticipo è stata bocciata
LIVORNO. Manca un anno e mezzo alle elezioni che decideranno il sindaco e nel Pd c’è già parecchio mare mosso, con l’apertura di un congresso dove a oggi non è scontata la ricandidatura di Federico Mirabelli, il consigliere comunale e operaio della Magna al timone dal 2019.
Segretario, partiamo dal congresso livornese: allora quando lo fate?
«Si farà contestualmente al voto dei nostri iscritti dentro i circoli per il congresso nazionale. Quindi tra il 27 gennaio e il 12 febbraio. Rinnoveremo i circoli, le unioni comunali, la Federazione. Insomma, tutti gli organismi dirigenti locali».
Quindi ha perso: voleva farlo in anticipo questo congresso.
«Quello che chiedevo io era di dare il tempo di lavorare al nuovo gruppo dirigente in vista delle prossime elezioni amministrative. Facendolo tra gennaio e febbraio c’è ancora un anno e mezzo di lavoro».
Insomma, le va bene lo stesso?
«Sì».
Si racconta che la direzione regionale del Pd di martedì scorso, che ha preso la decisione finale, sia stata parecchio agitata. Cos’è successo?
«Premetto che non faccio parte della direzione regionale e quindi non ho partecipato al confronto. Diciamo che oltre alla richiesta dell’unione comunale di Livorno, c’erano le richieste delle altre unioni comunali: abbiamo provato a costruire un percorso comune mettendo insieme le diverse esigenze, purtroppo non ci siamo riusciti, non per responsabilità del partito livornese. Quindi dobbiamo prendere atto che faremo i congressi nel periodo indicato dal nazionale».
È vero che in provincia, a cominciare da Cecina e Bibbona, sono tornati a chiedere di fare una Federazione unica con Piombino e su questo si è arenato tutto?
«La loro richiesta era di fare il congresso territoriale in tempi diversi da quelli comunali, ponendo un forte accento sul tema della Federazione unica con la Val di Cornia e l’Elba. Alla fine non è stato possibile, il tema è importante e va affrontato con un percorso che richiede tempo».
Diciamolo chiaramente: lei è fra quelli che sostengono una ricandidatura di Luca Salvetti a sindaco. Ritiene che fosse più a riparo con un congresso anticipato, quindi sganciato da logiche di correnti nazionali ed eventuali nuovi assi locali?
«L’idea di fare la nostra consultazione anticipatamente nasceva proprio per avere la possibilità di discutere in maniera specifica di un progetto che riguarda la città. Farlo insieme a una discussione che riguarda più in generale un’idea di Pd a livello nazionale e del Paese non è semplice. Ma l’affronteremo insieme e proveremo a garantire un confronto puntuale sul futuro di Livorno».
Ma che giudizio dà dell’amministrazione comunale in carica?
«Do un giudizio positivo, c’è una giunta molto dinamica».
Che vuol dire?
«Che riesce a mettere in campo diverse idee».
Poi bisogna vedere se sono vincenti o no.
«Poi alle idee bisogna mettere le gambe».
Nel resto della provincia alle ultime politiche il Pd è già crollato: rischiate anche a Livorno al prossimo giro?
«Il vento delle destre è un vento molte forte che sta soffiando ormai da parecchi anni. Anche con le ultime regionali e comunali abbiamo visto conquistare territori. È un vento forte e ci dobbiamo attrezzare per provare a respingerlo anche nella città di Livorno. La novità è che ora la destra, essendo al governo nazionale, dovrà misurarsi con i problemi del Paese...».
Comunque lei conferma che ripuntare su Salvetti è la strada giusta? Perché nel suo partito c’è chi l’ha messo pubblicamente in dubbio.
«Nel nostro partito ci si confronta e si discute. Io penso che l’obiettivo di tutti debba essere creare le condizioni per riproporre Salvetti come candidato sindaco. Questo è l’obiettivo, abbiamo un anno e mezzo di tempo e di lavoro per costruire il percorso tappa dopo tappa».
“Abbiamo”… proverà a farlo lei? Insomma, si ricandida a segretario?
«In questa fase, attraverso il congresso, dobbiamo definire un progetto, e poi individuare gli interpreti migliori per portarlo avanti. Posso dirle cosa chiederei io come iscritto a una candidata o a un candidato alla segreteria di Livorno. Primo: di mettere il futuro della città al primo posto, facendo l’interesse generale e non di parte. Secondo: che il partito elabori un progetto di città attraverso un confronto libero e non vincolato da logiche di correnti o di aree politiche a livello nazionale. Terzo: di consolidare il “modello Livorno”, che vuol dire anche migliorare il percorso che abbiamo iniziato nel 2019 e che è stato vincente. Infine lavorare su una coalizione di centrosinistra larga, senza pregiudiziali, mettendo al centro temi come lavoro, casa, salute, sanità, ambiente e futuro delle nuove generazioni. Su questo dobbiamo provare ad allargare i confini dell’alleanza».
Sì ma a Livorno, se si guarda per esempio alle dinamiche in consiglio comunale, Pap, M5S e Bl sono molto lontani da voi. Al M5S, per esempio, guardate davvero?
«Noi dobbiamo guardare senza pregiudiziale a chi si riconosce nel centrosinistra e parlare anche con quel mondo lì. Io sono convinto, poi, che ci sia una parte di sinistra che ha voglia di fermare le destre e di avere l’opportunità di costruire il futuro della città». Un attimo di pausa, poi sui 5 Stelle: «La città ha una storia recente, sì, però se dobbiamo costruire qualcosa dobbiamo farlo guardando al futuro, non al passato».
E il terzo polo di Vitrani-Bettini e Baldi-Cosimi?
«Vale anche per il terzo polo. Secondo me c’è uno spazio dove tutti possiamo riconoscerci. Ripeto: cerchiamo di parlare del futuro, perché con i rancori del passato facciamo poca strada».
Però non mi ha risposto: si candida o no?
«Non è un problema quello che farò io. Ripeto, ci deve essere un percorso...».
Ma le condizioni ci sono oggi o no? Lei ci starebbe solo se ci fosse un congresso unitario?
«Io posso starci se c’è un consenso ampio intorno a un progetto. Poi possono anche esserci tre o quattro candidati. Se c’è convergenza forte su un percorso politico siamo comunque un partito unitario, se invece ci frammentiamo in mille rivoli si creano le condizioni per una spaccatura che può dare di nuovo l’immagine di un partito che guarda al proprio interno e non alla città. E questo è inaccettabile».
Pasquale Lamberti e il segretario del Pd di Collinaia, Paolo Cecchi, stanno facendo una corsa al tesseramento.
«In questa fase tutti circoli stanno facendo un’azione di recupero di nuove iscrizioni, anche la fase costituente che ha aperto Letta consente un avvicinamento di nuove energie»
Non butti la palla in calcio d’angolo...
«No, è la verità. Ci sono anche altre realtà che stanno lavorando senza pubblicizzarlo».
Ma la spaventa politicamente il movimento che sta prendendo corpo intorno a quel circolo?
«No. Quello che mi spaventa è perdere nel 2024 e non dare un progetto alla città».
Lei dentro al Pd ha una storia di sinistra. Ha deciso con chi si schiererà al congresso nazionale? Si dice che potrebbe avvicinarsi a Elly Schlein.
«Per ora le dico solo che sto maturando una scelta. Non mi appassiona questa prima fase congressuale, stiamo discutendo soprattutto di nomi, non ci sono ancora neanche i documenti programmatici. Però i tre candidati hanno tutti caratteristiche diverse e penso che ci sarà una bella discussione: Stefano Bonaccini è un ottimo governatore dell’Emilia Romagna, su Paola De Micheli ho un giudizio positivo perché quando è stata ministra alle infrastrutture è stata molto legata a Livorno, Elly Shlein è fuori dagli schemi tradizionali, ma questo arricchisce un po’ il panorama dentro al Pd».
Senta, come sono stati questi anni da segretario?
«Tre anni volati, è stato appassionante».
Mi tolga una curiosità: quanti iscritti avete oggi in città?
«A Livorno al momento 725, ma il tesseramento chiude il 31»
Sono lontani i tempi delle tessere.
«Era un'altra stagione».
Avete almeno due partite grandi e delicate davanti, che rischiano di rompere lo stesso partito: nuovo ospedale-sanità e Aamps-spegnimento dell’inceneritore.
«L’ospedale va fatto, serve alla città. Ora come amministrazione dobbiamo fare il nostro e approvare in via definitiva la variante al regolamento urbanistico e insieme fare la battaglia per il mantenimento delle specialistiche. Sul termovalorizzatore è stata fatta entro fine mese la richiesta che chiedevamo di riesame dell’Aia (l’autorizzazione integrata ambientale): questo ci consentirà di capire come gestire la transizione verso i nuovi impianti, avendo finalmente dei numeri…».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
