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La storia

Rimasta fuori dalla cooperativa e dalla scuola: «Da tre anni costretta a dire no ai miei figli»

di Melania Carnevali
Rimasta fuori dalla cooperativa e dalla scuola: «Da tre anni costretta a dire no ai miei figli»

Silvia è una dei tredici ex dipendenti della Dussmann esclusi dall’internalizzazione «Non ho più trovato un lavoro fisso». La Cgil: «In ritardo il decreto per il loro reintegro»

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Livorno Da quando è rimasta senza lavoro tutto è cambiato. Ha iniziato a dire tanti no. Ai figli, anzitutto. No alla gita, no al motorino, no a quei jeans un po’più costosi che hanno tutti. Ma tanti no anche a se stessa. No alle ferie, no alla cene fuori, no agli eventi a pagamento. «Bisogna rinunciare a tutto. E già così è difficile arrivare in fondo al mese», racconta Silvia Caprini, 49 anni, una delle 13 ex dipendenti Dussmann, rimaste escluse dall’internalizzazione del servizio nelle scuole. Lei è rimasta fuori per una settimana e oggi, dopo tre anni, è ancora in attesa del decreto ministeriale che le consenta di entrare in organico negli istituti.

L’internalizzazione per il momento ha visto due step. Il primo a marzo 2020. I criteri per poter essere assorbiti nel personale Ata erano due: almeno dieci anni di anzianità e la terza media. C’è chi non aveva il primo requisito, chi il secondo. Rimangono fuori in tredici. A marzo 2021, il secondo step, con nuovi criteri: cinque anni di anzianità e sempre la terza media. «Il problema – ricostruisce Flaviano Bardocci, funzionario della Filcams Cgil – è che si poteva fare domanda solo nelle provincie dove erano disponibili posti e a Livorno non ce n’erano». Il terzo step era previsto a marzo, poi è stato rinviato ad agosto. «La cosa positiva è che nella bozza è previsto che si possa fare domanda anche fuori dal comune di residenza e a Firenze, Prato e Siena ci sono posti – spiega il sindacalista-. Loro sono disponibili ad andare ovunque».

Il problema è che, ad oggi, è tutto fermo. «Non abbiamo nemmeno più contatti con il ministero -continua Bardocci -. Non sappiamo quando arriverà questo decreto. E non siamo nemmeno sicuro che possano rientrarci tutti quelli rimasti fuori. C’è solo nebbia davanti a noi».

E Silvia, come gli altri esclusi, è in attesa, da tre anni. A Livorno, nel frattempo, si sono liberati, per pensionamenti, alcuni posti ex Lsu (quelli dedicati agli ex dipendenti delle cooperative) . Ma il paradosso è che, nel momento in cui gli ex dipendenti vengono assorbiti nell’organico, il loro posto si trasforma in posto Ata e può essere assegnato solo ai candidati delle graduatorie Ata.

«Io, rispetto ad altri – racconta Silvia – ho avuto la fortuna di trovare un posto parttime in una cooperativa che lavora nelle mense. Ma è un lavoro di tre, quattro ore al giorno. Non mi mantengo con quello».

Silvia ha due figli, uno di 14 anni, l’altra di 23. «Sembra assurdo ma è più lei che mantiene me. Poi chiedo aiuto ai miei genitori. Faccio lavoretti in giro ogni tanto. Non è per niente facile trovare lavoro dopo una certa età. E senza lavoro si va avanti a fatica».

La cosa più dura, racconta, è dire di no ai figli. «Mio figlio mi ha detto l’altro giorno “mi compri il motorino?”. E io non l’ho illuso. Gli ho dovuto dire di no. Gli ho dovuto dire di no anche quando mi ha chiesto di andare in gita. Sarebbe stato fuori solo quattro giorni ma ci sarebbe costato 500 euro. Non li ho. E se li avessi dovrei usarli per pagare le bollette. Questi no fanno male alla famiglia, fanno male a me, e fanno male a mio figlio che magari un giorno capirà, ma adesso non può».

Da tre anni aspetta che arrivi quella chiamata: sei dentro. «Avere un posto fisso ti cambia la vita».l

M.C.

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