Gioco
Pizzaiolo arrestato nell’albergo prima di lasciare l'Italia: «Io condannato a mia insaputa»
Livorno: il sessantaduenne è in carcere per non aver versato il mantenimento all’ex moglie nel 2008. Ma non sapeva neanche del processo perché emigrato in Corsica
LIVORNO. È stato condannato due diverse volte per non aver versato l’assegno di mantenimento all’ex moglie, ma lui di quei processi sostiene di non aver neanche saputo dell’esistenza, dal momento che sarebbe emigrato in Corsica da dieci anni e le sentenze sono avvenute in sua assenza, in contumacia.
Un pizzaiolo napoletano di 62 anni – Il Tirreno non ne riporta i dati anagrafici per non rendere identificabile l’ex coniuge – è stato arrestato quattro giorni fa dalla polizia di Stato in un albergo del centro nel quale aveva appena prenotato una camera in attesa di salire sul traghetto perché deve scontare 13 mesi di reclusione per violazione degli obblighi di assistenza familiare dopo le due diverse sentenze di primo grado risalenti al 2014 e al 2019. I fatti contestati dalla procura di Nola, quella competente per territorio, risalirebbero al 2008: l’uomo, che prima di trasferirsi in Francia abitava a Pompei, dal 2012 lavora come pizzaiolo a Bastia, in Corsica, e stava proprio per salire sulla nave dal porto di Livorno per ritornare sull’isola quando è stato preso in consegna dagli agenti.
Ora, infatti, si trova nel carcere delle Sughere. Avendo pernottato in un hotel livornese, come previsto dalle normative, dalla reception è partita immediatamente la comunicazione alla questura, con l’inserimento automatico del nominativo nel database informatico italiano interforze, che lo ha segnalato come persona da rintracciare e accompagnare negli uffici di viale Boccaccio. Motivo per il quale è stato trattenuto e preso in custodia per essere trasferito nel penitenziario di via delle Macchie.
Ora l’avvocato che lo assiste d’ufficio, Nicola Giribaldi, dovrà chiedere un incidente di esecuzione, spiegando che l’uomo non era assolutamente a conoscenza del processo (e delle condanne) nei suoi confronti e che quindi deve tornare in libertà. Secondo quanto ricostruito dalla difesa, la procura di Nola e il tribunale, avrebbero notificato tutti gli atti al vecchio indirizzo di residenza, a Pompei, dove già lui non abitava più, senza appurare attraverso l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero il suo trasferimento a Bastia, in Corsica, dove da abita da dieci anni. In questo modo, infatti, avrebbe potuto ricevere tutta la documentazione e difendersi dalle accuse di iolazione degli obblighi di assistenza familiare. l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
