Gioco
Alluvione, l'avvocata dell'ex sindaco: «Nogarin non può essere l’unico sotto indagine, rotto vaso di Pandora»
Sabrina Franzone dopo la decisione del giudice di bloccare la testimonianza di Soriani: «Il primo cittadino viene contattato quando c’è l’emergenza a tutela della popolazione, ma nessuno lo ha chiamato»
LIVORNO. Sabrina Franzone, avvocata genovese che difende l’ex sindaco di Livorno Filippo Nogarin nel processo alluvione, ha sempre ripetuto che «non si doveva coinvolgere solo l’ex sindaco». Il giorno dopo il colpo di scena: l’interruzione da parte del giudice dell’esame del tecnico della Protezione civile Luca Soriani in servizio tra il 9 e 10 settembre 2017, è ancora più convinta della sua tesi.
Soddisfatta di quello che è successo?
«Per noi non cambia niente, domani non ci sarà Soriani accanto a Nogarin sul banco degli imputati in questo processo. Ma questo è comunque un segnale importante se davvero si vogliono comprendere le responsabilità di quella immensa tragedia. Anche se la prescrizione non è così lontana».
Perché un segnale?
«Soriani molte delle cose che ha detto martedì le aveva già dette in udienza preliminare. Infatti ero stupita che quelle parole fossero cadute nel nulla».
E ora che succede?
«Non lo so, però il giudice con Soriani è stato chiaro: ha fatto dichiarazioni auto indizianti e alla prossima udienza si dovrà presentare con l’avvocato perché rischia di essere indagato».
Sapeva che con quelle domande sul controllo dei fiumi durante l’allerta avrebbe ottenuto quell’effetto?
«Sono le regole del processo e c’erano molte altre domande da fare. Però in questo modo abbiamo capito come funzionava. È stato come rompere un vaso di pandora che si era incrinato nelle udienze precedenti e anche quando lo stesso ex dirigente della Protezione civile aveva spiegato che nemmeno il nuovo piano non approvato dal consiglio avrebbe evitato quello che è poi successo».
Perché è così convinta dell’innocenza di Nogarin nonostante in qualità di sindaco fosse il responsabile della sicurezza della città?
«Perché il sindaco viene chiamato quando c’è l’emergenza. A tutela della cittadinanza per firmare provvedimenti extra ordinem. Ma nessuno lo ha chiamato. Il primo tentativo di mettersi in contatto con lui è alle 5 del mattino. Le faccio un esempio».
Prego.
«Se un medico specializzando dinnanzi a una crisi respiratoria di un paziente, somministra un farmaco senza prima chiamare il medico curante o quello di guardia, mantiene su di sé la responsabilità. Come si dice in gergo, resta in capo allo specializzando la “posizione di garanzia” perché non ha fatto ciò che era tenuto a fare: chiamare il suo superiore. La comunicazione non è aleatoria o facoltativa. È obbligatoria»
Che idea si è fatta di quello che è successo quella notte?
«Penso che il piano di Protezione civile sia per ogni città un vestito su misura. E fino al 10 settembre di cinque anni fa quello di Livorno era pensato per risolvere i problemi di viabilità. Non certo l’esondazione di due torrenti. Sul resto preferisco non aggiungere altro. Detto ciò invito tutti ad ascoltare le registrazioni del processo perché emergono verità interessanti». l
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