Il Tirreno

Livorno

Sanità: la storia

«Mi dia del talco mandorlato». Ecco il libro dello "sciocchezzaio" alla farmacia Farneti

di Franco Marianelli
«Mi dia del talco mandorlato». Ecco il libro dello "sciocchezzaio" alla farmacia Farneti

I medici raccolgono un diario con i più curiosi strafalcioni dei clienti. «Vorrei un integratore ai frutti di mare». E c'è chi chiede la paramutua per il parafarmaco

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LVIORNO. Ci sono le farmacie nelle quali agli utenti più sprovveduti può capitare di dire strafalcioni come le ormai celebri richieste di un prodotto contro il polistirolo, invece che colesterolo, o di aspirine fosforescenti invece che effervescenti. Poi ci sono le farmacie livornesi dove gli strafalcioni (a proposito: per i lettori che volessero approfondire cerchino su Fb il sito "Strafalcioni in farmacia") si tingono di salmastro e sprizzano livornesità da tutti i pori: all’utente al quale la farmacista chiese quale gusto avrebbe preferito per l’integratore richiesto lui rispose "Ai frutti di mare". Avrà confuso con i "frutti di bosco"? Chi lo sa. Rimane il fatto che il dialogo è rimasto nella top ten della specifica agendina delle involontarie freddure dei clienti che alla Farmacia Farneti di viale Carducci aggiornano quotidianamente. Poi un episodio che non ha nulla a che fare con un termine storpiato ma che la cui cronaca sarebbe degna di apparire sul Vernacoliere: «Entrò in farmacia un tossicodipendente - racconta una dottoressa del team Farneti - che, vista la fretta di somministrarsi la dose, chiese una siringa senza rispettare la fila. Per giustificare la fretta il ragazzo, con un casco in testa, disse che aveva lasciato il figlio solo in macchina. Un livornese verace, che aspettava in fila, colse la contraddizione casco-macchina e osservò rivolto agli altri clienti: «Boja, per tene’ il casco in macchina deve fa’ la Formula Uno».

Francesco Farneti e le sue collaboratrici ci aprono quindi il libro dei ricordi. «Signore mi dia il suo codice fiscale", "Certo: 57123...» confondendolo con l’ormai decrepito codice di avviamento postale. Poi il cittadino che necessitava del "talco mandorlato", sicuramente nel periodo natalizio, gusto sicuramente più appetibile del mentolato. Poi i quesiti del tempo Covid: «Devo fare il tampone al bimbo». «Bene lo porti oggi "risponde il farmacista». «Ah, ma devo portare anche lui?», risponde lo sprovveduto genitore fiducioso nei progressi della telemedicina. Il lettore non ci crederà ma c’è qualcun che chiede se le supposte debbano essere introdotte dove immaginiamo oppure sciolte nell’acqua e ingerite o altro. La speranza è l’ultima a morire. A volte può capitare che a fare la gaffe sia però il farmacista: un signore chiese il Frontal (un ansiolitico), la dottoressa pensò che intendesse un omonimo farmaco veterinario e chiese al signore quanto pesasse il cane... Avrà risposto come non fosse il setter a soffrire di ansia ma il padrone. Notoriamente i farmaci si scaricano per avere il rimborso fiscale ma per i parafarmaci la regola non vale: «Ah, quindi il parafarmaco -chiese una signora - non lo passa la paramutua ?».

Sempre in tema di integratori: per un pò di tempo andava forte il "Meritene" che tra le molte tipologie aveva il "Forza e vitalità".L’utente chiese però il "Meritene forza e coraggio". E poi chi confonde i milligrammi con i miriagrammi (per i deboli in materia un mrg contiene diecimila mg) chiedendo quindi formati adatti a un elefante. C’è poi chi chiede una bombola del gas al posto della bombola dell’ossigeno con il pensiero magari rivolto all’utente suocera divenuta ormai insopportabile. La cosa più spassosa è pensare all’aplomb professionale di cui i farmacisti si devono dotare per non ridere davanti agli utenti. Come quella volta che la signora acquistò il Tantum Rosa Bustine, un prodotto per le signore, da sciogliersi nel bidet con lo scopo di rinfrescare le parti intime. Tornata in farmacia alla domanda della dottoressa in merito alla soluzione del problema la signora replicò:«Non è che stia molto meglio. Peraltro aveva un sapore amarognolo...».

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