Gioco
«L'ospedale di Livorno è stato smantellato». I consiglieri comunali chiedono le dimissioni di Casani
Dopo il caso di Chirurgia toracica non sono “solo” le opposizioni protestano. Il segretario del Pd Federico Mirabelli è duro: tira fuori un atto che presentò nel 2021 sulle specialistiche dell’ospedale, seguito da una serie di garanzie della Asl
LIVORNO. Ognuno ha criticato a modo suo: chi con toni più istituzionali, chi chiedendo infuriato le dimissioni dei vertici Asl, chi prendendosela con azienda sanitaria e Regione a guida Pd e chi tirando dentro anche il Comune. Certo è che ieri la perdita di fatto, per il nostro ospedale, della chirurgia toracica ha scatenato le reazioni durissime di tutto il consiglio comunale. Che alla fine ha chiesto a più voci che Asl e Regione trovino una soluzione vera dopo il pensionamento del dottor Gianfranco Menconi, che a Livorno garantiva qualcosa come 300 interventi all’anno (tumori al polmone ma anche interventi per traumi e altre patologie). E che si torni indietro sulla convenzione con Pisa, che prevede di mandare sul viale Alfieri un chirurgo, una volta a settimana, di fatto la fine della chirurgia toracica livornese.
È stata una comunicazione del sindaco a dare il via alla discussione: Luca Salvetti ha ripetuto che «fin dall’inizio del nostro mandato avevamo posto una condizione fondamentale, ovvero che fino all’entrata in funzione del nuovo ospedale il quadro complessivo della proposta sanitaria nella nostra città non doveva subire modifiche». Ha aggiunto che la costa, soprattutto la provincia di Livorno e quella di Grosseto, da anni aspettano una maggiore considerazione. E che «la soluzione trovata non ci ha convinto per niente, lo abbiamo detto in maniera chiara ad Asl e Regione... ho chiesto a Casani di illustrarci un percorso affinché sia ripristinata la situazione iniziale, come l’ospedale di Livorno si merita».
La direttrice Asl Maria Letizia Casani finisce nel mirino della destra di Costanza Vaccaro (gruppo misto) che per prima ne chiede le dimissioni. Se la prende anche con Salvetti: «Era il 20 novembre di un anno fa quando il primario annunciava sulla stampa lo smantellamento, è stato ignorato per un anno. Lei sindaco cosa faceva, dormiva? E la direttrice Casani cosa faceva? Casani ha dimostrato approssimazione nella gestione e nella programmazione: ne chiederemo le dimissioni, le chieda anche lei, sindaco, nella conferenza dei servizi, dimostri di anteporre gli interessi della città a quelli del Pd».
Lo dice poco dopo anche Stella Sorgente (M5S) che «davvero sarebbe il caso di richiedere le dimissioni della direttrice generale». Cita la situazione «preoccupante» della sanità e i precedenti tagli a Piombino, Cecina, Portoferraio: «Sindaco, per una battaglia che sia del territorio e non con bandiere di partito, faccia un percorso con gli altri sindaci per richiamare l’attenzione della Regione», perché «la sanità livornese è in fase di smantellamento». Di «smantellamento» parlano anche Andrea Romiti di Fdi («si vuole fare un piccolo ospedale in un parco pubblico, difendiamo la sanità a fianco di tutti quelli che ci vogliono stare, anche con forze politiche non di centrodestra») e il leghista Carlo Ghiozzi («speravo venisse a dirci che aveva fermato questo scempio, le lacrime di coccodrillo non servono»). Così come Aurora Trotta (Pap) e Valentina Barale (Bl): la prima ricorda che «chirurgia toracica è nodale per Livorno e Colle, si occupa del tumore alla pleura, che è tra i più alti in città» e quello che sta accadendo «si aggiunge allo smantellamento di chirurgia pediatrica». «La Regione vuole distruggere la nostra sanità», accusa la seconda.
. «Ma senza chirurgia toracica H24 – sottolinea oggi – si indebolisce tutta la struttura del politrauma. Non è accettabile che chirurgia toracica diventi una specie di ambulatorio settimanale. Sia rivista questa convenzione e si torni alla situazione di prima. Se c’è un infortunio al torace in porto, non siamo in condizioni di curare il paziente, a meno che non capiti il giovedì dalle 8 alle 17... mentre si trasporta a Pisa quel lavoratore rischia la vita».
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