Lutto
Le stufe Fargas, la Peroni e il vermuth Tombolini: ecco gli sponsor che hanno fatto la storia di PL e LL
Alla prima giornata arrivò perfino Alberto Tomba per lanciare gli skilift di Garessio 2000
LIVORNO. C’era una volta – erano gli anni Cinquanta – la Cama, marchio labronico che produceva cioccolate e caramelle della società Castiglioli-Malaguzzi, lo stesso Malaguzzi, Orazio Valerj che negli anni ’80 sarà presidente di un grande Rugby Livorno in serie A allenato da Marco Bollesan e Bettarello mediano di apertura.
Malaguzzi, fu tra i primi imprenditori in Italia a credere nelle sponsorizzazioni sportive, e Cama ebbe pure una squadra di ciclismo che partecipò al Giro d’Italia: maglia blu e scritta bianca. Smaccatamente PL, anche se il maggiore dei figli è libertassino fino al midollo.
È da lì, da Cama, che bisogna partire per raccontare un pezzo importante della storia del nostro basket. Quello degli sponsor. Importante, perché al nome degli sponsor sono abbinati nella memoria collettiva le squadre, i risultati, i volti di ogni annata, talvolta anche i colori, ed ecco perché la Libertas per anni è stata gialloblù come l’Enichem e la PL anche biancorossa come l’Allibert. Ma importante anche perché lo sponsor significa soldi. E racconta tanto delle risorse a disposizione delle società, ma anche della capacità attrattiva dei soci dei vari sodalizi.
Oltre mezzo secolo fa, dicevamo. Qualche anno dopo Cama dall’altra parte, in casa amaranto si replica col marchio Fargas. Erano stufe e caldaie. Da oltre 4 lustri l’attività della fabbrica è cessata. Era la stagione 66-67 e quella successiva. Pochi anni prima, in casa PL ci si era chiamati anche Portuale. Non uno sponsor vero e proprio, ma è curioso che dopo l’esperienza per un campionato di serie B dei primi anni ’30 col calcio e l’Unione Sportiva Livorno che aveva maglia con scacchi amaranto- celeste, questo nome sia entrato per un periodo, purenella palla a spicchi.
Gli anni ’70
Si sbarca di prepotenza negli anni ’70 e, nelle tre stagioni che vanno dal 71/72 al 73/74, la parte ritenuta meno snob della Livorno del basket si abbina al nome Toncelli. Azienda di Peccioli, produzione cucine, tutt’ora in attività con prodotti di qualità. Nel 74/75 la Libertas si veste Barcas e lo farà sino agli albori del bum del basket in città. Una sigla che unisce inizialmente i cognomi di Barnini (Mario, poi dirigente del Livorno di Melani e la cavalcata dei record in C2) e Luciano Cassuto; stabilimento ad Antignano, abbigliamento femminile. Barnini, dopo sei mesi lascia, ma l’azienda va avanti e si sviluppa. Si sposta in Via di Popogna, ma nel 1983, nonostante gli sforzi, si arriva alla chiusura. È il 1978 e dall’altra parte arriva Magniflex. Ambizioni di salire in A2, sfumate con lo spareggio contro Chieti. Azienda di Prato, conosciuta per anni nel ciclismo professionisti, tutt’ora fra le leader in Italia nella produzione di materassi e cuscini. L’anno dopo, sempre sul fronte PL, ecco Leone Mare, di Beppe Leone, personaggio conosciuto anche nell’ambiente del rugby. Negozio con accesso principale sugli Scali Saffi. Ma tanti ricordano l’ ingresso dalla parte di Via dei Fulgidi. Lì, c’era un canestro, controllato da un addetto, tiravi i liberi fino all’errore. La serie veniva scritta su un quaderno e potevi riprovare il mese successivo. Alla fine, i primi dieci, vincevano un buono sconto dall’importo interessante. Bel negozio fornito, ma durò qualche anno e poi abbassò le serrande. Ma con quel nome fu promozione.
Gli anni ’80 e ’90
È il 79/80 e in via Cecconi sbarca Magnadyne (televisori, portata da Bruno Potenti ). Inglobata in seguito dalla Seleco, dal 2020 appartiene alla BTV di Roma. A seguire, tre anni di Rapident: spazzolino con dentifricio nella cartuccia. Ora, pastiglie per la pulizia delle dentiere. Intanto, in Via dell’indipendenza, era Peroni Analcolica e poi birra Peroni. Forse un risarcimento differito per gli stabilimenti chiusi a Livorno nel ’79. La squadra è in A1, mentre la Rapident, in A2, retrocede. Ripescata e col nuovo marchio OTC (Overseas Trading company)colosso nella logistica, è promozione in A1. Nello stesso periodo c’è la Cortan, marchio bergamasco che fa macchine per la lavorazione marmi e ancora bella vegeta. Scavallata la metà degli ’80, arriva Allibert, arredi per giardini. Si trovano ora sulla piattaforma Amazon. Sull’altra riva, comincia il periodo legato all’Enichem, ramo petrolchimico dell’Eni. Si inizia con Boston Enichem, poi Enichem col quale si sfiora lo scudetto, e infine Enimont (89/90). Cambiati addirittura i colori. Da amaranto, la divisa è gialloblu.
Dal ’99 Enichem muta denominazione diventando Syndial S.p.A. Alla PL nell’89 intanto ecco il fidanzamento con la Garessio 2000. Stazione sciistica mai decollata nonostante gli sforzi pubblicitari e ormai quasi una località fantasma. Si ricorda alla prima di campionato, un Alberto Tomba testimonial al palazzetto. La stagione successiva, ecco il vermuth Tombolini. Tutt’ora in voga, di proprietà della famiglia di Daniele l’ex arbitro di serie A. Poi, la fusione. Col nome Rum Baker, sempre florida distilleria di Trieste (dove viveva Querci) dal 91/92 al 93/94. Fu il canto del cigno. Ma stasera, siamo di nuovo qui. Divisi e contenti, aspettando sponsor che verranno per raccontare altre storie.
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