Gioco
In pensione dopo 46 anni allo sportello della banca: «Quella volta che mi salvai dalla rapina»
Massimo Ciacchini saluta il Monte dei Paschi. «Entrai subito dopo il diploma al Vespucci»
LIVORNO. Se non fosse perché a Massimo Ciacchini gli va di traverso tutto quello che ha avuto a che fare con l’Urss potremmo conferirgli il premio Stachanov per la dedizione al lavoro: dopo ben 46 anni di onorata carriera nella Banca Toscana (poi inglobata dal Monte dei Paschi di Siena) Ciacchini, conosciuto in città per il suo quasi mezzo secolo di impegno in politica, dalla Dc sino alla Lega di cui è stato consigliere nel nostro comune e attualmente capogruppo in quello di Collesalvetti, appende al chiodo la calcolatrice.
Una storia da raccontare, anche al di fuori della sfera politica (che l’ha portato spesso sulle cronache cittadine). «Le cose più importanti della mia carriera scolastica e professionale hanno avuto come simbolo una lambretta gialla…», racconta. Ovvero? «Sono stato assunto direttamente dalla Banca Toscana in virtù dei sessanta sessantesimi con i quali mi diplomai all’Istituto Vespucci, cioè a ragioneria. Ero pazzo di felicità dopo aver letto i “tabelloni” e morivo dalla voglia di andare da mio fratello Renzo che lavorava alla Camera di Commercio (i “Ciacchini brothers”, prima della svolta verso destra di Massimo, sono stati in politica una cosa sola, ndr) per farglielo sapere. Ebbene, ubriaco dalla gioia percorsi la distanza dalla scuola sino alla Piazza del Municipio facendomi tutti i sensi unici alla rovescia, senza rispettarne nemmeno uno. Roba da togliere il patentino per sempre».
E un anno dopo la lambretta gialla fu testimone dell’unica rapina “quasi” subita dal neo bancario Ciacchini: «Stavo tornando in ufficio in lambretta per lo spezzone orario pomeridiano, la parcheggio, quando, entrando in ufficio dal portoncino di servizio di via del Giglio, vedo un collega che mi fa un gesto strano che interpretai come un “tornatene a casa”. Capii che c’era qualcosa che non andava e attraversai la strada per entrare in un bar e telefonare alla filiale per capire cosa stesse succedendo. Nemmeno il tempo di farlo e nello stesso tempo arriva una pantera della polizia a sirene spiegate e l’unico bandito fuggiva esattamente dal portoncino dal quale mi ero affacciato io. Non prima di aver sparato un colpo in aria. Senza l’opportuno segnale del mio collega, Maurizio Crisà purtroppo scomparso, mi sarei trovato faccia a faccia con il malvivente e chissà come sarebbe andata a finire».
Nel giorno dell’inizio della quiescenza Ciacchini volge un ricordo ai genitori, il padre Enrico, appuntato dei carabinieri, insignito della medaglia d’argento al valor militare per aver, durante un bombardamento nemico nella campagna d’Africa, assistito i feriti invece di scappare, e la madre Norina Pisani. «Grazie alla banca conobbi pure la mia futura moglie Maria Paola Topini (peraltro valente pittrice diplomata all’Istituto di Arte di Carrara, con esposizioni pure alla nostra Rotonda), recentemente scomparsa, che mi ha dato quattro bellissimi figli, Eleonora che fa l’infermiera in ospedale, Giulio, che è consulente finanziario per una società inglese, Lorenzo e Giovanni, che sono studenti di ingegneria».
Ciacchini, dopo aver girato tutte le filiali livornesi della Banca Toscana e anche qualche sede in provincia nel 2009 diventa capo ufficio. «Ho anche provato a diventare direttore di sede ma tutto sommato sono contento di non esserci riuscito», racconta, mostrando di saper intravedere la bottiglia mezza piena: «Da direttore non avrei potuto dedicare molto tempo alla famiglia. Invece dopo la rinuncia ho avuto gli ultimi miei due figli. È stata la scelta giusta».
Tra politica, famiglia e lavoro Ciacchini ha trovato lo spazio per laurearsi in Storia: «Laurea triennale con un tesi agiografica (parola sua, ndr) su Pio Nono e poi quella magistrale con tesi su don Primo Mazzolari con una visione critica dell’operato dello scrittore e sacerdote». «Un caro saluto a tutti i colleghi con i quali ho lavorato in questi lunghi anni». Con la pensione rimane solo la politica? «No, sono impegnato pure nella Chiesa e collaboro con alcuni movimenti religiosi». La lambretta gialla c’è sempre? «Non più. Però ora - sorride - i sensi unici li rispetto».
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